Linea d'ombra - anno XIV - n. 120 - dicembre 1996

lenava, spentosi verso la fine della notte. Bisognava ricordare il sogno. Una volta ricordato, si sarebbe potuto dimenticare e, allora, sarebbe stato possibile concentrarsi sul lavoro. Mi ricordo un tubo, una specie di pesciolino rosso, mi sembra ... una discussione con qualcuno ... nessun collegamento. Ora, al lavoro. "Evidentemente, il Movimento degli Operai Sionisti si basa su un principio ideologico contraddittorio e incongruente, e solo con l'aiuto di un virtuosismo verbale è riuscito a velare questa contraddizione. Essa non è che una .finzione, e chi spera di trarne profitto per mettere in discussione o per contrastarci non sa ciò che dice, e provarlo sarebbe assai semplice ..." Era un uomo gravato dall'esperienza della vita, Shimshon Sheynboym: la sua vita gli aveva insegnato, lo aveva reso consapevole di quanta arbitrarietà, quanta stoltezza sfiora la mano che decreta le sorti del nostro destino, come individui e come comunità. La sagacia non aveva tolto a Shimshon Sheynboym l'ingenuità che vi pulsava da quando era giovane. Il più ammirevole, straordinario pregio della sua anima era la tenace innocenza: come i suoi avi, integri e timorosi, il cui acume non aveva danneggiato la fede. Sheynboym non aveva mai permesso che ci fosse distacco tra atti e parole: quando alcuni dei capi del nostro movimento si erano dati alla politicizzazione burocratica, e quasi senza accorgersene avevano abbandonato completamente il lavoro fisico, Sheynboym si era esiliato dal kibbutz. Aveva respinto ogni impiego e incarico fuori di esso e solo dopo un forte travaglio interiore aveva dato il suo consenso per essere eletto alla Direzione Generale degli Operai. Fino a pochi anni prima le sue giornate si dividevano equamente tra il lavoro fisico e lo studio: tre giorni per il giardinaggio, tre per la pubblicistica. Il bellissimo giardino del kibbutz Nof Charish è, per gran parte, opera delle mani di Shirnshon Sheynboym. "Noi ricordiamo come piantava, potava, tagliava l'erba, annaffiava e zappava, concimava, diradava, strappava con forza le erbacce. Non lasciava che la sua posizione di intellettuale di spicco del Movimento lo esonerasse dei doveri che spettano a ogni compagna e compagno: la guardia intorno al kibbutz, i turni di lavoro e le adunate per la raccolta della.frutta ... Da allora.fino al presente, nessun sospetto di falsità ha mai adombrato la vita di Shimshon Sheynboym, un coagulo di profezia e realizzazione, che non conosce la stanchezza, e mai abbiamo visto titubante". Così aveva scritto di lui il segretario del Partito, qualche anno prima, quando Shimshon Sheynboym aveva festeggiato settant'anni. Era vero che c'erano stati momenti di penetrante disperazione, e altri di gran ribrezzo, ma Shimshon Sheynboym aveva saputo trarne una tempestosa energia, come diceva la canzone di marcia che lui amava tanto e che da sempre gli instillava l'ebbrezza dell'azione: sulle montagne, sulle montagne sorge la nostra luce. Ci arrampicheremo sul monte. Ieri è rimasto alle spalle; è tanta la strada da percorrere domani. Se solo quello stupido sogno si fosse degnato di emergere dal crepuscolo per rivelarsi ... allora sarebbe stato possibile scaraventarlo dalle scale e concentrarsi finalmente sul lavoro. Il tempo passa. Una canna di gomma. Una combinazione scacchistica. Pesciolini rossi. Un gran litigio. Ma dov'è il nesso? Per molti anni Shimshon Sheynboym era vissuto da solo, dedicandosi interamente alla creatività del pensiero. Aveva pagato l'impresa della sua vita con la dolorosa rinuncia a costruire un nido familiare. Aveva però avuto la fortuna di mantenere fino ai giorni della sua vecchiaia un tono giovane e un 'avvolgente affetto. Solo dopo aver compiuto cinquantasei anni, aveva inaspettatamente preso in moglie Raaya Greenshpen, da cui aveva avuto 53 Ghidon. Poi l'aveva lasciata ed era tornato ai suoi studi Non era certo un bacchettone. Anche prima del matrimonio Shimshon Sheynboym non si era certo ritirato dalla vita. La sua personalità trascinava le donne e gli allievi. I suoi folti capelli erano diventati bianchi già da giovane, e sul volto bruciato dal sole si delineava un affascinante intarsio di solchi e rughe. La schiena squadrata, le spalle forti e sagge, la calda tonalità della sua voce, ironica, eternamente pensierosa, e più di tutto la sua solitudine, attiravano le donne come uccellini in preda al turbine. I pettegolezzi attribuivano alla sua virilità almeno uno dei marmocchi del kibbutz, e anche altrove circolavano leggende simili. Ma è meglio sorvolare. All'età di cinquantasei anni Shimshon Sheynboym aveva deciso che era giunto il momento di avere un erede che tramandasse alla generazione successiva la sua griffe e il suo nome. Così aveva conquistato con un corteggiamento burrascoso Raaya Greenshpen, una ragazza tozza e balbuziente più giovane di lui di trentatré anni. Tre mesi dopo il matrimonio, festeggiato con pochi intimi, era nato Ghidon. E prima ancora che il kibbutz riuscisse a scuotersi dallo stupore Shimshon Sheynboym aveva rispedito Raaya nell'appartamentino ed era tornato ai libri. Questa faccenda ebbe una certa risonanza, quantunque lo stesso cuore di Shimshon Sheynboym avesse già manifestato in precedenza non poche e lievi inquietudini. Ora occorre sforzarsi di meditare e imporre un metodo alla memoria. Ecco: il sogno sta abboccando. Lei veniva in camera mia e mi chiamava per andare velocemente laggiù, e interrompere lo scandalo. Non.facevo domande e la seguivo. Qualcuno si era permesso di costruire una piscina nel prato davanti al refettorio. lo mi infuriavo, perché nessuno aveva mai escogitato una novità del genere: una piscina davanti al refettorio, come nel palazzo di qualche feudatario polacco ... Sbraitavo. Con chi? Qui l'immagine è co,~fusa. Nel bacino c'erano dei pesci rossi, e un bambino lo riempiva d'acqua con una canna nera. Decidevo allora di.fermare tutto subito, ma il bambino non voleva ascoltarmi. Mi mettevo a camminare lungo il tubo per trovare il rubinetto e interrompere il flusso prima che qualcuno presentasse la piscina come un.fatto compiuto. Cammina cammina, a un tratto scoprivo di camminare in cerchio e che il tubo non era collegato a nessun rubinetto, ma attingeva tutto attorno ali' acqua della piscina. Che idiozia. Basta. "Bisogna comprendere il programma originale del Movimento Operaio Sionista senza alcuna dialettica, semplicemente cosi com'è, parola per parola ..." 3 Dopo la separazione da Raaya Greenshpen, Shimshon Sheynboym non abbandonò i suoi doveri di padre spirituale e non si ritirò dalle proprie responsabilità. Riversò sul figlio, da quando il bambino compì sei o sette anni, i lumi della sua personalità, sebbene lo avesse deluso un po': con un fanciullo come Ghidon non si fonda una dinastia. Il naso gli colava in continuazione; una specie di raffreddore perenne, oppure una lagna. Era lento, imbarazzato. Subiva botte e offese e non restituiva mai. Era strano: portava ovunque cartine dorate di cioccolatini, foglie secche, bachi da seta. E dall'età di dodici anni in poi ragazze di ogni sorta gli spezzavano il cuore, una dopo l'altra. Si disperava e pubblicava tristi poesie e parodie cruente sul giornalino della scuola del kibbutz. Un ragazzino bruno, tenero, bello, quasi effeminato, ostinatamente taciturno, che percorreva su e giù i sentie-

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