Linea d'ombra - anno XIV - n. 120 - dicembre 1996

34 la guerra, al Sud, aveva combattuto coraggiosamente coi gradi di ufficiale. Mi chinai a toccarlo. Ricordo il suo sguardo, appannato da un velo di lacrime per colpa del sole: se la morte traccia la vita, allora era catturata nei suoi occhi. Alzò il capo lentamente, con calma: le sue ore erano scandite dall'eternità. Portava una vecchia camicia kaki stropicciata, senza mostrine. "Gli altri sono già partiti ...", mi chinai su di lui, "Non è ora che anche noi ...?" Mi lanciò uno sguardo alieno. "Sì ...?" Le labbra di Yignon si schiusero con una strana lentezza. Ripetei le mie parole; la sua bocca si illuminò di un fiacco sorriso. "Hai fretta?", ironizzò. Solo dopo che il caldo si attenuò e il vento venne dal deserto, Yignon si scrollò i vestiti, scendendo placido dalla collina, e salì sulla vecchia jeep in dotazione, crivellata dalla pallottole - un residuato intorno, mentre il comandante, come un falco annerito, scese nel wadi, stese in terra una coperta, si riassettò e, senza dire una parola, sprofondò nel sonno. Ci disperdemmo alla ricerca di cibo, ma tutto era preda del caos: uno dopo l'altro lo seguimmo nel solco, affamati e stanchi. Dopo appena un'ora tutti ci addormentammo intorno al nuovo comandante, al termine di un giorno passato nel\' infingardaggine. Fino al mattino inoltrato il campo fu sonnacchioso e tranquillo: i raggi di sole strisciavano lentamente accrescendo la sonnolenza. Uno strano calore paralizzante si effondeva sotto di noi, da fonti nascoste nella stessa montagna, come un'enorme fornace. Daarzi e Hilmi si avvicinarono carponi, assonnati e pesanti, e si rannicchiarono vicino a me, tra le pietre roventi. Dal loro mormorio capii che volevano sapere se spettasse a loro svegliare gli uomini, visto che il nuovo comandante non dava segni di vita. bellico. Il convoglio si mosse dietro a lui. Viaggiammo molte ore, lentamente, con lunghi intervalli, come se nelle gomme delle auto condotte lungo percorsi tortuosi dal comandante assonnato fosse infuso del piombo. Ci spingemmo sempre più nell'immensità del deserto, allontanandoci da ogni ombra di insediamento. Nessuno sapeva dove stavamo andando: al Nord avevamo combattuto per ogni casa, per ogni zolla di terra, ma qui viaggiavano solo piccoli gruppi, senza indirizzo e senza meta. Finché tutte le distese non furono conquistate con un raid di sette giorni. Eravamo ali' oscuro di tutto: solo una stretta striscia di polvere solcava il deserto per tutta la sua lunghezza. "Le cartoline precetto svolazzavano negli uffici come candidi fiocchi di neve; ma a noi, vecchi lupi di guerra, non Il sole batteva vigoroso, infondendo un intenso deliquio. Tra le fessure degli occhi dolenti le rocce diventarono molluschi, sagome variegate e scompigliate dai venti. L'azzurro del cielo sparì, e rimase solo un chiarore nudo e cocente. Nessun soldato si mosse. Qua e là qualcuno cercava di voltarsi, ma le gambe vacillavano immediatamente, e si accasciava a terra. Solo il più giovane tra noi, comandante del quarto plotone, un ufficiale di recente nomina che ai tempi della guerra era ancora un bambino che raccoglieva i bossoli, si alzò barcollante, pronto per una giornata di fatica. Guardò stupito il suo comandante addormentato, poi si sedette sul\' orlo del precipizio e pulì la sua arma. . giungevano. Il riverbero del sole si rifletteva sulle auto che si inerpicavano tra gli astiosi agglomerati di marna calcarea, grigia, attraverso sabbie luccicanti di oro fasullo. Saline cedevoli e aride ingannavano lo sguardo con la loro morbidezza. Verso sera, ci trovammo ad arrampicarci su per una strada di montagna, un crinale plumbeo composto da rocce di ematite e nere pietre basaltiche. Le ruote dei camion si agAli' inizio ci ritenevamo offesi ... Avevamo combattuto per sette anni ininterrotti; adesso, volevano che Le ore del mattino passarono. Il ventre degli uomini coricati attorno a me si appiccicò alla polvere. A mezzogiorno, Yignon si voltò ali 'improvviso da un lato ali' altro, aprì gli occhi e, supino, guardò il mondo. Estrasse una sigaretta dal taschino della camicia e la accese. Tutto il campo lo sorvegliava. Ci alzammo a testa china, avvicinandoci a lui; con riposassimo su allori appassiti. Erigemmo di fronte a noi cumuli di lettere, come barricate." grappa.rono al pendio scosceso, pian piano, finché i motori sofferenti si spaccarono e rimasero fermi e immobili a metà della salita, vicino a un solco ampio e profondo da cui spuntavano piante desertiche dai rami impazziti e conto11i. Abbandonammo le auto, confusi, e una penombra di spiriti bui ci circondò. Gli autisti scaricarono le casse delle razioni da campo, smontarono il serbatoio dell'acqua potabile e tornarono giù per il pendio. Cominciammo a vagare sonnambuli tra cumuli di equipaggiamenti abbandonati e armi gettate a terra. Ci fermammo sull'orlo del precipizio: era una catena di crateri vulcanici inattivi, alcuni, già freddi, altri roventi. A ogni passo si spalancavano lunghi canyons, piccole cavità che planavano, attorcigliate misteriosamente, su profondi e frammentati depositi di calcare. Noi strabuzzavamo gli occhi e ci guardavamo noi, il giovane. Ci inginocchiammo, unica compagnia accanto al comandante, che fece cenno verso di noi con la sua brutta testa. "Che si fa, oggi?", proruppe il giovane ufficiale. Yignon non rispose. Una strana smorfia gli deformò la bocca e la cicatrice sulla sua bocca si infiammò come una chiazza di sangue. "Oggi", ripeté il giovane, quasi infuriato, "Che si fa, og- "? " g1. ... Yignon non si mosse. Allungò una mano sottile e abbronzata tra i suoi zaini e le coperte arruffate. Si sentì un fruscìo di carte; poi, un sorriso gli sfiorò le labbra. "Ci sono dei piani", sussurrò stancamente. "Ci hanno dato dei piani", ripeté. Il giovane era già ansioso di eseguire gli ordini:

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