Linea d'ombra - anno XIV - n. 120 - dicembre 1996

FotoVincenzoCottinelli. Io, da parte mia, azzarderei che la cultura israeliana sta davvero cambiando direzione: siamo testimoni del crollo, per certi versi doloroso, del baricentro letterario e culturale che fonnò a suo tempo la generazione degli anni sessanta e settanta; ma questo crollo si sta a poco a poco rivelando come parte integrante di un processo alla fine del quale vedremo la sintesi di un nuovo equilibrio che rifletterà una nuova e più promettente identità israeliana. Per sostenere e confermare il mio pronostico positivo dovremmo richiamare i concetti di influenza e ribellione. Come già detto, l'orientamento sionista-modernista si basa su un confronto con la poetica antecedente, che porta a un conflitto tra sentimenti di lealtà e desideri di ribellione. Lealtà e fedeltà si esprimono interiorizzando i valori della generazione del 1948, che costruì lo stato ebraico. La ribellione è invece frutto della poetica dominante della generazione sionista, filtrata però attraverso concetti modernisti in vista di un cambiamento: la visione del mondo di un individuo che cerca di formarsi un'identità autonoma è coscientemente diversificata dal collettivo. Le cinque correnti narrative di cui ho parlato in questo articolo rappresentano la tendenza centrale nella letteratura israeliana degli ultimi anni; il loro rapporto con la poetica del 1948 è univoco e radicale: negazione e critica distruttiva, senza controproposte. Sembrerebbe dunque che non ci siano spazi, al momento, per un rapporto pluridimensionale con il passato, che possa permettere la crescita e la stabilizzazione di un nuovo centro letterario. Ma la nostra realtà culturale è molto più complessa e stimolante di quanto non appaia dalla mia descrizione. Due almeno sono le ragioni: in primo luogo, ho scelto dei testi che rappresentano un chiaro atteggiamento di contestazione all'attuale centro letterario. Una parte notevole di essi è da considerarsi come un'avanguardia, il cui ruolo dal punto di vista storico e sociale è 23 contestare lo status quo, cercando di far breccia in esso, ma senza costituire un sistema dominante alternativo. In secondo luogo, ho cercato di evitare testi in cui si delinei un atteggiamento diverso nei confronti dell'attuale centro letterario, i nuovi "testi fondatori" caratterizzati, come quelli del 1948, da un atteggiamento ambivalente nei confronti del recente passato letterario e culturale. Da un lato troveremmo un'assimilazione selettiva di valori e strutture sociali appartenenti al sistema precedente; dall'altro, una posizione ribelle e contestatrice. E, a quanto pare, saranno proprio queste componenti a costituire la base per un nuovo nucleo letterario. Questi testi costituiscono un gruppo non molto grande, che si espande attraverso la mediazione degli schemi ribelli trattati in precedenza, e sono stati pubblicati in due ondate, la prima fra il 1987 e il 1988, e la seconda verso la metà degli anni novanta. Gli scrittori appartenenti a questo movimento cercarono di evitare l'attacco frontale alle strutture e ai miti che costituiscono la società israeliana: si vedano il libro di Yehoshua Kenaz Non morire nel cuore, Radici d'aria di Ruth Almog, e le opere di Avraham Hapner e Chaim Bar. Nel secondo gruppo si collocano opere di Meir Shalew, David Grossmann, Nevoth, Levy, Tzelaqah, e il libro del poeta e scrittore Yitzhak La'or, Il popolo, che bontà; testi che riconsiderano in modo serio e profondo la poetica sionistamodernista. Anche a questa nuova lettura si accompagnano forme di manipolazione della narrativa del passato, e ciò dimostra come dalla narrativa israeliana ci si possa aspettare a buon diritto un futuro affascinante e imprevedibile. Nota t) Palmach: struttura militare che precedette l'esercito israeliano, prima della fondazione dello Stato di Israele, N.d.T.

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