Linea d'ombra - anno XIV - n. 120 - dicembre 1996

VEDERE,LEGGERE,ASCOLTARE 65 bile. Lo scannatoio aziendale, stretto e meschino, è descritto benissimo, di striscio. La storia invece racconta come Norman si avventura in Arizona a casa di uno sconosciuto che ha chiamato per ordinare dei videotelefoni, e si scopre essere un principe arabo: di quelli veri, che possiedono cinque o sei Fen-ari ma per cena chiamano il ragazzo del pizzascooter. Non ti dico altro perché von-ei proprio che questo libro tu lo leggessi. Dunque la storia di Normane Monique, duemila cartelle, è diventata un librino di centocinquanta pagine che sono andate via in una mattina in spiaggia. Ora, mi rendo conto che tu mi chiedi un motivo "valido" per leggerlo. Le belle storie non ti bastano, specialmente se, come questa, sembrano sdolcinate, stupidine, troppo alla moda e troppo aggiornate. Voglio rassicurarti: alla fine una morale della favola ci sarà. Forse la troverai troppo semplice e scontata, come "il sugo di tutta la storia" dei nostri Promessi sposi. Fa niente. Prima, però, voglio tentare un esperimento: condensare il libro in una fila di frasi che dovrebbero dirti come sono andate le cose tra Normane Monique in quei settanta giorni di attesa. Può essere una buona base di partenza per tutto quello che la loro storia mi ha fatto venire in mente al ritorno dal mare. È una piccola antologia dei baci che, dalla metà di novembre 1994 al volo United Airlines del 25 gennaio 1995, chiudono le e-mail di Normane Monique. Baci - Un bacio - Baci - Un tenero bacio - Un bacio sotto il lobo dell'orecchio - Baci in tutti i posti giusti - Baci annacquati dalla pioggia, con tanto di stivaloni e ombrello - Un bacio devastatore - Un bacio mattiniero e dormiglione - Un oceano di baci riposanti - 99 baci - Baci sotto il primo sole - Un bacio sulla nuca - Baci ritardatari - Baci ciber-dipendenti - Baci da doposbronza - Bacetti elettronici che solleticano il tuo corpo - 101 baci per il 1995 (uno di questi è alla francese, indovina quale)- Baci sempre più reali - Baci affamati - Baci tranquillizzanti - Baci congelati dal freddo - Baci roventi - Baci che ti molestano sessualmente -Tonnellate di baci (alcuni sono contenti delle molestie, mentre altri an-ossiscono)- 14 baci per i 14 giorni che ci separano - Baci seriali e psicopatici - Baci compìti e studiosi - Baci fusi dall'emozione, a meno di una settimana da quelli veri - Per oggi, solo bacetti ipocriti, timidi e modesti - Baci impazienti che troverai al risveglio - Ultimi baci via e-mail - Baci Uniti of America - Un bacio gentile e privato, in un'area gentile e privata del tuo corpo. Cara Linea, non so se tutti questi baci ti hanno dato fastidio o il capogiro. Come vedi, non ho voluto indicarti quali sono di Norman e quali di Monique: per alcuni si capisce, per gli altri non importa. Mentre leggevo il libro, e subito dopo averlo chiuso, ero tutto preso dalla voglia d'innamorarmi che mi metteva addosso. La voglia d'innamorarsi è come un solletico che formicola sottopelle e aspetta di risvegliarsi. La lettura di un libro come questo la trasforma da solletico in slancio. Te la trovi addosso e ti an-endi prima di aver capito da dove venga l'attacco. Non dura molto, purtroppo. Perché passi basta leggere uno dei libri - sono tanti - che non sono innamorati e non fanno innamorare, che non solleticano e non si slanciano. Ma perché questo libro prende così tanto? In fondo capita abbastanza spesso di leggere una bella storia d'amore, di trovarla carina - carina e stupidina - e dimenticarla. Forse è l'attualità, la moda, il grande tema da copertina della rete elettronica a rendere così avvincente (gli anglofoni hanno un aggettivo bellissimo e intraducibile, compelling) la storia di Normane Monique? Ci ho pensato un po' e mi sono detto che sì, era proprio la natura del mezzo di comunicazione a renderla compelling. Ma la moda non c'entra nulla, e mi sono messo a scriverti questa lettera per capirne il perché. Oggi, come ben sai, si parla molto di Internet: lo sai tanto bene che non ne parli mai. I tuoi silenzi sono eloquenti. Si discute di cyberspazio, di realtà virtuale, di grandi reti di comunicazione, di strumenti che cambieranno completamente la nostra vita e dei quali non sapremo più fare a meno. Molti, me e te compresi, a sentir dire queste cose si spaventano. In un orecchio ti sussun-ano che Internet sarà lo strumento della libe1tà, della democrazia direttissima: tutte le informazionj e le conoscenze, per tutti, dappertutto, in qualsiasi momento; a ciascuno la possibilità di esprimersi e dire la sua a chiunque, ogni volta che ne abbia voglia. Nell'altro orecchio ti insinuano che Internet sarà il cavallo di Troia del controllo totale su ogni nostro gesto e pensiero, che al Grande Fratello cibernetico basterà un'impercettibile flessione della falangetta del mignolo sinistro per tirare il bandolo della rete universale e imprigionarci come sardine. Tra rete e cappio il passo è breve. Anche gli esperti e i missionari del cyberpunk non fanno granché per rassicurarci. Da una parte inneggiano a tutte le libertà rese possibili dalla realtà virtuale, dall'altra ci dicono che in linea di principio la Rete è autosufficiente e non ha bisogno di noi. Il messaggero non esiste più: il mezzo è il messaggero e il messaggero è il mezzo. Noi, il nostro corpo, sangue, muscoli, tendini e neuroni, siamo cancellati. Esistono impulsi incorporei che schizzano in tutte le direzioni come palline di mercurio, che rimbalzano e si rispondono. Noi crediamo di affidargli la nostra voce. In realtà restiamo muti, circondati da byte che parlano tra di loro. Normane Monique ci mostrano come tutto questo sia vero solo in parte. Agli utenti della rete si chiede di spogliarsi della loro persona? All'uomo Normane alla donna Monique si comanda di trasformarsi in due videate fluorescenti agli antipodi del mondo? Bene, Norman e Monique decidono di caricare questo mezzo di comunicazione freddo e disincarnato di un intreccio di sguardi, di mani, di corpi, di pensieri che pensano i corpi, di baci appassionati ma lievi come pensieri. Ecco perché ti ho trascritto quell'antologia di baci. Ce1to, il libro è affascinante per le cose che Normane Monique si dicono - sono due innamorati spiritosi e pensosi, lievi e creativi-, ma anche per il mezzo attraverso il quale se le dicono, per tutto ciò che il mezzo implica e sottintende. D'altra parte Norman e Monique sono ben consapevoli del cortocircuito che stanno provocando. Il motto di Norman, "Reality Killed the Virtual Star", ricalca il titolo di una canzone che ebbe successo nei primi anni ottanta, Video Killed the Radio Star, il video ha ucciso la stella radiofonica. La cantavano due ragazzi, i Buggles. Sì, ogni nuovo progresso uccide il progresso precedente, ma Nonnan vuole che l'umanità uccida, anzi tenga a bada il progresso. Cosa si chiede all'utente, di smaterializzarsi? Ebbene, Norman e Monique caricano sempre di più il mezzo dei loro corpi, che restano sempre impliciti ma più delineati e vicini ogni ora che passa, riga dopo riga nella progressione delle giornate e dei baci. (Anche se Monique, realista e autoironica come tutte le donne veramente belle, non perde occasione per avvertire Norman che, right

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