gnerle, e, nelle notti di luna piena, incendi da estinguere; ma non ne trovava mai. Ora abitava vicino al mare, dove gli alberi erano radi. Sentiva nostalgia per le alte montagne del l'Anatolia, e quando sognava quei luoghi lontani, dove i ruscelli si riversano in grandi fiumi e uomini dallo sguardo audace montano cavalli e sguainano spade, piangeva nel sonno, e lei capiva: anche i suoi sogni erano aspri, sebbene il suo volto addormentato restasse morbido e liscio come quello di una bimbo. Il Signor Sasson cercava Clara con le sue mani sapienti, sapeva essere indulgente e protettivo, e la amava come un buon vino, sorseggiandola lentamente, con lo sguardo rivolto alla vita che li aspettava. Clara lo lasciò fluire in lei e generare due bambini morti e tre vivi, dicendosi: "Io amo davvero il Signor Sasson: è bello e tenero". A volte, quando sognava l'uomo con gli occhi color verde oro, si svegliava tremante, beveva un forte tè alla mentuccia e assisteva agli incubi del marito. Così placava il terrore che era in lei e si sentiva un po' confortata: il saggio 'Amram le aveva parlato di Satana, e Clara sapeva che il Diavolo ha occhi dorati. Quando sua madre morì, il padre le chiese di andare da lui ad Izmir. Salutò il Signor Sassone i figli e andò dal vecchio padre, i cui occhi si stavano onnai appannando. Era a letto e desiderava raggiungere Marioma, sua moglie. Quella notte, chiese a Clara di coricarsi accanto a lui. Per tre giorni e tre notti lei scaldò col suo corpo quello del padre morente, che la chiamava Marioma accarezzandole malinconico il volto. La nostalgia per la madre la intimoriva; pur sapendo di voler bene a suo marito, lui, invece, non le mancava. Pensava che non le sarebbe mai mancato nessuno, tuttavia sentiva profondamente che quegli occhi verdi dorati, che nel sonno le trafiggevano il corpo, erano desideri senza fine. Carezzava gli occhi del padre senza più sapere a chi appartenessero. E quando lui morì tra le sue braccia, chiuse quegli occhi senza vita e suggellò con un bacio la sua bocca spalancata; poi non si trattenne, e pose una mano sui suoi piedi: erano freddi, e Clara capì in quel momento di essere davvero morta, a dodici anni, dietro quella finestra. Dopo il funerale, il marito la riportò al paese. Le era stato accanto, durante la cerimonia, tenendola per mano, ma lei non aveva pianto: il padre, una volta morto, non le mancava più. Al ritorno, passò davanti a loro un ragazzo con occhi intrisi di odio, che lanciò un uccello morto in grembo a Clara. Lei lo accarezzò, senza accorgersi che era morto. Solo più tardi disse: "Che il Signore ci protegga". Il ragazzo girò intorno alla casa per molti giorni: dicevano che Clara fosse la più bella tra le donne del villaggio, e lui voleva comprarla. Clara si limitò a sorridere, perché sapeva che non si possono comprare le donne sposate. Aveva un viso placido e occhi capaci di sorridere. Il ragazzo era sedotto dai suoi occhi spalancati, e desiderava tuffarcisi dentro. Quando lei gli chiese di che si occupasse, disse che nutriva le sardine in scatola, e lei rise. I suoi tre ragazzi crebbero, e Clara insegnò loro tutto quello che sapeva, consapevole di sapere così poco. Il Signor Sasson disse di avere qualche nozione dei boschi e dei monti selvaggi, ma nulla che si potesse insegnare ai suoi figli, se non l'educazione e il timor di Dio. E così, i giorni felici della casa sul mare furono accompagnati dalla mesta lucidità della rinuncia. I bambini vedevano il ragazzo aggirarsi intorno alla casa. Lo prendevano in giro, mentre lui scrutava il momento in cui avrebbe potuto amare la più bella tra le donne. Il Signor Sasson si ammalò gravemente, e fu costretto a letto con la febbre. Poi vennero i tedeschi, e di notte si sparava dagli anfratti. Clara non capì perché li 43 si cacciasse dal mare: le piaceva l'odore dell'acqua, il fruscìo delle onde sussurranti. Il Signor Sasson caricò sul carro alcune casse, e parlò col ragazzo, che era disposto a nasconderli. Il Signor Sasson gli baciò la mano. Quando Clara lo vide si riempì di lontane paure e si ricordò di Shemuel Abuman. Il ragazzo li portò in una casetta vicino a un ruscello le cui acque si riversavano in mare. Lì c'era un piccolo mulino, nei cui pressi si coltivavano papaveri. Di notte, al lume della lampada, Clara vide che gli occhi del ragazzo non somigliavano a quelli dell'uccello morto; erano verdi, dorati. Tese le braccia con la velata e spenta preghiera di un cane calpestato da un carro, e divenne pietra fra le sue mani, mentre il marito dormiva nel sottotetto del granaio. Era più vecchio di quanto le fosse sembrato all'inizio, e aveva una tenerezza temperata da qualche crudeltà che le ricordava quel sorriso che non aveva visto. Quando fu tra le braccia del giovane e il corpo di lui scivolò nel suo, Clara pianse. Allora capì perché il Signor Sasson piangeva quando le faceva far figli. Attorcigliò i riccioli del ragazzo, gli adagiò il capo tra i seni ed emise un sospiro così terribile che lui rise per la felicità. Sapeva di commettere un grave peccato, ma nel suo cuore rideva un demonio. Temeva smisuratamente la tersa e acre felicità che sentiva di non meritare affatto. Ma ora aveva realizzato il suo desiderio di sempre: aveva baciato il demonio. Il diavolo che dimorava in lei ne aveva sfiorato un altro, e la felicità era forte come un dolore che tocca un altro dolore. Il ragazzo disse di chiamarsi Borkas, e che l'amore esisteva. Lei gli disse che non capiva perché lo stava baciando, e lui ne adornò il corpo con fiori colti vicino al ruscello, dicendo: "La tua bellezza fa paura, Clara, e la tua pelle è del colore del I' acqua". La terza notte Borkas se ne andò, e il Signor Sasson si coricò sul letto. Sputava sangue sul cuscino, e lei non sapeva da dove traeva il coraggio di posare il corpo sudicio accanto a quello del suo bel marito. Quando si svegliò, fuori c'erano dei poliziotti. Dalla finestra sopra il letto li vide mozzare la testa a Borkas dicendo: "Così capita a chi nasconde gli ebrei". La testa mozzata non rispose che l'amore esisteva. Clara cercò gli occhi di Borkas e trovò quelli del marito, che sputava sangue. I poliziotti caricarono i bambini sul vagone gridando a Clara di fare in fretta. Lei trascinava dei sacchi; il Signor Sasson le teneva dietro, curvo. Salirono sul vagone e la carovana si mosse. Poi incontrò sua zia Rosa, vestita di sacco: distribuiva caffè nero, e gli occhi le bruciavano di un odio asciutto come la veste che portava. Clara le sussurrò qualcosa all'orecchio e la zia disse: "Tuo fratello è un sollevatore di pesi, e il Gentile che è morto morirà ancora una volta fra quelle mani di acciaio". Ma il sollevatore di pesi era stato ormai cremato ad Auschwitz: non c'era più nessuno che potesse uccidere Borkas per la seconda volta. Viaggiavano da un posto ali 'altro, e a volte Clara chiudeva gli occhi e pensava a quanto era bello quell'uomo, accanto al mare. Un ufficiale tedesco strinse i seni di Clara tra le sue mani, dicendo: "Le israelite hanno enormi ciottoli di fiume al posto dei seni". Poi spogliarono le donne. Quelle belle piangevano, mentre le vecchie tremavano, abbracciandosi il corpo. Non tutte morirono; le donne violentate furono uccise subito. Quando Clara vide il Tedesco ammazzare sua zia si infuriò. Il caffè nelle mani della zia era diventato un ordito di lingue nere sul suo
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