Israele racconta NARRATIVA ISRAELIANA: LA NUOVA GENERAZIONE YigalSchwarz traduzione di Sarah Kaminski e Massimo Manca L'identità dell'uomo nato o fonnato nello Stato indipendente di Israele si è rispecchiata e forgiata nelle opere degli scrittori appartenenti alla cosiddetta "generazione dello Stato", soprattutto nei racconti e nei primi romanzi di Amos Oz e di A.B. Yehoshua, che si è soliti definire come "testi fondatori". Queste opere sono accomunate da una sorta di "supertrama" definibile come "narrativa sionista-modernista", che si può notare, per esempio, nei racconti quasi mitologici / vagabondi e la vipera, La via del vento e Il convento di Amos Oz, e in L'ultimo comandante, La marea e Davanti ai boschi di Avraham B. Yehoshua. Motivo conduttore di tale letteratura è la tensione irrisolta tra l'io di uno specifico individuo e l'esistenza di una sovrastruttura rappresentata dalla società e dalla nazione: i protagonisti di questi racconti, e di molti altri, cercano di dare autonomia e forza al loro io oppresso dal dispotico e dottrinale collettivo del sionismo di stato; ma, per un vizio d'origine, questo tentativo non può portare a soluzioni efficaci. I protagonisti vivono infatti un conflitto: da un lato, rimangono fedeli ai valori della generazione dei padri, del Palmach;' d'altra parte, sanno che ciò mette in pericolo la loro esistenza come individui. L'ampio co,pus letterario disponibile rivela importanti espressioni strutturali e stilistiche di questa dicotomia; ma rimandiamo ad altra sede una più precisa descrizione del fenomeno. Il t6pos narrativo sionista-modernista è costituito da due polarità: il divario generazionale ji·a padri efigli e la dialettica storica tra uomo e donna. Ma il baricentro narrativo si appoggia quasi sempre sul conflitto tra padri e figli: è, cioè, perlopiù espressione di un punto di vista maschile. Le donne hanno un ruolo marginale, e la loro conquista segnala semmai la vittoria di una delle paiti. Il conflitto generazionale non giunge mai a una chiara determinazione: non ci sono situazioni di definitiva conquista, ma solo contatti fugaci che non escludono però violenza e distruzione. La corrente narrativa sionista-modernista ha avuto per molti anni l'egemonia nello stato d'animo della cultura israeliana. In seguito, però, da essa sono sorte molte varianti di rilievo: basti ricordare i primi libri di Yitzhak Ben-nere Yoram Kaniuk, nonché la monumentale opera di Yaakov Shabtai, Inventario. Esistono poi romanzi modernisti che allora non ebbero lo stesso ampio riconoscimento pubblico tributato invece a Oz e Yehoshua: mi riferisco tra l'altro alla "narrativa etnica" di Aharon Appelfeld e al motivo del "pellegrinaggio esistenziale" di Yitzhak Orpaz. Anche gli schemi narrativi di Yehoshua Kenaz e David Schiitz si basano sul modello della passione; non dimentichiamo, poi, la narrativa femminista di Amalia Kahana-Kai1non, Shulainith Har-Even, Ruth Almog, Shulamith Lapide Yehudith Hendel. Tuttavia, il movimento sionista-modernista, nella sua forma classica, incominciò presto a declinai·e: questo processo, i cui primi segni si manifestarono già nella prima metà degli anni settanta, e ora, negli anni novanta, raggiunge il proprio culmine, si esprime 21 in due tendenze complementari: la prima rielabora la posizione degli scrittori già portavoce della "generazione dello Stato", Oz e Yehoshua, ponendola in confronto con la scuola sionista-modernista; la seconda deriva dal consolidamento e dalla forn1alizzazione autonoma di moduli narrativi minori che in precedenza avevano latitato all'ombra della poetica dominante. A ciò si aggiunge un fenomeno di formazione e cristallizzazione di poetiche un tempo secondai·ie nella letteratura israeliana e mondiale, che ora trovano lo spazio per ripresentarsi in modo, a volte, audace e aggressivo. La contrapposizione tra le due tendenze avvia un processo dialettico in cui viene discusso il complesso narrativo che un tempo rispecchiava e formava la nostra identità tradizionale, ma da questo processo deriverà probabilmente la futura identità israeliana. ln questo articolo ho scelto di concentrarmi sulla spiegazione. della seconda tendenza, esaminando cinque temi rilevanti che si intrecciano nella letteratura contemporanea. Come già accennato, non si tratta di argomenti nuovi, bensì di motivi utilizzati già in passato e ora riorganizzati in nuove funzioni all'interno del sistema letterario e culturale: tutti cercano di colpire, pur partendo da esperienze eterogenee e in modi diversi, il cuore del sistema. Un vecchio motivo, che torna periodicamente in auge assumendo importanza sempre maggiore, è quello rappresentato dalla letteratura ebraica etnica: negli ultimi anni sono appai·si molti libri basati su storie che descrivono un modus vivendi ebraico estraneo al modello sionista, con cui a volte si confronta aspramente. Una parte di questi racconti rievoca la diaspora ebraica ashkenazita prima e dopo la seconda guerra mondiale - si vedano le opere di Gabriela Avigur-Rotem, Arieh Ekstein, Yoel Hoffmann e altri. Una parte ancora più consistente parla della diaspora ebraica orientale in diversi paesi d'origine, Marocco, Iraq, Turchia e in Israele stesso: così fanno Dan-Benayah Seri, Albert Suissa, Sami Michael, Shimon Balas e altri. I loro libri testimoniano l'attenzione della letteratura ebraica per una radice etnica che ne è stata il crogiuolo fino all'inizio del secolo, quando, tra gli scrittori della "generazione dello Stato", il suo unico esponente di rilievo era Aharon Appelfeld. La narrativa delle origini ha un atteggiamento di rottura nei confronti di quella sionista-modernista: non ne accetta I 'egemonia e nello stesso tempo cerca di conquistarsi un posto d'onore in prima fila. Molte opere ascrivibili alla poetica tribale-esistenziale non si riferiscono affatto ai modelli canonici; un'altra parte di esse, come quelle di Avigur-Rotem e Balas, si limita a considerarli come un altro modo di concepire dal punto di vista poetico la presenza ebraica nel mondo moderno. Un'altra corrente il cui sviluppo appare oggi notevole per dimensioni e importanza è quella femminista: si pensi alla grande differenza tra il numero di libri pubblicati da donne presso le grandi case editrici venti, o anche solo dieci anni fa, e il fiorire della letteratura femminile, non necessariamente femminista, negli ultimissimi anni; si pensi ai nomi di spicco "scoperti" in questi ultimi tempi, come Orly Castel-Bloom, Chana Bath-Shachar, Yehudith Katzir, Savion Liebrecht, Batya Gur, Gabriela Avigur-Rotem, 'lrith Linor. La promozione della donna a soggetto letterario, avversando in modo piuttosto battagliero l'egemonia maschile che stabilisce e conserva il patrimonio letterario e culturale, ha causato un 'incrinatura nell'archetipo sionista-modernista. Le correnti femministe tentano in modi variegati di aprirsi un varco in quella nairntiva sionista-modernista che, come ben ricordiamo, ha una identità per lo più maschile. Non potendo qui tener conto di tutte le possibili variazioni sul tema, vorrei soffermarmi solo sul modello alternativo dell'iniziazione femminile, che sta cercando in termini ormai costanti e metodici di superare gli stereotipi riferiti all'immagine della donna. Esso contrasta le
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