QUALESCUOLA 7 SCUOLA: NOTIZIE DAL FRONTE IMPARAREA INSEGNARE STREGONI E CLOWN LA"FORMAZIONE"DELL'INSEGNANTE Guido Arme/lini Conosciamo poco di ciò chefa grandi alcuni insegnanti(. ..). Diciamo vagamente che queste abilità dipendono dal 'arte più che dalla scienza. Forse in questa metafora c'è della verità scientifica. Gregory Bateson L'insegnante, come è stato riconosciuto almeno a partire dal Menone di Platone, non è in primo luogo qualcuno che sa e che istruisce qualcuno che 11011sa. Egli è piutlosto una persona che tenta di ricreare il sogge110nella mente del discepolo, e la strategia che guida la sua azione consiste sopra/tutto nel!'YJttenereche lo studente riconosca ciò che potenzia/mente già sa, il che presuppone la sconfitta de/le forze repressive presenti nella mente e che gli impediscono di sapere ciò che sa. Northrop Frye Destrutturare il ministero Si è molto parlato, negli ultimi anni, di "autonomia scolastica". Eppure mai come in questo periodo le scuole, sottoposte a un bombardamento di circolari, moduli, schede, prescrizioni burocratiche, sono state viste come passive esecutrici di modelli e procedure elaborate da un "centro" ipertrofico e inamovibile, intoccato dal variare dei governi e dei ministri. Se il nuovo governo vorrà affrontare seriamente il problema della scuola, dovrà portare alle estreme conseguenze le sue promesse di decentramento, impegnandosi nella destrutturazione di quel ministero della pubblica istruzione che lo stesso Romano Prodi, ancor prima di entrare in politica, amava definire "una struttura fossile, impossibile da gestire". Solo una radicale liberazione dall'invasione burocratica potrà alleviare il clima di depressione dilagante tra la maggior parte degli insegnanti e mobilitare quelle energie interne alla scuola che sono le uniche capaci di dar fiato a un'autentica "autorifo1ma": trasformare le scuole in centri di ricerca didattica oltre che di trasmissione del sapere; favorire lo sviluppo di soluzioni e di proposte educative diversificate; valorizzare le competenze già esistenti promuovendo l'incontro, il confronto, la valutazione dei risultati. In altre parole, mettere in grado gli insegnanti di agire come esseri pensanti, capaci di costruire e gestire da sé i modelli e le strategie del proprio lavoro. Insegnare a insegnare In questo quadro si colloca il fondamentale problema della formazione dei docenti. Il nostro paese è pieno di persone che pensano di poter insegnare a insegnare agli insegnanti: pedagogisti, psichiatri e psicologi, sociologi, ispettori ministeriali, accademici delle più varie discipline. Fino a oggi questa idea non è suonata strana agli orecchi delle competenti autorità: se c'è da istituire un corso di formazione per insegnanti, si ricorre immancabilmente alle sopra citate categorie. Ne nascono anche dei conflitti: non molto tempo fa i quotidiani hanno ospitato un acceso dibattito tra pedagogisti e specialisti disciplinari sul ruolo che ciascuna delle due corporazioni avrebbe dovuto ricoprire nei neoistituiti corsi universitari per la formazione iniziale dei docenti. A nessuno degli intervenuti è passata per la mente l'idea molto banale che, se c'è qualcuno che sa insegnare, quello è un o una insegnante. Se uno psicologo, o un medico, va a un corso d'aggiornamento, dal l'altra parte del tavolo trova quasi sempre uno psicologo o un medico considerato pa1ticolarmente bravo, che si è specializzato in qualche strategia terapeutica, che ha esperienze interessanti da raccontare, che ha scritto libri a riguardo. Se ci fossero corsi di formazione per ciabattini, sarebbero sicuramente tenuti da ciabattini esperti, non da idraulici, orologiai o elettricisti; e l'eventuale presenza di podologi, massaggiatori, riflessologici, scuoiatori di cinghiali e coccodrilli sarebbe considerata un contributo interessante ma collaterale. Solo agli insegnanti - categoria il cui mestiere ha molto di artigianale, di soggettivo, di idiosincratico - tocca invariabilmente andare a lezione da professionisti che svolgono un altro lavoro: il senso comune esclude che dalla pratica dell'insegnamento possa scaturire un sapere degno di questo nome. Non a caso, se si pensa a una ca1Tieraper il personale docente, immediatamente ci si preoccupa di premiare le attività di gestione, di progettazione, di coordinamento, come se il contatto diretto con i ragazzi e con le ragazze fosse una pedissequa applicazione di modelli e di tecniche prestabiliti e non quell'arte complessa, avventurosa, sorprendente che gli insegnanti seri e appassionati conoscono e amano.
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