Israele racconta PACE,COMPRENSIONE,AMORE Amos Oz traduzione di Sarah Kaminski e Massimo Manca Nato nel 1939 a Gerusalemme, Amos Oz ha studiato in Israele e negli Stati Uniti, ed è autore di prose e saggi, ampiamente tradotti e apprezzati. Nel 1992 ha vinto il Premio per la Pace del!' Associazione degli editori di Francofo11e. Tra le sue opere pubblicate in Italia: Michael mio (Bompiani I 975, 1994), Nella terra di Israele (Marietti 1992). Per i tipi di Guanda è uscito Conoscere una donna. Questa conferenza si è svolta in occasione della Fiera del libro di Francoforte, 4 ottobre 1992. "Ecco, infatti, lo creo nuovi cieli e nuova terra ... lo esulterò di Gerusalemme, godrò del mio popolo ... Fabbricheranno case e le abiteranno, pianteranno vigne e ne mangeranno il jì-utto... Non fabbricheranno perché un altro vi abiti, né pianteranno perché un altro mangi ... Non faranno né male né danno in tutto il mio santo monte, dice il Signore" (Isaia 65, l 7-25). La pace celeste si presenta così: ci è proibito abbandonare la speranza che essa atTivi, ma è altrettanto proibito attendere abulici, inerti. Al di là dei riferimenti metafisici, nella Bibbia si parla anche di un aspetto più terreno e pratico della pace. Così dice Abramo a suo fratello Lot: "Non vi sia discordia tra me e te, tra i miei mandriani e i tuoi, perché noi siamo ji·atelli. Non sta forse davanti a te tutto il paese? Separati da me. Se tu vai a sinistra, io andrò a destra; se tu vai a destra, io andrò a sinistra" (Genesi 13, 8-9). Ecco un modello di pace pragmatica inserita in una realtà lontana dalla perfezione ideale: proprio per continuare a essere fratelli, a volte converrebbe delineare con precisione il territorio di ciascuno di noi, senza interrompere la speranza di un riavvicinamento che derivi dall'affetto. Tutti dobbiamo rispettare i nostri confini, che sono i limiti intrinseci dell'uomo. Centoquarantaquattro anni fa, in questa chiesa, cinquecento persone si riunirono per fondare la Germania democratica. Se ci fossero riusciti, sarebbe stato diverso non solo il destino della Germania e dell'Europa, ma anche quello del popolo ebraico, dei miei familiari. Ali 'inizio degli anni trenta la mia famiglia lasciò l'Europa dell'Est ed emigrò a Gerusalemme, portandosi dietro una ferita che non si è mai rimarginata. Continuarono a considerarsi europei, mentre l'Europa li giudicava cosmopoliti di dubbia fama. Conversavano tra loro in russo e polacco; in onore alla cultura lessero libri in tedesco e in inglese e, a quanto pare, sognarono in yiddish, ma a me hanno insegnato solo I' ebraico. Forse temevano che se avessi conosciuto le lingue europee mi sarei fatto sedurre dal fascino del continente da cui i miei genitori furono cacciati con lo stivale chiodato delle persecuzioni antisemite. Ciò nonostante, per tutti gli anni della mia infanzia, i miei genitori continuarono a dirmi, con nostalgia e dolore, che un giorno anche Gerusalemme sarebbe diventata "una vera città". Una città "vera", per loro, significava avere una cattedrale 27 AmosOz. al centro, un fiume che la dividesse e folti boschi attorno: bramavano quella stessa Europa che tanto temevano. Da bambino non capii, ma ora so che la giusta definizione per un simile vortice di sentimenti contraddittori è quella di "amore deluso". Negli anni venti e trenta, mentre i miei genitori si consideravano europei, non c'era quasi nessun europeo a definirsi tale: tutti erano pantedeschi, o panslavi, o patrioti bulgari ... Probabilmente, allora, solo chi era ebreo come i miei familiari era davvero europeo. Tra i fattori che hanno spinto alla costruzione del nuovo stato di Israele si può annoverare la triste scoperta che fecero molti: in certi luoghi, in certi tempi, era esistita una proficua e creativa collaborazione fra ospiti e ospitati, ma adesso era giunta l'ora di tornare a casa e di ricostruirla. La speranza originaria era di reggere questa casa futura su fondamenta di giustizia e pace. L'Olocausto degli ebrei in Europa, la guerra sanguinosa con gli arabi e il tragico conflitto con i palestinesi hanno spazzato via non pochi sogni idealistici dei fondatori dello Stato di Israele. Un accordo di pace globale e corretto costituirà l'occasione per aprire una pagina nuova. Perché mi trovo a evocare gli spiriti di un passato lontano? Perché sia il mio lavoro letterario che la mia attività per la pace sono influenzate da quel passato, che però non credo debba dominare tutto: mi sono sempre opposto alla "tirannia del passato" in tutte le sue più varie manifestazioni. VoITei ancora esprimere l'intensità della sensazione contrastante che provo nell'essere qui oggi: un ebreo in una chiesa, un israeliano in Germania, un pacifista ... che per due volte ha dovuto affrontare il campo di battaglia, convincendosi del fatto che il peggio non è la guerra stessa, ma l'aggressività che ne sta alla
RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==