Linea d'ombra - anno XIV - n. 120 - dicembre 1996

gioranza come il più bello venne di fatto costruito, in miniatura, ma molto particolareggiatamente. c) La centralità della osservazione e del!' ascolto Le insegnanti, fin dall'inizio, si proposero di divenire più esperte nell'arte di osservare gli stili di apprendimento di ogni singolo bambino. A questo fine decisero di collaborare con un gruppo di ricercatrici dell'Educational Testing Service sui modi con i quali i bambini imparano a leggere. Questa esperienza aumentò la consapevolezza che bisogna osservare esattamente quel che i bambini fanno e non ciò che assumiamo stiano facendo. E di qui (vado molto rapidamente ...) l'iscrizione delle insegnanti a un corso estivo del Prospect Center in Vermont, dove un'altra insegnante, Pat Carini, stava studiando e insegnando osservazione fenomenologica applicata all'insegnamento. L'idea è: questo bambino scrive in un modo penoso, ma c'è un pattern, in quello che fa? Da che punto di vista, questo che a me pare solo uno scarabocchio, acquista senso? Come devo guardarlo? Questa è stata la chiave fondamentale del successo di queste scuole. Dichiara un'insegnante: "Grazie al corso di fenomenologia [al quale poi sono tornate, a gruppetti, per approfondimenti] ho smesso di essere angosciata dagli scarabocchi e trovato il modo di potenziare al massimo le capacità e gli interessi che quel dato bambino esprimeva. E siccome io lo percepivo in modo differente, anche lui era differente. Più tranquillo, a proprio agio, entusiasta. Poi, con calma imparava anche a scrivere bene". d) La gestione creativa dei conflitti tra scuola efamiglie Il problema dei rapporti con la famiglia diventava cruciale specie nei casi dei bambini "difficili", con problemi. E non erano pochi. L'impressione delle insegnanti era che quello che loro a scuola costruivano, la famiglia distruggeva. Su questo problema si rivolsero ad Arthur Maslow, dell' Ackerman Institute di New York, perché Maslow da tempo sosteneva che "famiglia e insegnanti tendono a vedersi come antagonisti, invece che come persone che cooperano per aiutare i bambini a risolvere i propri problemi". L'istituto organizzò una serie di incontri sul tema: come si fa a dire la verità ai genitori sui loro figli senza farli sentire colpevoli, senza offenderli, ma anzi mettendosi dalla loro parte e imparando cose nuove e utili da loro. Come si fa a costruire collaborazione e fiducia fra famiglia e scuola. Maslow stesso partecipò ad alcune riunioni fra specifiche famiglie e specifiche insegnanti per assisterle nei primi tentativi in questa direzione. Anche l'acquisizione di queste competenze si è rivelata assolutamente fondamentale per il successo della scuola. e) Piccolo è bello Quando si trattò di fondare la scuola media e poi il liceo, sorsero altri nuovi problemi. Primo: il numero massimo degli studenti. In una scuola tutta fondata sulla valorizzazione e potenziamento delle qualità personali i grandi numeri sono mortali. Si finì con la stabilire: non più di quattrocento, ma con delle suddivisioni interne, quasi delle scuolette (di circa ottanta studenti) nella scuola. Questo per garantire un rapporto molto personalizzato fra docenti e studenti e fra studenti. Inoltre sempre allo stesso fine, si stabilì che ogni insegnante avrebbe fatto da "guida" a piccoli gruppi di studenti, sempre gli stessi che sarebbero anche usciti in gite scolastiche e svolto ricerche sia biografiche (uomini e donne famosi o sconosciuti ...) sia autobiografiche ("Biografia" è una materia che si porta all'esame, alla High School di Centrai Park East). QUALE SCUOLA/SCLAVI 15 f) Una scuola collegata con le microprogettualità positive del territorio Infine: a cominciare dalle medie, ma con maggiore enfasi via via al liceo, tutti gli studenti delle "scuolette" hanno una stessa mattina alla settimana libera per recarsi a lavorare presso qualche centro che opera nel territorio. O come assistente di una insegnante alle elementari, o in un ospedale, o con i bambini sordomuti, o con gli anziani, o in un centro teatrale a spedire le cartoline pubblicitarie eccetera. Questa esperienza diventa parte del curriculum, corredata dalle valutazioni dei datori di lavoro. Inizialmente era stata pensata unicamente come approccio al lavoro, ma poi ci si è resi conto che acquisiva anche un altro e forse più importante significato: cambiava l'idea che i ragazzi avevano della propria comunità, mostrando che vi erano luoghi e iniziative in cui venivano accolti volentieri e in cui potevano avere un ruolo oggi e forse anche domani. Bibliografia David Bensman, Lives of the Graduates of Centrai Park East Elementary School. Where have they gane? What did they really learn?, New York, The Center for Collaborative Education and the National Center for Restructuring Education, Schools and Teaching 1994; Quality education in the lnner City: The story of the Centrai Park East Schools. New York, Center for Collaborative Educati on 1987. Sy Fliegel e James MacGuire, Miracle in East Harlem: The Fight for Choice in Public Education, Random House 1993. Deborah Meier, The Power ofTheir Jdeas, Beacon Press 1995. Morgan Gareth, lmmaginizzazione, Franco Angeli 1996. Paolo Perticari (con Lella Giorelli e Marisa Brighi), Attesi imprevisti, Boringhieri 1996. Marianella Sciavi, La Signora va nel Bronx, Anabasi 1994. George Wood, Schools that work. America's most innovative public education programs, Penguin 1992. école NOVEMBRE L'ereditàdi Freinet • IDENTITÀ, RAPPRESENTANZA, MOVIMENTO • FINANZIARIA SCUOLA • VALUTAZIONE • RENDITA BUROCRATICA • AUTONOMIA IERI E OGGI • PERLA SCUOLA DELLAREPUBBLICA • UNIVERSITÀ: CONCORSI• CITTÀ EDUCATIVE• IL BAMBINO IN FUGA • EDUCAZIONE SOCIO AFFETTIVA • EDUCAZIONE INTERCULTURALE• L'AMBIENTE CHE ABITIAMO• IL CINEMA È MORTO, VIVA IL FILM ÉCOLEMENSILEDI IDEEPERL'EDUCAZIONE• ABBONAMENTO ANNUALE(9 NUMERI):L. 45.000 • CCP.26441105 INTESTATOA SCHOLÉFUTUROVIAASSAROTT1I,5TORINO•TEUFAX011.545567 • INTERNEHT:TTP://EEE.ST.ALPCOM.IT/ECOLE • DISTRIBUZIONELLE LIBRERIPED: E• MINIABBONAMENTO[2 NUMERI]OMAGGIO

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