Linea d'ombra - anno XIV - n. 120 - dicembre 1996

44 TelAviv FotoVincenzoCottinelli. corpo. Clara, terrorizzata, si avventò contro il tedesco, graffiandolo. Lui si rassegnò ai graffi, e allora lei capì che cosa intendeva dire il dottor Hirsch, quando si era messo in capo alla colonna dicendole in greco che il tedesco sembrava un greco forgiato da un fabbro. Sentiva spaventata che quanto più cresceva in lei l'astio verso di lui, tanto più aumentava il piacere delle sue mani bianche e curate. Nemmeno in quel momento riuscì a respingere il pensiero di ciò che aveva sempre saputo nelle profondità del cuore: il diavolo aveva scelto il suo corpo per dimorarvi. Quando arrivarono i partigiani, il sangue del tedesco era ancora sotto le sue unghie. Non si ricordava ormai più quanto tempo avevano passato nei boschi, ma il Signor Sasson era guarito, e cambiato del tutto. I partigiani~ che prima lo schernivano, ora obbedivano ai suoi ordini, e Clara ne era orgogliosa. Il Signor Sasson li conduceva per sentieri sconosciuti e sapeva in anticipo quando sarebbe piovuto e quando il freddo sarebbe diventato insopportabile. Negli incavi trovava cibo, nelle fosche radure del bosco dolci bacche, e una volta, a mezzanotte, venne da lei e non pianse. Lei gli carezzò la testa, i capelli lisci, e vide il suo orgoglio, spentosi vicino al mare, risvegliarsi sulle montagne. I bambini erano spariti, e dopo un po' furono trovati in un bianco monastero. I due figli più grandi furono felici di rivedere la madre, e chiesero che cosa fosse successo al signor Borkas. Il più giovane venne da lei con un manto bianco da frate e una collanina d'ambra; il volto, che era sempre stato pallido e bello, lo era sette volte di più. E lei ebbe la confeima che il diavolo ha occhi color verde oro: suo figlio le parlò di Gesù, che era morto per salvare tutti noi, e lei si tappò le orecchie. I partigiani bevvero il vino portato dai frati e risero, e quando il Signor Sasson picchiò il figlio, Clara urlò. Non ce l'aveva col marito, ma con tutto il mondo: improvvisamente, l'intera sua vita le sembrava squarciata da un coltello. Vide gli occhi addolorati del figlio saldi come acciaio. Si legò al collo un sassolino di fiume e camminò curva come se il mondo le fosse crollato addosso. Di notte, nel cielo, le stelle erano raccapriccianti; un 'aura di tristezza velava le montagne e gli alberi, e gli ultimi orsi di quei boschi ruggivano lontani. Dopo due anni arrivarono alla città di Fiume. Il figlio giovane rimase in monastero, col manto bianco e la collanina d'ambra. In città le case erano azzurre come il cielo spiovente sulle vie strette e pulite. Clara, vagando per strada, si ritrovò in mezzo a un funerale. Donne in nero piangevano, e una Madonna di legno, dipinta di porpora e oro, versava lacrime. Le donne levavano grida. Un ragazzo dai capelli ricci le diede un'arancia. Lei sapeva chi era, perché aveva riconosciuto la tonalità dei suoi occhi. Le disse che il Signore ama gli ebrei morti, e lei replicò: "Questo non è un funerale di ebrei". Lui le confidò di venire da Te! Aviv; Clara sapeva che il Signor Sasson aspettava qualche nave che li portasse a Te! Aviv, ma ignorava dove si trovasse quella città. Le

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