avevano raccontato del Muro d'Oro e di Sion, ma non sapeva che quei posti esistevano davvero. Il ragazzo disse che cercava suo zio. Clara gli chiese se questo zio avesse occhi verde oro; lui rispose di non averlo mai visto. Allora gli chiese se il nome dello zio fosse Shemuel Abuman. Il ragazzo annuì: "E tu come lo sai?" Clara scoppiò a ridere: l'ansia che l'aspetto del ragazzo aveva suscitato in lei fece posto a un riso gorgheggiante. Si stupiva di averlo capito, così come non sapeva se Shemuel Abuman e il signor Borkas fossero la stessa persona. Gli anni passati in montagna, nei boschi, avevano sfumato nella sua mente i nessi tra circostanze in apparenza assai chiare. Il Signor Sasson trasportava sacchi e mangiava arance in quantità. Il giovane accompagnò Clara sul ponte, dove i figli la aspettavano con una macchina fotografica sottratta a un tedesco morto per strada. Lei voleva gettarla in mare, ma i ragazzi ridevano, e non lo fecero. Tutti salirono sulla nave, il cui nome era Pan-York, e salparono per Israele. Stavano coricati nella stiva, senza aria, né luce, stretti come sardine; Clara si ricordò di come una volta il signor Borkas le avesse detto che nutriva le sardine in scatola, e sorrise. Il Signor Sasson si era riammalato, vomitava continuamente e sputava sangue. Non si muoveva mai, mentre tutti gli altri salivano sul ponte tre volte al giorno per respirare un po' e mangiare carne in conserva che ragazzi riccioluti, insieme a due ragazze, distribuivano da grossi cartoni. Il mare era agitato, ma a Clara piaceva il suo aspetto terrificante. Sul ponte la donna incontrò Shemuel Abuman, con i capelli canuti e la pelle raggrinzita. Rabbrividì a vederlo, e le lacrime si raccolsero nei suoi occhi. Shemuel disse: "Mi ricordo bene di te: ti chiami Clara", e lei rispose: "Nelle tue parole avevi il sorriso. Hai cantato il trattato della haftarah meglio di Abutbul". Lui replicò: "È passata tanta acqua sotto i ponti ...", e la guardò languido. Lei stese le mani, come lui, pregando, più che per la propria anima, per quella di Shemuel; ma sapeva di pregare anche per l'anima dell'uomo che un tempo ne aveva sottratto l'immagine. Lui disse: "Mia moglie è sotto, malata, e ha unghie affilate dalla gelosia ..." Allora Clara pronunciò una frase terribile: "Forse abbiamo perso tutto". "Ma Clara, siamo vivi, mentre gli altri sono tutti morti ..." "Forse era meglio morire". E gli raccontò riluttante di suo figlio, rimasto nei boschi vestito di un manto da frate. Non gli disse quanto gli assomigliava. In seguito Clara perse i contatti con Shemuel, ma il suo nome riaffiorava spesso nelle gelide notti. Quando ali 'alba arrivarono a Haifa, dove il monte Carmel si intravedeva da lontano, tutti cantarono, e anche lei pregò rivolta a Sion, desiderando vedere il Muro d'Oro. La portarono in un accampamento, dove si mise in coda per ricevere un fornellino, qualche materasso, coperte, riso, farina e cipolle. Il Signor Sasson era malato, e lei a un tratto desiderava rivedere il figlio minore. L'odio che gli ardeva negli occhi era per lei compassione, e nel cuore lo chiamò Shemuel Borkas. Il Signor Sasson, una volta guarito, trovò lavoro come muratore. Clara si guadagnava da vivere lavando i pavimenti di un ospizio. Tutto ciò accadde prima che nell'accampamento costruissero le capanne ed erigessero i pali dell'elettricità. Non c'era carne, e mangiavano melanzane e stoccafisso. Scese un rigido inverno, e per sei giorni consecutivi cadde la pioggia. La tenda si impregnò d'acqua e tutti pregarono il Signo45 re. Si trasferirono in una baracca con una grave influenza, dopo aver sospirato per alcuni giorni in quella tenda fradicia. Poi, andarono ad abitare in un tugurio vicino a Jaffa, in un luogo chiamato Jebeliah. Le case erano diroccate. Lì, un tempo, avevano abitato gli arabi. Alcuni polacchi avevano aperto di fronte una panetteria, e l'odore di pane fresco riempiva Clara di desiderio. Si diceva che fosse la donna più bella del quartiere: i ragazzi che tornavano dalla guerra la provocavano. Il Signor Sasson, intanto, fu portato all'ospedale di Sarafend, e ogni sera Clara lo andava a visitare, portandogli cibi che cucinava appositamente per lui. Il marito le accarezzò il viso, dicendo: "Magari fossi morto". Lei rispose: "Non dire così, Signor Sasson: siamo liberi, nella nostra patria. C'è Ben-Gurion, c'è uno Stato; in Israele siamo tutti fratelli!" All'improvviso, senza . sapere come, conosceva cose che non aveva mai saputo prima. Imparò lentamente l'ebraico, ma tutti lì parlavano spagnolo, a parte i polacchi e i rumeni, che avevano aperto un ristorante dove si serviva su vassoi di legno carne comprata al mercato nero. Lì Clara lavava i piatti e puliva i pavimenti. Imparò a cucinare pietanze rumene, ma sapeva che anche Shemuel Abuman avrebbe preferito i piatti che preparava per il Signor Sasson. Non sapeva, invece, dove Shemuel abitasse. Una volta sognò che la moglie veniva da lei per graffiarla. Era incerta se graffiasse il Tedesco dalle mani curate o una donna che, a un tratto, non aveva più volto. Nel ristorante rumeno conobbe il signor Halfon, che le fece una proposta di matrimonio. Gli rispose: "Che le salta in mente? lo sono sposata con il Signor Sasson!" Halfon ribatté: "E se morisse, che faresti?", e Clara pensò: "Che buffi discorsi! È terribile!" Mangiava e piangeva: non sapeva perché non le piacevano le persone che desideravano la sua compassione. Ma così forse aveva imparato qualcosa di nuovo: commiserare se stessa. Diceva: "Il signor Halfon vuole sposarmi, e i bambini non hanno vestiti per l'inverno. Io faccio le pulizie, e le gambe mi fanno male". Ma si disprezzava per questo pensiero. Il signor Halfon le mostrava delle foto che aveva portato da lontano; si vedeva nella terra un profondo solco, gente nuda nella neve, soldati croati armati di fucili e pronti per ammazzarli, e un frate che pronunciava l'ultima benedizione. Non sapeva se il frate fosse davvero suo figlio, ma rifletteva: "Può darsi ..." Perciò andò dalla donna che scacciava con scongiuri il demonio dai polmoni del Signor Sasson che, tornato dall'ospedale, continuava a sputare sangue, e le chiese di toglierle il figlio. Stava coricata nel letto, e la donna, con un uomo che indossava un turbante e sbriciolava pane consacrato in un bicchiere d'acqua pieno di spicchi d'aglio, le scacciava il figlio dal grembo. Lui uscì con forti dolori, ma lei si trattenne e non pianse. Si ricordò di come era nato il suo amore, e quanto era dolce e bello quando era nato. Adesso che l'utero era vuoto, il suo ricordo la abbandonò per molti giorni. Il Signor Sasson, ormai, non poteva più lavorare, e il primogenito, Meyuchas, fu portato dall'ufficiale giudiziario. Sorrise alla madre e le confidò sottovoce che lo chiamavano "il Grilletto della Morte". Il suo sorriso le sembrò strano, come se r:ionsorgesse da lui, ma gli fosse stato appiccicato addosso per proteggerli da qualche minaccia. Quando fu arrestato per la prima volta, Clara lasciò il rumeno che vendeva carne di cammello e la spingeva negli angoli bui del negozio, e andò a lavorare presso la famiglia Ronen. La famiglia Ronen aveva un grande appartamento con molti
RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==