Linea d'ombra - anno XIV - n. 120 - dicembre 1996

S8 ca, ripetevano le parole niente panico, solo niente panico, per piacere. Tutto attorno scorrazzavano i marmocchi del kibbutz facendo un gran baccano: non servivano né sgridate, né rimproveri. A fatica due nervosi paracadutisti riuscirono ad acchiappare Zaki che stava per arrampicarsi del tutto incoscientemente sul palo elettrico vicino, e dall'alto russava, fischiava, faceva smo1fie per attirarsi lo sguardo del pubblico. L'ufficiale basso gridò all'improvviso: "Il tuo pugnale! Hai un pugnale attaccato al cinturone! Tiralo fuori e taglia le funi!" Ma Ghidon non sentiva, o non voleva sentire. Piangeva ad alta voce: "Tiratemi giù! Sto per prendere la scossa! Papà! Toglietemi di qui, non posso scendere da solo!" "Smettila di piagnucolare!" lo rimproverò Shimshon. "Ti hanno detto di usare il pugnale e tagliare le funi! Esegui! Senza pianti!" li ragazzo ubbidì. Sempre singhiozzando, ad alta voce, trovò al tatto il pugnale e cominciò a recidere una dopo l'altra le funi del paracadute. Ci fu silenzio. Si sentiva, a tratti, solo lo strano, penetrante pianto di Ghidon. Alla fine rimase una sola fune, dalla quale Ghidon pendeva senza osare tagliarla. "Taglia!", strillarono i bambini. "Taglia e salta! Fai vedere chi sei!" E Shimshon aggiunse pacatamente: "E ora che aspetti?" "Non posso!", supplicò Ghidon. "Puoi, eccome!", disse il padre. "La corrente!", pianse il ragazzo. "Comincio a sentire la corrente! Toglietemi di qui in fretta!" Gli occhi del padre si iniettarono di sangue, e sbraitò: "Vigliacco che non sei altro! Vergognati!" "Ma non posso! Mi romperò tutte le ossa! È troppo alto!" "Puoi farlo! Devi farlo! Sei matto, ecco quello che sei! Matto e vigliacco!" Una squadriglia di caccia si faceva strada sopra le loro teste dirigendosi al luogo delle acrobazie nei cieli della città. I caccia erano allineati secondo un ordine preciso. Ruggivano irruenti verso ovest come un branco di cani selvaggi. Quando i velivoli si furono allontanati tornò il silenzio, quasi raddoppiato. Anche il ragazzo smise di piangere. Fece cadere per terra il pugnale. La lama si piantò in terra ai piedi di Shimshon Sheynboym. "Che hai fatto?", gridò l'ufficiale basso. "Non l'ho fatto apposta!", implorò Ghidon, "Mi è scappato di mano!" Shimshon Sheynboym si chinò, raccolse un sassolino, si drizzò e lo tirò furiosamente alla nuca del figlio appeso: "Pinocchio! Straccione! Non sei che un misero codardo!" E allora si fermò anche la brezza. La calura tornò ad assillare gli uomini e le cose. Un paracadutista lentigginoso dai capelli rossi mormorò tra sé: "Ha paura di saltare, questo scemo. E così si ucciderà". E una ragazza, magra e brutta, udì questa frase e si lanciò in mezzo alla folla allargando le braccia: "Salta verso di me, Ghidi! Non ti succederà nulla! "Curioso", annotò un veterano del kibbutz in tuta da lavoro, "sarebbe interessante sapere se qualcuno ha avuto l'intelligenza di telefonare alla compagnia elettrica e provvedere a far staccare la corrente". E si girò procedendo verso gli edifici del kibbutz, su per la bassa collina. Camminava veloce, arrabbiato, e a un tratto rabbrividì per una vicina e continua raffica di pallottole. Per un istante il vecchio contadino pensò in cuor suo che gli stessero sparando alla schiena, ma vide subito ciò che stava accadendo: il comandante del gruppo, il bello e biondo eroe delle favole, cercava di recidere, sparando, i cavi elettrici. Invano. Nel frattempo, dalla rimessa del kibbutz giunse un furgoncino tutto ammaccato, da cui trassero delle scale, un anziano medico e anche una barella. Allora sembrò che Ghidon prendesse un'inaspettata decisione. Si lanciò, calciando fortemente, via dal cavo che sprizzava scintille azzurrognole, si capovolse nell'aria e rimase appeso con l'unica fune circa mezzo metro al di sotto del cavo, a testa in giù. Le suole bruciate delle scarpe tremavano nell'aria sfiorando il cavo inferiore. Gli spettatori avevano difficoltà a capire con certezza, ma sembrava che il ragazzo fosse illeso: oscillava nel vuoto, molle, capovolto. Sembrava un capretto macellato appeso a un gancio. Questa immagine provocò un'allegria isterica presso i marmocchi. Si misero a ridere e a far versi; Zaki si batteva le cosce, si contorceva, si strozzava. Poi saltava su e giù e strillava come una scimmietta incattivita. Per quale motivo Ghidon Shenhav all'improvviso si protrasse e si unì alla risata dei bambini? Forse gli annebbiò la mente la strana posizione: il sangue gli andava alla testa, la lingua pendeva dalla bocca, e la chioma cascava all'ingiù. Solo le gambe prendevano a calci il cielo. 8 Una seconda pattuglia di caccia violò il placido cielo: una dozzina di uccelli d'acciaio forgiati nella bellezza e nella crudeltà rifletté il bagliore del sole in un abbagliante riverbero. Erano dispiegati a forma di pugnale. La loro ira, mentre si dirigevano a ovest, scosse la terra; poi, scese un profondo silenzio. Intanto, l'anziano medico si sedette sulla barella, accese una sigaretta, fissò la gente, i soldati, i bambini che correvano qua e là, e disse tra sé: sia quel che sia, succederà comunque ciò che deve succedere. Fa tanto caldo, oggi. Tra una pausa e l'altra, Ghidon continuava a guaire di un riso ebete. Le sue gambe scalpitavano tracciando per l'aria impolverata flaccidi cerchi, il sangue gli percorreva il corpo capovolto raccogliendosi nella testa, gli occhi sporgevano. Il mondo si oscurò; al posto della luminescenza cremisi gli saettarono davanti macchie viola. Estrasse la lingua; i fanciulli interpretarono ciò come un gesto di scherno. "Pinocchio capovolto!", gioì Zaki. "Pinocchio capovolto! Smetti di guardarci con lo sguardo storto! Cammina sulle mani!" Sheynboym levò la mano per picchiare il ragazzino maleducato, ma colpì l'aria, perché il bambino si scostò. Il vecchio fece un cenno al comandante biondo, e i due bisbigliarono per due o tre minuti. Il ragazzo non si trovava in pericolo immediato, non avendo alcun contatto con la corrente, ma occorreva tirarlo fuori: quella farsa non poteva continuare all'infinito. Una scala sarebbe stata inutile: troppo alto. Forse sarebbe stato possibile fargli arrivare un altro coltello, convincerlo a tagliare l'ultima fune e a saltare nel telo di salvataggio - esercizio del tutto normale nell'addestramento dei paracadutisti. L'importante era agire in fretta, perché la situazione era umiliante. E poi, i bambini ... L'ufficiale basso si tolse la camicia e l'avvolse intorno a un pugnale. Ghidon tese le mani cercando di afferrare l'involto, ma la camicia con il pugnale passò attraverso il varco delle braccia inarcate e ricadde in terra; i bambini risero. Dopo altri due tentativi falliti

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