Linea d'ombra - anno XIV - n. 120 - dicembre 1996

78 STATIUNITI/DI LELLIO,GOBETTI E se Powell diventasse mai presidente, riuscirebbe a unificare il paese? Riuscirebbe a placare i gruppi radicali, minoritari ma potenzialmente pericolosi: i repubblicani autonomisti del Texas e i seguaci di Farrakhan, i separatisti del Montana, che vedono nel1'Onu il governo totalitario mondiale (chissà se hanno letto Cari Schmitt?), e i ranchers che non vogliono pagare al governo l'affitto dei pascoli demaniali? E riuscirebbe, soprattutto, a ridare unità di intenti al "centro radicale", la grande classe media in declino che combatte con una vita innegabilmente sempre più difficile, ma che è frammentata al proprio interno, divisa tra il darwinismo sociale di Gingrich, le semplificazioni fiscali di Forbes e lo statalismo economico di Buchanan? Riuscirebbe a convincere questo gruppo che la ricetta è riprovare con le politiche degli anni sessanta, resi più saggi dagli errori fatti, ma certi della giustezza di quei principi, come dimostra lo stesso Powell, incarnazione del principio calvinjsta che il successo premia il salvato? Pare ormai certo che Powell non si presenterà candidato ad alcuna carica politica, almeno nel 1996, e chi scrive dubita fortemente che sarebbe un presidente forte, se mai venisse eletto. Siamo condannati, pare, alla presidenza impotente, che media tra le forze in conflitto, oppone il suo potere di veto e ondeggia poco dignitosamente tra le varie correnti. 16 Forse è questo realismo semicosciente che sta convincendo la maggioranza degli americani che Bill Clinton non sia poi così male e che, se ci vuole un presidente mediatore, è meglio lui di molti altri, in particolare Bob Dole. 11 Convention repubblicana. Foto DennisBrack/Black Star/G. Neri. Certo questa è una soluzione di piccolo cabotaggio, che non affronta nessuno dei problemi di fondo delle democrazie avanzate. Ma la chiarezza sui limiti strutturali che avrebbe una soluzione presidenziale forte, sia in Italia sia negli Stati Uniti, sbarazza il campo dall'illusione che il "monarca elettivo" possa, semplicemente in quanto rappresentante e detentore singolo del potere, ricostituire da solo un 'unità perduta. New York/Ann Arba,; 31 luglio 1996 Note I) Sui problemi connessi all'adozione del modello americano, vedi G. Zincone, U.S.A. con cautela, Donzelli Editore, Milano 1995. 2) È attualmente in corso un processo a Little Rock, Arkansas, nel quale alcuni banchieri locali sono accusati di aver intascato soldi elargiti dal governo federale (e quindi provenienti dalle tasse pagate da tutti gli americani) e di averli passati di straforo alla campagna per la rielezione di Clinton a governatore. Nel suo primo verdetto la giuria si è dichiarata "deadlocked" (bloccata): divisa a metà tra innocentisti e colpevolisti. Il giudice ha ordinato ai giurati di riprovarci. 3) A. Schlesinger, The Imperia/ Presidency, Popular Library, 1994. 4) H. Johnson e D. Broder, The System:The American Way of Politics at the Breaking Poinl, Little Brown, 1996. Anche Newt Gingrich ha dovuto prendere atto delle difficoltà a guidare il legislativo: eletto nel 1994 per realizzare le promesse della rivoluzione repubblicana, con quello che sembrava un "mandato popolare" - sancito però solo dal 14 percento degli aventi diritto - Gingrich è stato costretto in meno di un anno a ridimensionare le proprie aspettative (D. Maraniss e M. Weisskopf, Teli Newt to Shut Up, Simon & Schuster, 1996). 5) G. Will, Restoration, Free Press, 1992. 6) Th. Lowi, Presidential Democracy in America: Toward the Homogenized Regime, "Politica] Science Quarterly", voi. I09, n. 3, 1994, pp. 401-14. 7) The Persona/ Presidency, Cornell University Press, 1985, p. 20. 8) G. Roth, Potere personale e clientele, Einaudi, Torino 1990. 9) Uno degli esempi letterari archetipici è Hester Prynne nella Lettera scarlatta di Hawthorne. 10) E per quanto noi tendiamo ormai a ritenere, seguendo inconsapevolmente gli americani, che il leader sia per definizione carismatico, sappiamo da Weber, e adesso anche da Prodi, che le cose non stanno necessariamente così. 11) Finora nessuna donna ha svolto questo ruolo, almeno a livello presidenziale, e c'è da chiedersi se questo modello possa essere espresso, senza modifiche, da una donna, basti vedere in che guai si è andata a cacciare Hillary Clinton per averci inconsapevolmente provato. Ma questo è un discorso lungo che merita un'analisi a parte. 12) Che ha il proprio manifesto nel libro di K. Phillips, The Emerging Republican Majority, 1969. 13) Th. Lowi, The End of the Republican Era, Oklahoma University Press, 1994. 14) Michael Piore, Beyond lndividualism, Harvard University Press, 1995. 15) M. Lind, The Radical Center or the Moderate Middle?, in "The New York Times Magazine", 3/12/1995. 16) Questo comportamento ha anche una teorizzazione, la "triangolazione", formulata astutamente dal consigliere "ambidestro" di Clinton e stratega della sua campagna per la rielezione, Dick Morris. 17) Di fronte alla prospettiva di un rinnovo del Congresso a maggioranza repubblicana nelle elezioni del 1996 - quando tutta la Camera dei rappresentanti e un terzo del Senato verranno rieletti - una maggioranza consistente di americani dichiara di preferire Clinton alla presidenza, per controbilanciare le tendenze troppo radicali di Gingrich & Co.

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