Linea d'ombra - anno XIV - n. 120 - dicembre 1996

40 Israele racconta SAPONE Benjamin Tammuz traduzione di Sarah Kaminski e Massimo Manca Nato in Russia nel 1919, Benjamin Tammuz arrivò a Tel Aviv all'età di cinque anni. Studiò a Tel Aviv e a Parigi e per molti anni fu editor del quotidiano "Ha'aretz". Autore capace di immergersi in una varietà di stili, dal lirismo alla satira, Tammuz ha descritto efficacemente la tensione tra l'arte e la realtà, tema centrale della sua arte. È morto nel 1989. Tra le sue opere apparse in Italia: Il minotauro ( 1994) e Il frutteto ( 1995) per i tipi di E/0. Papà portava occhiali pince-nez, un rigido cappello di paglia, basso e dai bordi stretti, e un bastone da passeggio col pomello d'argento. Aveva una gran pancia e spalle larghe. Tanti anni fa, a Jaffa, aveva una fabbrica di sapone, e ci andava tutte le mattine. Lavorava con due operai, mangiava tra le pareti del vecchio edificio arabo e verso sera tornava a casa. Uno dei due operai aveva una barba paglierina e occhi azzurri, e si chiamava Shlomo Zalman. L'altro, di nome Tzal'el, era paonazzo, più giovane, e membro del Partito Socialista degli Operai di Sion. La vigilia delle feste papà dava ai suoi operai un premio speciale, ma quando arrivava a casa diceva che Shlomo Zalman lo meritava senz'altro, mentre Tzal'el avrebbe consegnato i soldi al partito per stampare volantini contro gli industriali. Papà soleva dire che gli industriali stavano costruendo il Paese, mentre operai come Tzal 'el facevano solo danno; Shlomo Zalman, invece, era un uomo pio e contento della sua vita. Ogni sera papà controllava i suoi conti. Poi, andava al mercato e portava a casa frutta e pesci essiccati importati in casse dal Mar Baltico. Alle otto e mezza, carico di pacchi, si recava alla riunione dell'Unione Industriale. Aveva un figlio piccolo, che portava un berretto da boyscout, con un simbolo indiano fatto di rame. Andando in città papà portava con sé il bambino. Andavano insieme nei negozi di frutta e pesce secco. I negozianti chiedevano che cosa significava quello.strano simbolo indiano. Il bimbo arrossiva senza rispondere, ma in fondo era contento che la gente si stupisse del simbolo, e tra sé escogitava ogni sorta di risposta. Una volta immaginò di essere membro di una tribù cannibale, e una volta un americano che aveva ucciso il capo della tribù e si era portato via quel trofeo. Poi papà andava all'Unione Industriale col figlioletto. Scaricava i pacchi, posandoli su una panchina nella grande sala riunioni, indossava gli occhialini, si toglieva il cappello di paglia e si sedeva a capotavola: era il decano della compagnia e sul giornale avevano scritto di lui che era stato il pioniere dell'industria del sapone nel Paese. Attorno al tavolo c'erano gli altri industriali: alcuni, anziani, giunti dalla Russia e dalla Polonia; altri, giovani, originari degli stessi luoghi, ma che parlavano ebraico e si vestiBenjaminTammuz. vano da operai, senza pince-nez, senza cappelli di paglia, e indossavano semplici camicie a righe con le maniche rimboccate. Il figlioletto stava seduto su una panchina vicino alla parete, vicino ai sacchetti di frutta e di pesce secco, senza togliersi il cappello da boy-scout. Si parlava della soda caustica, che era aumentata, e del sapone di Marsiglia che stava inondando il mercato ed era molto meno caro. Papà disse che il sapone di Marsiglia aveva successo perché era migliore; ai suoi colleghi consigliava di competere sulla qualità, non sul prezzo. I vecchi annuirono, ma i giovani sogghignarono tra loro commentando in ebraico. Il figlio ascoltò e capì che cosa dicevano i giovani. Solo papà e i vecchi, non capirono. Papà disse che il grasso che aveva comprato la settimana prima, cinquanta bidoni, era pessimo: la maggior parte erano cascami, viscere, avanzi di carne marcia: niente a che vedere con quello della Russia. Un giovane produttore e commerciante di grasso lo accusò di dire il falso. Papà si arrabbiò molto, e invitò tutti i presenti a controllare i bidoni che stavano nel suo magazzino. I giovani gli risposero che non avevano tempo di occuparsi di controlli e altre inezie, e che papà li accusava solo per poter comprare grasso a buon prezzo dagli arabi; ma loro si sarebbero rivolti alle associazioni dei consumatori e avrebbero boicottato il suo sapone. Papà replicò che non aveva mai comprato prodotti dozzinali, era un Sionista e costruiva il Paese. I giovani parlottarono ancora in ebraico; il figlioletto comprese tutto, e le lacrime gli si raccolsero negli occhi, ma papà e gli anziani non capirono. Continuarono la riunione e la verbalizzarono. Alle dieci di sera padre e figlio tornarono a casa. Papà era stanco e nervoso. Una mano reggeva il cappello e il bastone e

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