Linea d'ombra - anno XIV - n. 120 - dicembre 1996

66 VEDEREL, EGGEREA,SCOLTARE or wrong, la Monique che salta fuori dalla casella postale elettronica non è tutta Monique. Norman vedrà poi con i suoi occhi che è vero). Nella loro precipitazione da innamorati, Norman e Monique si comportano come romanzieri: stanno creando un mondo coerente e autosufficiente, e lo sanno (questo è il romanzo, diceva la tua amica Elsa Morante, un mondo in sé compiuto), il mondo di Normane Monique al quale, per essere compiuto, il loro incontro in carne e ossa non servirebbe neppure. Non saprei decidere se quest'ultima sia una fortuna o una disgrazia. Certo, Norman e Monique sono anche, come noi del resto, dei privilegiati che vivono nel ritaglio di mondo da cui sono assenti le guerre, le dittature (quelle palesi, almeno), le pulizie etniche e la morte per fame. Disagi ne soffrono ben pochi: Norman deve preparare ogni mese una scenografia nuova per racimolare i soldi del telefono e Monique non può permettersi di prendere di peso la sua vita e traslocarla in California. Romanzieri e privilegiati, sono però ugualmente due spiriti liberi e non passano il tempo, come tu rimproveri a gran parte della nostra generazione, a contemplarsi l'ombelico. Norman è una specie di simpatico anarcoprogressista, che detesta il politicamente corretto e i fichetti di ogni genere (compreso, mi pare di capire, lo zio Bill Clinton), un maschio liberato se mai ve ne furono. Monique è una donna che ha scoperto solo a 35 anni di essere "positiva": per lei, ebrea di origine, questa parola ha un significato meno superficiale che qui da noi. ("La differenza tra il senso di colpa cattolico e quello ebreo: - Quando non sei in grado di scrivermi, ti senti in colpa. - Quando non mi scrivi, mi sento in colpa"). Di quanto sia raffinata, ironica e realista ti ho già detto. Ma ora che ci penso, un aspetto importante del libro è proprio la disinvoltura di queste due persone nei riguardi del sesso. Norman e Monique sono così liberi e privi di complessi da contenere le loro effusioni verbali. Hanno capito che il vero godimento, fisico e spirituale, sta nello scoprirsi poco per volta, senza la teatralità dell'erotismo preconfezionato e programmato, già virtuale (quello sì) prima ancora di essere consumato. Da bravi romanzieri e da amanti intelligenti - a volte le due cose vanno insieme - sanno darsi dei divieti, delle contraintes: decidono di non descriversi se non per accenni, di non inviarsi fotografie e di telefonarsi pochissimo, di non ipotecare quello che faranno nei giorni da passare insieme. Soprattutto, si impongono di non parlare di quanto durerà la loro storia, di quando finirà e se avrà un poi. Per esprimerci con le parole dell'informatica, questo libro ci dice che dietro il software dei byte, degli impulsi, della scrittura elettronica che scompone corpo e anima in un flusso quasi immateriale esiste un hardware dei sentimenti, dei corpi, delle anime, delle vite già vissute e solide di anni, imbullonate di gusti, passioni e sconfitte. La realtà esiste. I corpi dovranno conoscersi, toccarsi. C'è un grande momento nel libro: quando compare, tra le mani di Monique, il biglietto aereo per l 'America. Quei pochi fogli di carta carbonata sono il grimaldello della realtà che scardina l'universo virtuale. Sia Norman che Monique se ne rendono conto benissimo. Cara Linea, un grande critico letterario che ti era assai caro, Giacomo Debenedetti, anche lui ebreo, cercava nei suoi ultimi anni di non rassegnarsi alla scomparsa definitiva del "personaggio-uomo". Si era negli anni sessanta. Debenedetti vedeva moltiplicarsi i personaggi-particella e i personaggifunzione narrativa. I romanzi formicolavano di "attanti". Quando andava bene capitava un grigio antieroe in ritardo, più piatto delle pagine in cui vegetava. Certo, Debenedetti era un inattuale: un grande inattuale che mi torna in mente oggi, leggendo questo strano libro che è un atto d'amore per la persona umana nel cuore di un sistema di impulsi e relazioni che molti vorrebbero impersonale. Forse avrai sentito parlare di un brillante pamphlettista informatico di nome Luther Blissett. Dal momento che non segui nemmeno lo sport, sappi che Luther Blissett era un ex centrattacco nero del Milan pre-Berlusca: uno dei peggiori brocchi che siano mai scesi in campo in Italia. Blissett, non il Berlusca. Questo L.B. in realtà non è lo pseudonimo di una persona, ma di più gruppi di euforici dottori del cyberpunk, che adoperano queste generalità per lanciare provocazioni di vario genere. Teorizzano anche loro l'impersonalità, ma se qualcuno si appropria del nome L.B., magari per provocare i provocatori, gli fanno immediatamente causa per i diritti d'autore. Un po' contraddittorio, non trovi? Il libro di Norman e Monique che ti sto raccomandando non vuole provocare nessuno, ma ricordarci che le nuove reti possono servire sia a trasmettere dati inservibili e ordini di tiranni (e a riceverli con la passività che ci vuole) sia a scegliere e a comunicare tra persone libere. Come il pianista Glenn Gould, che a un certo punto smise di dare concerti in pubblico per dedicarsi esclusivamente alle incisioni in studio. Si era nel 1964, Gould aveva solo trentadue anni ed era già molto famoso. Parve a tutti una scelta dissennata, che uccideva il rapporto umano tra l'artista e il pubblico. Gould provò più volte a dare spiegazioni. La migliore mi sembra questa: "Ho fede nell'"intrusione" della tecnologia giacché, per essenza, essa intrusione impone all'arte una dimensione morale che trascende l'idea di arte stessa". È una lezione etica molto, molto difficile. Il mezzo è neutro, quando non si tratta di una bomba al neutrone. Internet è una grande bicicletta sulla quale tutti noi potremo scegliere o meno di salire e pedalare verso una libertà maggiore o diversa. Qualcuno, come sempre accade, la trasformerà in feticcio, ma non importa. Tutto può essere usato per il peggio e ognuno ha la sua storia. Già, la storia di Normane Monique: sarai stanca delle mie elucubrazioni telematiche e vorrai sapere com'è andata a finire. È presto detto: il 25 gennaio 1995, ali 'una dopo mezzogiorno, Normane Monique si sono incontrati all'aeroporto di Los Angeles. Un copione risaputo: si riconoscono senza essersi mai visti prima, si abbracciano, si scambiano il primo bacio live, e poi ... Devo andare avanti? Capisci bene che non importa e che Normane Monique non è di quei libri che si leggono per sapere come va a finire. È di quei libri che si leggono per essere attraversati da una corrente. Proprio così: leggiamo Normane Monique e ci innamoriamo anche noi. Non di loro, ma della loro storia. Quello che importa non sono le persone di Norrnan e Monique, ma la loro storia, per quel tanto che sono riusciti a trasferirne sulla carta e per quel tanto che noi lettori possiamo sentirne e capirne. D'altronde, nella vita come nell'arte è la stessa cosa: noi siamo molto più piccoli di ciò che ci accade. Siamo dei segnali, degli strumenti. Il mezzo siamo noi. Attraverso noi possono passare vicende trascurabili o quello che una volta, solennemente, si definiva lo "Spirito del Tempo". Si tratta di sapere

RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==