ScuolainAfrica FotoL.Franey/Rapho/G.Neri. d) I professori I professori di queste scuole, a parte le eccezioni, sono la caricatura di un normale triste insegnante, rassegnato e succube, irritato e ironico, di una normale triste classe di una normale triste scuola in un quartiere di classe media. Ne sono la caricatura perché si sforzano in continuazione di raggiungere almeno quel livello minimo di immedesimazione nel ruolo professionale, senza mai riuscirci completamente. Il muro di impenetrabilità, di sguardi opachi e assenti qui è molto superiore e specialmente più costante. Danno l'idea di gente che in un'altra situazione sarebbe bravissima, e quindi a maggior ragione è umiliata di trovarsi ridotta a questi livelli. Così come i ragazzi si sentono feriti perché trattati come "coloro che non sono ma dovrebbero essere studenti di classe media", loro sono feriti di non essere accettati come professori. Sono adulti che non vedono (non sono stati formati a vedere ...) cosa potrebbero imparare da questi ragazzi. Che si sentirebbero persi, in questo ambiente ostile, se non potessero ripararsi dietro lo scudo della competenza specialistica professionale. Ed è qui che "casca l'asino". In sintesi: le scuole del Bronx sono vittime di una serie di equivoci sul rapporto fra imparare e essere uno studente, insegnare ed essere un insegnante. Questi ruoli che anche altrove scricchiolano, qui perdono pezzi da tutte le parti. Le doti principali che un insegnante che opera nel Bronx deve coltivare non sono competenze specialistiche, ma più generalmente umane e sociali: deve saper ascoltare e osservare, saper QUALE SCUOLA/SCLAVI 13 vedere le cose dal punto di vista di un altro essere umano ed essere esperto nell'arte della gestione creativa dei conflitti. Lo so che molti di voi storceranno il naso, ma è ugualmente così: nel Bronx l'immaginazione e l'educazione sentimentale (prime di tutto dei professori) sono più importanti delle conoscenze accademiche. L'approccio generale alla formazione del personale insegnante che propongo corrisponde a quello che un autorevole studioso di management, Gareth Morgan, ha chiamato "delle termiti strategiche". Per la verità le termiti non sono animali molto simpatici, ma a parte questo la metafora si dimostra utile per illustrare un modo di procedere adatto a situazioni in cui si tratta di perseguire "cautamente e tuttavia efficacemente, un grosso cambiamento in situazioni difficili" (Morgan 1996, p. 71); situazioni (come i quartieri a rischio) dove "il processo di leadership e la conduzione del cambiamento non possono essere basate su un piano strategico dettagliato; e nemmeno imposte. Debbono affermarsi e formarsi in modo autorganizzato, evolutivo" (p. 74). Il motivo principale per cui questo approccio mi convince è che descrive efficacemente (come illustrerò più avanti) il modo di operare di alcune scuole "di alta qualità" ad Harlem e nel Bronx, scuole che ho osservato personalmente e che, giacché non cessano di meravigliarmi per la relativa semplicità dei principi ispiratori e complessità dei modi di operare, sto ancora studiando. Vediamo dunque meglio cosa ci suggerisce questa metafora.
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