Linea d'ombra - anno XIV - n. 120 - dicembre 1996

72 STATIUNITI/CARTOSIO me analfabeta. Sappiamo che, nella storia di tutti i paesi, il desiderio di uscire dalla condizione di povertà ed esclusione sociale e politica - di cui l'analfabetismo era conseguenza - ha prodotto in passato attivismo politico e partecipazione elettorale. Ora non è più così. Soprattutto, non è così negli Stati Uniti, perché le aspettative di mobilità sociale verso l'alto dei ceti inferiori sono andate progressivamente riducendosi negli ultimi decenni. L'analfabetismo si somma all'emarginazione economico-sociale e ali' assenza di prospettive, rafforzandole e producendo estraneità. Il processo di crescente polarizzazione sociale - pochi ricchi sempre più ricchi; molti poveri sempre più poveri; la fascia mediana che tende a smottare verso il basso - è stato, appunto, un processo, cioè un progressivo peggioramento della propria condizione per un numero crescente di persone e per alcuni gruppi sociali (operai negli anni ottanta, impiegati negli ultimi anni). Sarebbe arduo negare che esista una corrispondenza tra il calo della partecipazione al voto e la diminuzione dei redditi delle famiglie e dei salari. I livelli di questi ultimi sono più bassi oggi di quanto fossero nel 1973, così come è scesa la partecipazione al voto (dal 55,2 percento del 1972 al 49 percento del 1996). I giovani, che sono i più esclusi dal mercato del lavoro, sono quelli che hanno votato di meno. Gli uomini, culturalmente se non numericamente più toccati dalle espulsioni dai luoghi di lavoro, hanno votato meno delle donne (le quali hanno votato molto più per Clinton che per Dole). La principale tra le preoccupazioni che i votanti hanno addotto a motivazione della loro scelta divoto è stata quella che riunisce andamento dell'economia e posti di lavoro. Per cui, forse, anche il fatto che le campagne elettorali siano diventate sempre più spropositati mostri mangiasoldi - e quest'ultima ha battuto ogni record - ha un effetto disincentivante, che aumenta ancora presso chi ha subito una retrogressione sociale recente. Infine, non è da escludere che possa allontanare le persone dal voto anche il ripetersi regolare di un certo esito del voto stesso, in particolare per il rinnovo della Camera dei rappresentanti: il tasso di rinnovamento interno alla Camera - per la quale, ricordiamo, si vota ogni due anni - ha continuato ad essere inferiore a11'8percento dal 1980 a oggi. In altre parole, sono almeno sedici anni che i rappresentanti presenti nella Camera vengono regolarmente rieletti nell'elezione successiva secondo percentuali di rielezione che hanno oscillato dal 92,l (1980) al 98,5 (1988), al 94,7 (1996). Sono sempre gli stessi. Non sqno necessarie analisi politologiche raffinate per arrivare alla conclusione, in verità assai diffusa, che ha preso forma un ceto di professionisti della politica che non ricerca alcun rapporto con la complessità sociale e che viene rieletto solo dai pochi che da esso si sentono rappresentati. La circolarità perversa sta non solo nel fatto che chi è eletto rappresenta solo chi lo elegge, ma anche nel fatto che chi non vota, e quindi non è rappresentato, non sarà mai davvero incoraggiato a votare da chi gestisce un sistema che non trarrebbe alcun vantaggio dalla modifica dello status quo. Se le cose non stessero così, non si spiegherebbe l'ostinato rifiuto, per esempio, a spostare le elezioni dal martedì a un giorno festivo, oppure a cambiare radicalmente il sistema della "registrazione" nelle liste elettorali. La conclusione è che la società statunitense è entrata negli ultimi due-tre decenni in una fase di trasformazione tale che il non voto è soltanto la manifestazione ultima e, se si vuole, più emblematica di un groviglio di questioni sociali non solo importanti, ma decisive per la democrazia stessa del paese. Le istituzioni democratiche senza la partecipazione popolare - anche intesa soltanto come partecipazione a quelle elezioni che il sistema stesso ha indicato come misura del proprio stato di salute - sono impalcature magari ardite per l'idea che in esse si dovrebbe incarnare, ma pericolosamente vuote di corpi che su di esse costruiscano l'edificio sociale. Il voto partecipato solo da una minoranza della popolazione può ridursi ad apparire come un ennesimo rituale appartenente a pochi, odioso ai più perché espressione simbolica del privilegio sociale. Il risvolto speculare dell'esclusione dei non abbienti e dei giovani dai processi della democrazia, cioè dalle possibilità del protagonismo politico, sociale ed economico, diventa allora, da una parte, la formazione di un'oligarchia politica, che si regge sul rapporto pressoché esclusivo con la parte economicamente più forte della società e che è caratterizzata da una chiusura sempre maggiore verso tutti gli altri settori sociali, e dall'altra parte la costruzione di un apparato repressivo preparato a contenere e reprimere la quotidiana sregolatezza e gli imprevedibili sussulti occasionali del "popolo degli abissi". La citazione londoniana vuole solo indicare la profondità dei processi di espropriazione a cui una fetta molto grande di cittadini statunitensi è stata costretta negli ultimi quindici anni. L'immiserimento riguarda milioni di persone: senza casa, disoccupati cronici, disoccupati temporanei e occupati temporanei, occupati a tempo parziale che non riescono a portarsi al di sopra del livello di povertà, madri sole con figli a carico, giovani che non sono mai entrati nel mercato del lavoro e si dedicano alle attività criminose. L'apparato repressivo ha continuato a crescere proporzionalmente alla crescita dell'emarginazione. Oggi negli Stati Uniti più di un milione e mezzo di persone si trovano nelle carceri statali e federali. E la recente legge sulla criminalità ha previsto piccoli stanziamenti per le iniziative di prevenzione, ma cospicui stanziamenti per centomila nuovi agenti e nuove carceri, un inasprimento delle pene, l'allargamento del ventaglio di reati che possono p01tare alla pena di morte e l'adozione della nuova regola secondo cui chi finisca in carcere per la terza volta, condannato per un azione criminale, dal carcere non esce più. Anche la cosiddetta legge contro i I terrorismo, avviata sull'onda del tragico attentato di Oklahoma City, appare più come un provvedimento mirato a colpire il dissenso politico che le attività terroristiche. È in un certo senso inevitabile che un ceto economico-politico privilegiato che si autorappresenta come assediato costruisca le proprie autodifese. Aumentano quindi le comunità chiuse, circondate da muri e con ingressi controllati e difesi. Aumentano le ordinanze municipali che nei quartieri residenziali urbani sbarrano le strade ai non residenti e le comunità suburbane in cui è proibito agli estranei fermare la propria auto in strada. Hanno continuato ad aumentare le polizie private a guardia di ogni tipo di edificio aperto al pubblico, i poliziotti privati di condominio e di isolato. Gli asili pubblici non esistono e quelli privati costano migliaia di dollari all'anno. Le scuole pubbliche sono entrate da anni in una crisi spaventosa, a causa dell'accorpamento imposto dalle riduzioni drastiche dei finanziamenti pubblici e del conseguente sovraffollamento, del degrado fisico degli edifici e dell'impossibilità di insegnare e imparare. Le scuole private e confessionali, invece, costano ma funzionano. Lo stesso per i college e le università: quelli statali funzionano (infinitamente meglio delle scuole pubbliche), ma quelli che riproducono la classe dirigente sono fuori della portata di quasi tutto il resto della popolazione. Infine, il sistema sanitario pubblico, com'è noto, non esiste e quello privato ha costi molto elevati.

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