Linea d'ombra - anno XIV - n. 120 - dicembre 1996

FotoVincenzoCottinelli. fra gli aloni luminescenti che la luce artificiale proiettava sulle colline intorno. Eravamo di nuovo terrorizzati: l'odore di zolfo appiccicato ai nostri vestiti ci riportava alla guerra. Il fresco del mattino ci trovò buttati ai piedi della montagna, esauriti, quasi incoscienti, ma abbastanza vigili da ascoltare con le ultime forze le sue spiegazioni sui metodi di una guerra che non aveva mai combattuto. Con l'alba tornammo al canyon abbandonato, alla bandiera, dopo una notte insonne. Lui drizzò i suoi occhi azzurri, sorrise tra sé e disse: "E venne il quinto giorno". Il mattino seguente si svolse la nuova esercitazione. Lui stava sulla cima del colle e noi dovevamo raggiungerlo senza farci notare. La montagna pullulava di soldati che strisciavano come insetti per nascondersi da Lui. Era un'impresa disperata: ogni volta che ci sembrava di riuscire a evitarlo e giungere alla vetta i suoi occhi spalancati ci pizzicavano, richiamandoci al punto di partenza, dove coricato Yignon, coricato, sorrideva e levava nuvole di fumo. Stavamo già per addormentarci in una delle nicchie tra i grandi massi, ma dal giorno prima non avevamo bevuto neppure una goccia d'acqua. L'acqua, la teneva Lui, l' Altissimo. Impazziti dalla sete strisciammo, graffiati e disidratati, finché non arrivò l'ora del pranzo. Nessuno riuscì a raggiungerlo. Aveva vinto Lui. Quando nel pomeriggio il camioncino della posta passò per quelle montagne, nessuno ci fece caso, tranne il comandante. Ci radunò subito tutti affinché gli andassimo incontro. Camminam37 mo a lungo e lo trovammo incastrato in uno dei piccoli wadi. Estraemmo le ruote dalle buche, spianammo la strada davanti, spaccammo le pietre e come compenso ricevemmo lettere ingiallite e spiegazzate, da chi, rimasto in città, ci scriveva di piccole preoccupazioni. Volevamo buttarle via; ma lui insisteva, e ci ordinò di rispondere, come durante la guerra, perché sapessero che eravamo ancora vivi e non piangessero per noi. Ci inginocchiammo sulle pietre scarabocchiando rozze lettere, osservandolo con palese ostilità. Tornammo al campo correndo intorno alla montagna. Il sesto giorno, il comandante era di buon umore. Disse: "E questo è niente, siamo solo all'inizio!" Tutto il giorno srotolò e arrotolò carte e diagrammi colorati che si era portato per mostrarci che cosa ci serbava il futuro. Quando vide che stavamo dormicchiando ci mandò a piantare le tende fuori dalla forra, in un quadrato rigoroso. "Al posto della vostra dannata stanchezza ci sarà dell'ombra sopra le vostre teste". Al tramonto disse agli osservanti di pregare. Lui non era credente, ma gli altri era meglio che pregassero, per placare la loro mente turbata. Stette a guardarli finché non ebbero terminato la loro frettolosa preghiera. Quella sera estrasse dallo zaino una scatola di biscotti sbriciolati e pastosi, spartendoli equamente fra noi. Era felice, disse così, del grande cambiamento che aveva apportato in quei sei giorni, e del fatto che non eravamo più prostrati nell'arida forra. Si fregò le mani, compiaciuto del fatto che tutto andava liscio. Ma, poi, non era nemmeno affar suo: non da-

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