Linea d'ombra - anno XIV - n. 120 - dicembre 1996

42 Israele racconta LABELLAVITA DI CLARASHIATO Yoram Kaniuk traduzione di Sarah Kaminski e Massimo Manca Nato a Tel Aviv nel 1930 e recentemente scomparso, Yoram Kaniuk combatté nel 1948 nella guerra d'indipendenza. Pittore e giornalista, dopo un lungo soggiorno a New York tornò in Israele nel 1961 e iniziò la sua attività di scrittore. Le rimase per sempre quella vaga paura. Clara Shiato, allora, aveva dodici anni, e appendeva le tendine alla finestra. Prima che passassero i clowns del circo vide Shemuel Abuman con il fratello. Shemuel alzò gli occhi e notò Clara, che fu colta da un vago timore: i suoi occhi chiarissimi si adombrarono e il suo volto divenne esangue. Si affrettò a nascondersi dietro alle tendine, udendo però Shemuel Abuman dire al fratello: belloccia. Chi è? E ridere. Lei non vide il sorriso, ma ne sentì il suono, e un turbamento profondo si insinuò in lei. Sentì i piedi raggelarsi, e si lamentò un po', ricordando di aver sentito che i morti hanno i piedi freddi: perciò, si pose una mano sul cuore, come per controllare di essere ancora in vita. Il fratello di Shemuel Abuman disse: suo.fi·atello fa sollevamento pesi. E Clara si ritirò in fretta, come se cercasse di scomparire fra le tende arancioni per non farsi vedere mai più. Prima che arrivassero gli zii di Salonicco, con regali e un vestito a fronzoli, sentì Shemuel Abuman cantare il trattato del suo bar mitzwah nella Sinagoga Maggiore. Stava seduta con le altre donne nel matroneo, e non osava rivolgergli lo sguardo. Le donne dicevano che dai tempi del grande Abutbul, nipote del rabbino Maran, mai nessun ragazzo in tutta Izmir aveva cantato così. Lei l'avrebbe capito anche da sola, ma sentiva la necessità di proteggersi davanti a qualcosa che, inaspettatamente, l'aveva pervasa di un desiderio troppo intenso. Così, disse: "Ha una voce buffa, canta senza sentimento; è bello, sì, e canta proprio come un bambino troppo bello". Non sentì tutta la haftarah, perché fuori dalla finestra era forte lo strepito degli uccelli che volavano verso paesi lontani, sospesi in un cielo appena segnato da qualche nuvola. Pianse nel fazzoletto ricamato finché la madre la prese per il gomito sussurrandole all'orecchio qualcosa che lei non capì. Shemuel Abuman si fidanzò con la figlia di un uomo irascibile che, al mercato, squarciava la carne con terribili colpi. Dopo il matrimonio si trasferì in un'altra città. Clara crebbe in un cortile pieno di bambini. Le piacevano cibi unticci, torte dolciastre, spezie piccanti e tè con la mentuccia. In casa si cominciò poi a mormorare, circolarono voci diverse, e Clara attese che le dicessero che cosa doveva fare. Una volta sognò che Shemuel Abuman le si avvicinava porgendole un mazzo di fiori; ma si svegliò all'improvviso, senza ricordarsi se li avesse accettati o no. E così, fra un mormorio e l'altro, le portarono uno sposo. Si chiamava Sasson; lo guardò dritto negli occhi e YoramKaniuk.FotoVincenzoCottinelli. seppe che era bello, e che l'aveva amata dal primo sguardo. Lui, quando le parlava, aveva un tremito; Clara ripensava a Shemuel Abuman e tra sé canticchiava un brano della sua haF tarah, ricordando i suoi occhi verdi, dorati, in cui si poteva scorgere un'espressione di disperata tristezza. Fu colta da un'ansia frammista a una strana, trepida felicità: desiderava nello stesso tempo piangere e ridere. Suo marito Sasson la portò in un piccolo villaggio in Grecia, sulla costa. Le piaceva vedere il mare lambire la sabbia, e si diceva: "Signore, lasciami vivere accanto al mare per sempre: voglio morire al tramonto, quando il sole si abbassa all'orizzonte e il rosso del cielo bacia l'acqua increspata". Sasson trasportava cose di vario genere con un carro attaccato a un cavallo. Clara ebbe cinque figli. Aveva sperato che avessero occhi color verde e oro; invece, gli occhi dei suoi figli risultarono tenebrosi come quelli di Sasson. Solo quelli del quinto erano verdi, dorati. Imparò ad amare suo marito con devozione pura e tranquilla: in fondo, era un uomo tenero e gradevole, le sussurrava parole dolci e di notte, quando le faceva fare dei figli, piangeva. Sasson aveva corpo sfuggente come quello di un pesce, occhi scuri e mani morbide come la fiamma di una candela. Lei lo chiamava Signor Sasson, e lui le cantava, in una lingua incomprensibile, canzoni tristi che parlavano delle montagne e dei boschi dell'Anatolia, dove era nato e da dove era fuggito dopo che un grande incendio gli aveva distrutto la casa. Una volta le raccontò di come era bruciato tutto e i suoi genitori erano arsi vivi nel fuoco. C'era gente ubriaca che voleva vedere anche lui ardere come una torcia; ma l'intervento di un vecchio l'aveva salvato. Sua madre, ormai cenere, era stata seppellita senza che lui potesse rivolgerle un ultimo sguardo; da allora, nelle ore notturne, senza lume, il Signor Sasson cercava candele accese per spe-

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