Linea d'ombra - anno XIV - n. 120 - dicembre 1996

fronte era tutta una ruga, erano le cinque del pomeriggio, il sole batteva esattamente sulla mia faccia. Mi asciugai il sudore con un tovagliolino di carta. "Dunque?", dissi. Strinse le spalle: "Boh". Quel che temevo si era realizzato. L'uomo diventò malinconico. L'avevo depresso. All'improvviso, tutta l'idea, dall'inizio alla fine, mi sembrava insulsa. Gli chiesi di scordare quel colloquio; lui rispose che, anzi, la mia proposta gli piaceva, e che ne avremmo riparlato entro un paio di giorni. Feci le scale verso via Hairqon e incominciai a scendere per tutte le strade perpendicolari al mare, in direzione di via lbn Gavirol, la strada deserta dove si trova LA FERMATA. Aspettai l'autobus, e entrando in casa vidi mio marito, che stava guardando una videocassetta di Cinque su cinque. "Dov'è nostra figlia?", chiesi. "Dorme tranquilla", rispose, e pretese un dettagliato rapporto sul mio colloquio. "E cos'ha detto lui, e cos'hai detto tu, e poi lui, e poi come hai risposto?" Mistificai tutto, perché ormai non mi ricordavo più, e mi sparapanzai di fronte al video. Mio marito mi informò sulla trama e rispose alle mie domande. Passarono alcuni giorni e non telefonò nessuno. Personalmente, non ci contavo; ma la situazione economica era in sospeso. L'impiegata della banca venne a prendere un caffè alle diciotto di mercoledì e chiese quando avevamo intenzione di coprire il rosso. cia. "Mai e poi mai", rispose mio marito accarezzandosi la guan- "Perché non si fa la barba?", chiese l'impiegata. "Non mi piace". "Sa", gli disse, "il suo caffè è ottimo". Lui mi guardò, perché ero stata io a preparare il caffè. "L'ha fatto lei", disse. "Buono, e allora?" "E allora, che?", dissi. "Se c'è qui qualcosa che desidera", disse sorridendo mio marito, "lo porti pure via, non faccia complimenti". "Davvero?", disse l'impiegata. "Prenda quello che vuole". "Avete degli scatoloni?", chiese. "Forse i vicini", intervenni. "Perché non fate versare i vostri stipendi mensili in banca, come tutti gli altri?" "Glielo dico io". Mio marito iniziò a raccontare, facendomi cenno di andarmene. Presi mia figlia e scendemmo al boschetto. Di lì proseguii con lei fino al caffè, e poi in osteria. L'alcol mi scaldava il cuore, e la mia anima non era più ansiosa di morire. I miei tormenti si placarono, tornai calma. Abbracciai e baciai mia figlia spiegandole alcune cose dal mio obiettivo punto di vista. Lei mi osservava e io mi ripetevo continuamente che era impossibile non farlo. Come avrebbe potuto? Il mio cuore è come la pelle di un cammello, piatta come un tappeto. Mentre tornavo a casa vidi la macchina dell'impiegata, una Uno del 1986, allontanarsi. "Alla salute!", le dissi. "Brava!", le ridissi. "Ben fatto! Mi stia bene, cara signora!" Entrai in casa e vidi mio marito che giocava a biliardo con i suoi tre fratelli. 61 "Ho avuto una proroga di otto anni", mi disse. "Nel frattempo gli interessi lieviteranno, ma chi se ne frega. Tra otto anni andremo in un altro paese, via di qua". I suoi fratelli mi punzecchiavano, accusandomi di ipocrisia, bigottismo, presunzione, squallida letteratura e percezione distorta. Io rilanciai loro enunciati lunghissimi, composti e congiunti raccogliendo per strada decine di proposizioni dipendenti ben costruite: bel ritmo, bella poetica. Dissi cose che forse non avrei voluto dire: loro, comunque, si offesero e se ne andarono. Mio marito mi chiese di smettere di litigare con i suoi simpatici frate li i giocatori. "Hanno cominciato loro", risposi, ed entrai in cucina per versarmi da bere. La notte fu lunga: mio marito digitava elenchi davanti al monitor verdolino del computer, mentre io guardavo le stelle. Speravo nella Salvezza, nel Messia. "Che cosa mi succede intorno?", chiesi. "Io non sono più una donna, mio marito non è più un uomo. Presto morirò, rimarrà di me solo un quadro. Tutti mi dimenticheranno, e io dimenticherò loro. Me ne andrò, sparirò, svaporerò, taglierò la corda. Ecco fatto. Arrivederci e grazie. Basta: fine della commedia." Mi piacciono i momenti di fratellanza tra gli uomini: mi commuovono fino alle lacrime. Simili attimi, espansi fino all'infinito come l'immagine di me seduta sul balcone, mi esaltano. Mi piacciono quei momenti in cui il tempo si espande e la cupola del cielo ci protegge come una grande kippah. 2 Note I) Sei, per l'economia italiana ... uno sheqel vale oggi circa cinquecento lire, N.d.T. 2) La "papalina" degli Ebrei, ma anche la volta celeste, N.d.T. FotoVincenzoCottinelli.

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