Linea d'ombra - anno XIV - n. 120 - dicembre 1996

24 Israele racconta SETEDI RADICI CONVERSAZIONERADIOFONICAFRA AHARONAPPELFELD EGERSHONSHAKED traduzione di Sarah Kaminski e Massimo Manca Sono stati recentemente pubblicati il libro di Gershon Shaked Sifruth az, kan wa' akhshaw (Letteratura allora, qui e ora) e il libro di Aharon Appelfeld Timyon (Nocumento). Riportiamo la conversazione radiofonica tra i due svoltasi nell'ambito del programma Libri, signori, libri!, a cura di Tzipi Gon-Gros. Appelfeld Caro Gershon, il tuo libro offre molti spunti di riflessione. In pa1ticolare, insisti sul fatto che il nostro mondo è cambiato, è cambiata la gente, come se una nuova "società di immigrati" avesse fagocitato quella vecchia, fondata sui valori del movimento laburista e del sionismo socialista. È evidente, d'altra parte, che il ~ionismo ha avuto successo: ha portato qui quattro milioni di ebrei. Ma non c'è alcun dubbio che noi israeliani siamo tornati ai vecchi modelli ebraici diasporici. C'è un fenomeno di "predominanza" dell'immigrato, giunto qui vuoi dall'Europa dell'Est, vuoi dai Paesi arabi: il piccolo villaggio ebraico, lo shtetl, che cercavamo con tutte le nostre forze di abbandonare, si è di nuovo imposto sulle nostre vite. Shaked La tua opinione sulla società israeliana è legittima; ma la mia impressione è che la situazione fosse già complessa nel periodo in cui prevaleva l'ethos dei movimenti giovanili, dei sindacati degli anni quaranta e cinquanta e del kibbutz. Il cosiddetto "vecchio" ebreo stava lì, soffiando ogni tanto sul collo della società israeliana, sbirciando di soppiatto attraverso le fessure, creando, tra l'ebreo "nuovo", il Sabra, e quello "vecchio", legato alla Diaspora, una continua tensione che a volte erompeva cercando una via d'uscita. Questa "presenza" si avverte persino nell'opera di Moshe Shamir,' che descrive un Israele fatto di kibbutzim, di teJTada coltivare e difendere, di personaggi idealisti. L'israeliano nuovo è, insomma, la sintesi tra l'immagine tradizionale dell'ebreo, o l'ebrea, della vecchia generazione e l'effetto dei flussi migratori di etiopi e russi. Il fattore dell'immigrazione può esercitare un'influenza così massiccia e persistente poiché continuano ad affluire in Israele comunità di nuovi immigranti e, per ora, non è possibile stabilire una tradizione unitaria e regole di comportamento condivisibili da tutti i gruppi etnici. D'altra parte, nemmeno in passato, negli anni quaranta e cinquanta, gli immigranti si sono adeguati facilmente alle istituzioni sociali israeliane. Appelfeld La letteratura, oggi, dà voce ai margini sociali. Sia gli ebrei di origine araba che il pubblico religioso hanno una maggior possibilità di espressione: ali' improvviso, i margini del sistema letterario incominciano a convergere verso il centro. Non esiste più lo stereotipo eroico del Sabra, bensì personaggi FotoVincenzoCottinelli. di importanza secondaria, sradicati ed emarginati, che acquistano un ruolo centrale. Secondo te è un fatto positivo? Shaked La tesi del mio libro è appunto questa: il centro del sistema letterario diventa marginale mentre le tematiche secondarie ne occupano lo spazio. Si può pertanto parlare di processi letterari dialettici: ci troviamo, oggi, in un periodo di "incubazione" dal quale nascerà qualcosa di nuovo. È possibile che questo "nuovo" trovi spunto dalle figure di Yehoshua Kenaz2 o, per esempio, dai "sopravvissuti" che popolano i tuoi libri; o, ancora, dai personaggi di Eli Amir o di Yoel Hoffmann. 3 Verrà anche dal quartiere bukaro di Gerusalemme descritto da Dan-Benayah Seri• o, con altrettanta vitalità, dai personaggi tipicamente telaviviani di Orly Castel-Bloom, non allineati rispetto al modello di educazione vigente fino agli anni settanta. Ti farò una domanda: più procedi con la tua narrativa, più torni indietro nel tempo. Ora, per esempio, "sei" all'inizio del Ventesimo secolo. Nel tuo ultimo libro, una delle tue opere migliori, ti soffermi poi sul fatto che la Diaspora ebraica è destinata a esaurirsi: se non lo fa da sé aJTivano gli "altri", da fuori, e la distruggono. D'altra parte, quando la Diaspora crede di poter liquidare se stessa attraverso una sorta di autogenocidio o l'assimilazione, arriva la realtà a contraddire il tentativo di un autoannientamento spirituale, e a trasformarlo in annientamento fisico. E io ri-

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