Linea d'ombra - anno XIV - n. 120 - dicembre 1996

so un corpo restavano solo le unghie affilate e un 'ombra evanescente. Le cantava canzoni in spagnolo, che la malata non poteva udire. Quando morì, strinse con una forza che non aveva più da tempo la mano di Clara, quasi sigillandola nell'ultimo spasmo della morte. Shemuel Abuman le stava alle spalle, accarezzando i capelli argentei di Clara, e forse per questo lei rise; non certo per la donna morta, di cui era rimasta solo l'ombra: la sua risata era fuori dal tempo prendeva il posto di un urlo celato in lei da molti giorni. Si spaventò nel sentire la propria voce, liberò la sua mano da quella stretta di morte, e corse fuori. Nelle pieghe sottili della risata di Clara riaffiorava l'eco della haftarah di Shemuel, molto più bella di quella del nipote del grande Maran. Poi vomitò e si ammalò per alcune settimane. li medico la curò con spicchi d'aglio e recitò scongiuri, mentre Yolanda le diede cento lire per andare a Gerusalemme. Vicino al Muro del Pianto, Clara rivide il figlio frate: indossava vestiti diversi, e i suoi lineamenti erano rattrappiti e torbidi, come se qualcosa di orribile gli turbinasse dentro. Sotto la pelle diafana traspariva il battito del cuore, come nel meccanismo di un pupazzo che Clara aveva visto una volta in una vetrina di via Allenby. Scorgendo il tormento nel volto del figlio, pensò a quello che una madre non farebbe mai: voleva portarlo nei cortili di Meyuchas e per sei giorni e sei notti offrirgli una donna; ma forse una madre non poteva fare un dono simile a un figlio che aveva occhi di diavolo e volto di santo sofferente. Pranzarono insieme, e lui le comprò uno scialle nero di seta e pizzo. Disse che a Gerusalemme aveva udito la voce del Signore e si era pentito. Ma sotto il letto continuava a tenere, nascosta, la croce, perché non aveva rimorsi: "fn quei giorni sulle montagne il Signore stesso aveva chiuso gli occhi davanti a chi non la portava. Ora, è tornato al suo Popolo". Clara non capiva come il Signore, grave, terribile e misericordioso, potesse andarsene e poi ritornare; ma abbracciò atterrita il figlio: "Ti ho amato sempre, e ora sei di nuovo in me. Anni fa temevo i tuoi occhi, che mi trafiggevano, chiesi che ti togliessero dal mio corpo e non piansi, nonostante il dolore. Ora sei tornato, e il mio utero orbato ride". AJaffa, la solitudine divenne insopportabile; ma la terza sera arrivò Shemuel Abuman con un mazzo di fiori. Parlarono in spagnolo di cose personali, ma anche tanto comuni: avevano mangiato e amato lo stesso cibo unticcio, le torte troppo dolci, il tè alla menta ... Improvvisamente, la casa non era più così vuota. Shemuel raccontò a Clara che suo fratello era morto, lasciandogli una casa a Tiberiade, vicino al mare: "Sono andato in pensione, ho morbide lenzuola di seta, mobili, un frigorifero made in Usa, una radio che prende la Turchia. Ma c'è tanta solitudine, non ho nessuno con cui mangiare e parlare spagnolo, mi sono comprato una canna con il mulinello per pescare ... Perché non mi sposi?" Lei tacque e lo guardò con occhi sereni come due tempeste che si placano su un lontano pianeta, come se tutta la sua vita, tutti i lunghi giorni che aveva vissuto, i bambini morti che aveva partorito, il Signor Sasson, Borkas, Meyuchas in cella, il frate pentito vicino al Muro del Pianto, le mani che la stringevano e Angelina sfregiata in volto, tutto quanto non fosse stato che per quel solo momento. Perciò non poté dire nulla. Tacque per una lunga ora. Sentiva battere il cuore, ma i suoi piedi erano freddi come quelli dei morti, e disse: "Chiederò al Signor Sasson: torna domani". La sera, andò dal Signor Sasson. Gli disse: "Signor Sasson, amore della mia gioventù, è venuto Shemuel Abuman e vuole sposarmi. Meyuchas è in prigione; Avram è morto; Sionah è piena d'odio e Angelina va e viene: non ho nessuno per cui cucinare, la tristezza mi ha svuotato la casa. Le lenzuola che ti ho comprato stanno nell'armadio pulite a trasudare la malinconia del negozio. Le tue federe sono 01fane. Che fare, Signor Sasson?" E il Signor Sasson rispose: mia adorata, non avrei mai dovuto sposarti: tu sei nata per il mare, mentre io ero fatto per le montagne e i boschi. So che Shemuel Abuman avrebbe dovuto essere tuo marito, dormire tra quelle lenzuola e sji·egarsi contro le bianche federe. "No, no!", disse Clara, ma lui riprese: so che mi hai amato, ma il demone che sta in te amava lui. Le nozze furono celebrate dal figlio con gli occhi verde oro, che venne appositamente da Gerusalemme, e tutti dissero quanto assomigliava a Shemuel Abuman. Lo sposo non riuscì a rompere il bicchiere:' dopo tre tentativi tutti gridarono: "Auguri!" Yolanda e il marito giornalista spiccavno tra gli invitati, e tutti si chiedevano chi fosse quell'uomo che avevano già visto in televisione. La festa fu grande, e suonarono e cantarono canzoni di Paesi lontani. Meyuchas fu scortato al matrimonio da un poliziotto e non fuggì. Si diceva che entro l'anno sarebbe uscito per buona condotta. Sionah scrisse che Avram si stava rivoltando nella tomba per la vergogna, ma Clara non venne a sapere della lettera. La catapecchia rimase vuota in attesa di Angelina, e Clara partì con Shemuel Abuman per Tiberiade. Aveva sempre voluto morire sul mare, o nel mare stesso. Shemuel disse: "Qui è casa mia, e qui è casa tua, e ora sono un tutt'uno". Clara cucinava per Shemuel Abuman i loro cibi preferiti; parlavano in spagnolo di tutto e piaceva loro sentirsi vicini. Talvolta Shemuel prendeva qualche pesce. Qualche anno dopo i due sarebbero morti insieme, come se il destino li avesse uniti da sempre. La gente diceva che erano una bella coppia: Clara aveva un aspetto ancor fresco e una pelle Iiscia color del l'acqua. D'estate arrivò Angelina con i due nipoti: l'acqua non chiedeva chi fosse il padre. Facevano il bagno, nuotavano e ridevano. Shemuel tirava sassi che increspavano l'acqua. Era una notte di luna, e dietro le montagne del Golan balenavano luci. La brezza era mite, e giovani di paesi lontani cantavano sulla spiaggia, davanti ai falò. Il fumo si insinuava nel chiarore lunare e nei riflessi delle montagne, e tutto si rimarginava nel desiderio meraviglioso di fermare il tempo. Shemuel Abuman entrò vestito nell'acqua tiepida; Clara si spogliò e nuotò nuda. Poi, portò una mano alla bocca ululando selvaggiamente come una prèfica con immensa gioia; Shemuel vide che demone meraviglioso e terribile dimorava nella donna che aveva sposato, e si emozionò come un bambino. Ingoiò del- !'acqua, mentre lei nuotava e gridava. Più tardi, seduti in camera davanti a una piccola finestra adorna di un vaso azzurro, bevvero tè con la mentuccia. Shemuel chiese: "Clara, a che pensi?" "Alla vita". "Cioè?" "Quanto è dolce la vita. Com'è stata bella la mia vita", rispose Clara Shiato. 1973 Note I) Preghiera a Dio Misericordioso. Si recita durante la liturgia funebre e nei riti connessi allo Yom Kippur N. d. T. 2) Momento culminante del rito nuziale ebraico N. d. T.

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