26 Shaked Il tema della Shoah è diventato negli ultimi anni sempre più dominante presso autori giovani che non l'hanno vissuta, come David Grossman e Itamar Levy, sebbene già negli anni cinquanta ne abbia scritto Uri Orlev7 in Chayaley ha' oferet, (Soldati di piombo). Allora ci si confrontava soprattutto con l'eroismo, non con lo sterminio. Oggi, invece, la Shoah riveste presso i figli della seconda generazione, quella dei superstiti, un ruolo letterario importante, e condiziona la coscienza israeliana ed ebraica ovunque nel mondo. Su quanto dicevi a proposito dei sefarditi, poi, penso che essi esprimeranno un numero sempre maggiore di scrittori, le cui potenzialità sono state finora misconosciute, e che sicuramente non si limiteranno a parlarsi addosso. A proposito dei religiosi, invece, è importante sottolineare che il loro ambiente è sempre più dominato dal fondamentalismo, presso cui le "belle lettere" sono oggetto di divieto assoluto. È vero che, si intravede qualche fenomeno interessante come, nel campo della poesia, Admiel Kosmann e Yonadav Kaplun e, nella narrativa, Chana Bath Shachar. Ma opere letterarie a sfondo religioso sono state realizzate, nel percorso della letteratura ebraica, solo da quelli che hanno abbandonato la fede. In altre parole, il conflitto con la religione si realizza in un 'espressione letteraria solo nelle opposte condizioni della ricerca o della perdita di Dio. La letteratura non può esistere senza il dramma e la FotoVincenzoCottinelli. conflittualità: chi si crede perfettamente nel grembo del santo Signore non ha bisogno di letteratura, né prova la necessità di esprimersi in termini narrativi. Tu stesso, in tutta la tua opera, ti dimostri scettico: con il Creatore, con la storia e addirittura con la probabilità di una sopravvivenza ebraica. La tua opera trae vitalità proprio dall'ansia e dal dubbio esistenziale. Gran parte dei nostri scrittori, come Kenaz, Yehoshua, Dan Pagis, Yehudith Hendel e Hoffmann, chiede se ci sarà mai un futuro per la vita che abbiamo costruito qui. Stiamo forse tornando indietro alla realtà dei nostri padri? Il tuo sogno non riguarda la letteratura re1 igiosa, ma il desiderio di un confronto con l'universo della fede e della religiosità ebraica. Appelfeld Oggi non esiste più una fede del tutto vi1tuosa. Ogni credente rappresenta comunque il risultato di un'evoluzione, è una manifestazione moderna che si rapporta alla fede ebraica tradizionale e, nello stesso momento, continua ad appartenerci. Nel 1946, quando venni in Israele, prestai servizio militare e frequentai l'università, c'erano pochi religiosi ortodossi; negli ultimi anni, il loro pubblico è aumentato. C'è in Israele un'enorme sete di fonti ebraiche; io stesso ho a che fare, direttamente o no, con centinaia di corsi di ebraismo. Dobbiamo pregare che questa sete non ci porti, paradossalmente, alla trivialità o all'estremismo politico. Speriamo invece che ci po1ti a fede più limpida. Shaked Appunto. Il problema è quello del raccordo tra questo fenomeno e l'espansione, in tutto il mondo, dell'integralismo. Gran parte degli ortodossi della destra israeliana non si riferisce a un'esperienza intellettuale, al dibattito sul ritorno alle fonti ebraiche, al ricupero di una nuova realtà spirituale; mira piuttosto a una fusione tra il discorso religioso e quello nazionalista. Tra i libri della Bibbia si dà sempre più rilievo a quello di Giosuè, e ti dirò che ciò mi spiace e mi fa soffrire. Hai parlato di una sincera volontà di tornare alle origini; sono completamente d'accordo: senza una robusta trasfusione nelle vene del presente, i I destino è quello dell'appiattimento intellettuale: saremmo un popolo senza fisionomia, perderemmo il solido cuore della nostra esistenza culturale. Ma ribadisco che quegli ortodossi che vivono qui come se fossero nella Diaspora e considerano lo stato di Israele come uno stato "gentile", che li deve mantenere senza il minimo sforzo di reciprocità, non rappresentano certo un ideale sociale e culturale al quale si possa ambire. Note Qui di seguito si inseriscono, a uso dell'editore, alcuni riferimenti biobibliografici approssimativi, non presenti nel testo ebraico, sugli autori citati. I) Moshe Shamir (1921 Safed, Israele). Scrittore di romanzi storici e naturalistici. ln particolare, si segnalano Re di carne e sangue, 1954, e// velo nuziale, 1985. 2) Yehoshua Kenaz, n. 1937 a Petach-Tiqwah, Israele. Voci di muto amore, Anabasi 1994. 3) // Cristo dei pesci, Feltrinelli 1994. 4) Dan-Benayah Seri ( 1935 Gerusalemme). 5) Romanzo storico, N.d.T. 6) David Grossmann, I/ libro della grammatica interiore, Mondadori 1992. 7) Uri Orlev ( 1933 Varsavia). Soldati di piombo, 1957.
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