Linea d'ombra - anno XIV - n. 120 - dicembre 1996

Giinther Anders ESSERE O NON ESSERE DIARIO DI HIROSHIMA E NAGASAKI A cinquant'anni dalla bomba atomica una riflessione di drammatica attualità. Il 6 agosto 1945 è cominciata una nuova era: in qualunque momento, ora, l'uomo può trasformare l'intero pianeta in un'altra Hiroshima. I doveri morali nell'era atomica. pp. 256, Lire 15.000 Paolo Bertinetti DALL'INDIA Un panorama pressoché completo di una produzione letteraria di straordinario interesse, il romanzo indo-inglese e della diaspora indiana. Un profilo della letteratura indiana in inglese attraverso i romanzi e gli autori apparsi in traduzione italiana. pp. 168,Lire 15.000 Norberto Bobbio ELOGIO DELLA MITEZZA E ALTRI SCRITTI MORALI Per la prima volta una raccolta di scritti di Norberto Bobbio che si collocano nell'ambito della filosofia morale. Verità e libertà. Etica e politica. Ragion di stato e democrazia. La natura del pregiudizio. Razzismo oggi. Eguali e diversi. Pro e contro un'etica laica. Morale e religione. Sul problema del male. pp. 224, Lire 15.000 AA.W. PER CARMELO BENE Il teatro di Carmelo Bene, ma anche il cinema, gli scritti letterari, la drammaturgia, il rapporto con lo spettatore, la musica, la "voce". Testimonianze e omaggi di artisti, attori e critici. In appendice un testo di Gilles Deleuze, ormai introvabile, che rappresenta un saggio fondamentale sull'opera di Carmelo Bene. pp. 217, Lire 15.000 LINEDA'OMBRA gravido di conseguenze. Lo leggiamo più nitido che mai nella breve prosa di Benjamin Tammuz, Sapone: tragica e malinconica la figura di questo padre combattivo ma in fondo inerme, che soccombe al peso dell'era moderna e di una lingua che conosce male. Già, in queste storie il dialogo fra le generazioni è spesso fatto, più che di parole e confidenze, di silenzi e rimozioni: come in La bella vita di Clara Shiato di Yoram Kaniuk, dove al di là degli strepiti, delle botte e delle accuse sfrontate, c'è soprattutto una donna che tace con paziente cocciutaggine, che tace osserva e soffre, con quel brio tragico tipico di Yoram Kaniuk la cui scrittura è resa unica da un talento tutto particolare nel trovare il lato comico del tragico e il lato tragico del comico. Sprofondati nelle interiora del deserto, anche i soldati di Yeoshua, come il paracadutista venuto dal kibbutz del racconto di Amos Oz, anch'essi paiono incapaci di tenere i piedi per terra e restano in attesa di un intervento che scenda dal cielo come un deus ex machina, foss'anche incomprensibilmente vessatorio come poi si rivela. Un deus ex machina, magari più portatile e accomodante, lo attende anche la sconclusionata protagonista del racconto di Orly Castel-Bloom, ben decisa a pubblicare le proprie cronache d'attualità. Dal patriarca del kibbutz agli sfaccendati metropolitani, tutti questi personaggi sembrano in procinto di tirare le somme. Tutti, dal fabbricante di sapone alla vecchia ebrea di Salonicco, ci paiono inermi, smarriti, in bilico a testa in giù appesi al filo della vita, con l'alta tensione che pende sul capo, proprio come il giovane Ghideon, muta vittima sacrificale. A volte sorridono a volte piangono, altre si limitano a ricordare - a sopravvivere in virtù della memoria. I paesaggi cambiano radicalmente da una storia ali' altra, evocandoci la multiformità di una terra le cui modeste dimensioni non lasciano spazio a monotonia alcuna: il verde rispettato e gelosamente mantenuto del kibbutz, la sabbia che rappresenta le uniche fondamenta di una città in progressione geometrica - Te! Aviv - il deserto implacabile eppure domestico, i vecchi quartieri del porto di Giaffa. Al pari dei paesaggi, anche il sottofondo "ideologico" è cangiante e multiforme assai più di quanto ci si possa immaginare, a dimostrazione che il sionismo non è, non è stato, un credo di stretta osservanza, ma piuttosto un insieme complesso e variegato di impulsi psicologici e politici, di passione e paura, di necessità e vocazione. È questa complessità, in fondo, ad animare i saggi sulla letteratura israeliana presentati qui accanto ai racconti, in cui uno dei motivi dominanti è quello del dialogo intimo, a volte inconfessato, fra passato e presente, fra il prima e il dopo. Vuoi tuffandosi in un mondo remoto e annientato (come costantemente fa Aharon Appelfeld), vuoi misurando il ruolo del sionismo, la sua capacità di rappresentare un impulso attivo della mente e del cuore, ora che lo scopo è stato raggiunto e il popolo ebraico è tornato alla sua terra (un tema questo che coinvolge particolarmente Amos Oz). Con alle spalle tragedie d'ogni sorta, negli occhi immagini che le parole non sanno più descrivere, patimenti corrosivi come l'interminabile gocciolio di un rubinetto guasto, Clara Shiato, alla luminescenza ·della luna piena specchiata in quel lago di Tiberiade che in ebraico è detto "Arpa" forse non solo in virtù della sua forma ma anche per le vibrazioni che imprime alle corde del cuore, ci sa dire: "Quanto è dolce la vita. Com 'è stata bella la mia vita". Vinti da questa ammissione, non resta allora che guardare alle altre storie, tristi o sorridenti, di questa raccolta, con quella levità che solo l'ironia sa porgere in dono.

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