Linea d'ombra - anno XIV - n. 120 - dicembre 1996

Soweto.FotoGideonMendel/G. Neri. no indifferenti: veicolano rappresentazioni della realtà, noi siamo parlati dalle parole. In questo caso, per stare al dizionario, mentre aggiornare vuol dire "adeguare alle mutate condizioni del presente", formare significa "portare a compimento, nella configurazione richiesta o voluta" ... un bel salto concettuale! Dietro a questa impostazione c'è un costrutto culturale già criticato da Ivan Illich molti anni fa: pensare pedagogicamente l 'intera società. Per essere quello che sei - madre, padre, insegnante eccetera - devi ricevere un'apposita formazione. È un paradigma di incapacità a essere che toglie credito a ciò che vediamo con i nostri occhi e sentiamo con le nostre orecchie. L'esperienza diventa inessenziale e prevalgono forme di validazione della realtà tramite esperti, massmedia eccetera. Le tecniche sostituiscono l'interrogazione dell'esperienza viva e la modificazione dei soggetti coinvolti. Per esempio di fronte al fatto che siamo in presenza di nuove generazioni completamente diverse da noi, dobbiamo ricoITere a un esperto per sapere chi abbiamo di fronte? Oppure ci occorrono tecnologie didattiche elaborate secondo predeterminate tipologie umane e stili cognitivi? All'interno di questo panorama desolante ci sono state anche esperienze di segno contrario. La mia storia professionale più recente, condivisa con altre insegnanti, è stata una di queste, in controtendenza rispetto alla esasperata pedagogizzazione delQUALE SCUOLA/COSENTINO 11 l'intera società. Ci siamo legittimate a pensare "in proprio", a elaborare in prima persona proposte educative e didattiche. Abbiamo anche organizzato seminari che si basavano sulla valorizzazione della competenza che l'insegnante ha già. E non è un caso che queste iniziative siano cominciate da donne che avevano già dato valore all'esperienza umana femminile e alla presa di coscienza, facendone il centro della loro politica. Sapere di sapere2 è il titolo provocatorio del quaderno che pubblica alcuni di questi nostri percorsi, ma è anche la scommessa per riprendersi come insegnanti la parola sulla scuola. Note 1) Platone, Simposio, cit. da Luce Irigaray, Etica della differenza sessuale, tr. it. di Luisa Muraro e Antonella Leoni, Feltrinelli, Milano 1985, p. 24. A parlare è Diotima. Sull'incompetenza vedi anche il mio contributo Dentro e fuori la cittadella, in Ipazia, Autorità scientifica, autoritàfemminile, Editori Riuniti, Roma 1992. 2) A cura di Anna Maria Piussi e Letizia Bianchi, Sapere di sapere, donne in educazione, La prima ghinea, Rosenberg & Sellier, Torino 1995.

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