60 Israele racconta MILLE SHEQEL PERUN RACCONTO Orly Castel-Bloom traduzione di Sarah Kaminski e Massimo Manca Orly Castel-Bloom è nata nel 1960 a Tel Aviv, ed è considerata una tra i talenti più interessanti della letteratura israeliana. Ha studiato cinematografia ed è autrice di due romanzi e due raccolte di racconti recentemente ha ricevuto The Prime Minister's Prize per la letteratura. La sua scrittura provoca nel lettore reazioni intense e spesso controverse. Tema centrale della sua arte è la protesta, in cui riassume la sua visione della società come "giungla umana", il rifiuto delle convinzioni e un teITibile senso di isolamento. Non ero arrivata a pane e acqua, ma solo in senso molto stretto. Casa mia era un tugurio: finestre squarciate, una raffica di pallottole sul divano del soggiorno, pareti crepate, cucina barcollante; gli armadi cadevano a pezzi e i mobili colavano a picco. Ma sentivo che avevo il Destino in pugno. Per giunta mio marito mi diceva: "In effetti, sei proprio un rottame". Perciò, una domenica mattina presi il telefono, chiesi di parlare col direttore più importante che c'era e diedi il mio nome completo, così lungo e ridicolo. Gli parlai di me e dissi che avevo una proposta senza precedenti, per cui esigevo un assegno mensile a tre zeri.' Fissai con costui un appuntamento in un bar con l'aria condizionata, facendomi strada attraverso una moltitudine di gente sconosciuta che, non saprei dire perché, mi imbarazzava molto. Davanti a un caffè gli illustrai in dettaglio la mia proposta. "Mi ascolti", gli dissi. "Poi mi dirà. lo, comunque, non la starò a sentire: coglierò solamente il suo tono di voce, le mie antennine cercheranno il significato della risposta, sì o no, e poi, signor mio, ci diremo addio per sempre. O magari no. "Sono tutt'orecchi", disse. "Mi dia una macchina e dei soldi, né pochi, né tanti. Mi sponsorizzi, mi faccia viaggiare per il paese. Sì, cominceremo all'interno. Mi lasci osservare che cosa capita. Mi creda, sono anni che non esco di casa: è necessario, è urgente che io entri in contatto col mondo esterno; e lo gratificherei anche, il mondo, descrivendolo con grande precisione, con limpida chiarezza. Mi faccia pa1tire, vagabondare, e le porterò un racconto settimanale; mille sheqel a racconto. "Sì? ...", alzò le sopracciglia come se fossero colline. "Non potrebbe sbilanciarsi un po' di più?" "Questa è la mia parte. E lei, in cambio, che mi dà?" "Un racconto ogni settimana. Mi ascoltava o no?" "Certo. Per questo le chiedo che cosa è disposta a darmi in cambio." "Non capisco". "Questo racconto, per lei, è uno sfogo, una cura, un' autoterapia. Ma io che c'entro?" "Che maniera di esprimersi!" "Mi dispiace", disse. "Non ci serve un racconto settimanale. Ogni giorno sui giornali si pubblicano centinaia di racconti e Orly Castel-BloomFotoVincenzoCottinelli. frammenti di storie. Ho giornalisti pronti a rivoltare per me un ministro tasca per tasca. Non mi occorre il dato letterario di una realtà evidente". Telefonai a un altro giornale riproponendo l'idea. Rimandai i dettagli a un incontro di persona. Perciò la proposta risultò di poco conto, e il rifiuto fu un bel rospo da ingoiare. Dissi: "Mi faccia viaggiare per il mondo con mia figlia, mio marito. Io sono Orly, sono un rottame; ma ho un ottimo spirito di osservazione, signore. Mille sheqel per un racconto, non un centesimo in meno. Niente compromessi". Disse: "Portami un saggio. Va' a tue spese alla distilleria di Haifa e portami un saggio. Fa' come ti pare: va' nella valle del Giordano, a Masada, a 'Arad, alla sorgente di Fashchah, dove vuoi tu". "A che gioco giochiamo? No, no, niente esami: lei mi prende come sono, o mi rivolgo ad Avigdor, del giornale concorrente, o altrove. Non se ne fa nulla a meno che lei non mi firmi un contratto in bianco". Tirai fuori un martello e un mattarello e diedi una bella botta al tavolo. "Bene, bene", disse. "Cameriere, il conto!" Il cameriere arrivò, raccolse le bucce del melone e i resti del- !' insalata. L'uomo seduto davanti a me accese una sigaretta e meditò. Nel frattempo, nella mia mente passavano pensieri che ritenevo davvero perspicaci. Oggi so che erano d'impaccio. "Senta", gli dissi, "Tutto ciò che voglio è una pagina sul suo giornale e mille sheqel per un racconto. Me li dia, me li dia, su, me li dia". Continuò a tacere con lo sguardo rivolto al mare. La mia
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