Linea d'ombra - anno XIV - n. 119 - ott./nov. 1996

90 DALGIAPPONE/ODA MAKOTO ODAMAKOTO UNAVOCEDALGIAPPONEPACIFISTA Manuela S uriano Oda Makoto, saggista e romanziere giapponese, è nato ad Osaka nel 1932 e vive attualmente a Nishinomiya. È conosciuto in Giappone e all'estero, oltre che per la sua attività di scrittore, per la sua militanza nel movimento per la pace. Ha raggiunto la massima popolarità nella seconda metà degli anni sessanta, come uno dei fondatori del Beheiren, il Comitato dei cittadini per la pace in Vietnam, che ha segnato l'inizio del suo impegno in attività contro la guerra e nella lotta per il rispetto dei diritti umani. Anche in seguito allo scioglimento del Beheiren, avvenuto nel 1973, Oda ha continuato a operare in vari gruppi, impegnandosi in questioni riguardanti la pace, l'ambientalismo, i diritti umani, nonché in problemi più specificamente attinenti alla politica giapponese. Ha inoltre partecipato ali 'attività del tribunale permanente per i diritti dei popoli. Collabora a varie riviste e quotidiani giapponesi e partecipa a numerosi incontri e conferenze. Frequenti sono i suoi soggiorni all'estero, connessi anche alla sua attività di insegnamento (segnaliamo ultimo il soggiorno di un anno negli Stati Uniti, dove ha tenuto tra il 1992-93 un corso di letteratura giapponese presso la State University di New York). Fra le traduzioni in altre lingue della sua vastissima produzione letteraria e saggistica, di cui non esistono traduzioni in italiano, si segnalano il romanzo Hiroshima ( 1981) uscito in inglese con il titolo The Bomb (Kodansha lnternational, Tokyo 1990) e l'edizione francese del suo saggio Les intellectuels japonais (Publications Orientalistics de France, Paris 1979). A un anno di distanza dalle commemorazioni, ufficiali e non, che nel mondo hanno ricordato il cinquantesimo anniversario di Hiroshima e Nagasaki, le date del 6 e del 9 agosto sono nuovamente destinate a passare più in sordina. In Giappone però, più che altrove resistono ancora alla tendenza ali' oblio. Nel paese che fu vittima dell'olocausto nucleare echeggiano ancora le testimonianze dei sopravvissuti che hanno tentato di "narrare l'inenarrabile". Accanto ad esse si collocano le opere di quanti, intellettuali e scrittori, pur non avendola vissuta direttamente, si sono sforzati di rappresentare l'esperienza del bombardamento atomico su Hiroshima e Nagasaki nella sua ancora tragica attualità, in un mondo che non ha mai smesso di sperimentare e produrre armi nucleari. Negli oltre cinquant'anni trascorsi che hanno visto in Giappone la comparsa e lo sviluppo di un nutrito filone letterario comunemente indicato come genbaku bungaku (letteratura della bomba atomica), vario è stato l'approccio dei diversi autori al tema dell'olocausto nucleare. Le opere che hanno ottenuto riconoscimento anche al di fuori del Giappone sono quelle che fanno della tragica esperienza di Hiroshima e Nagasaki un evento chiave di portata universale con cui la coscienza umana non può non confrontarsi. Fra queste, ancora sconosciuta al lettore italiano, è l'opera di Makoto Oda, narratore, saggista, nonché noto attivista del movimento pacifista giapponese. Scrivere un romanzo sul tema dell'olocausto atomico è sempre stato sentito da Oda come una "profonda necessità" per quanto, come lui stesso ci spiega, ciò lo ponesse di fronte a non poche incertezze: "Per qualunque scrittore scegliere come soggetto Hiroshima rappresenta un'impresa terribilmente difficile. L'argomento è troppo ampio da afferrare e la scena troppo irreale da immaginare. Per molti anni non ho potuto affrontare l'impresa. Solo dopo aver cominciato a prendere attivamente parte al movimento contro la guerra al tempo del conflitto in Vietnam ho potuto mettermi a lavorare a un simile romanzo, per portare a termine il quale ci sono poi voluti sette anni. In questa fatica, ritengo che la mia scoperta, o meglio, presa di coscienza del rapporto vittima-aggressore abbia avuto un ruolo non secondario nell'aiutarmi ad afferrare il significato dell'olocausto, consentendomi di personalizzare e al contempo universalizzare l'intera tragedia". Il romanzo in questione, dall'essenziale titolo Hiroshima, si spinge in realtà molto al di là del!' evento del bombardamento atomico in sé; la relazione "vittima-aggressore" a cui l'autore fa riferimento, punto chiave per comprendere il suo pensiero, mette lucidamente a nudo la possibilità per uno stesso soggetto, nel caso specifico il Giappone della seconda guerra mondiale, ma il concetto è applicabile anche ai singoli individui, di essere al contempo vittima e aggressore. li romanzo parte dalla considerazione che il giorno del bombardamento a Hiroshima non erano presenti solo giapponesi, ma anche migliaia di coreani, indonesiani, cinesi, nonché numerosi prigionieri di guerra americani. Decine di migliaia di giapponesi perirono nel bombardamento o soffrirono atrocemente per l'esposizione alle radiazioni nucleari, che in molti casi ne provocarono la morte; quelle stesse "vittime" dell'aggressione atomica statunitense erano però al contempo e a pieno titolo "aggressori", per esempio nei confronti dei numerosi coreani deportati forzatamente a Hiroshima in seguito alla colonizzazione del loro paese da parte del Gi,appone. La considerazione del Giappone non solo come vittima del1'olocausto atomico ha fornito il romanzo di una visione universale in grado di trascendere qualsiasi confine nazionale, come a dire che la guerra, qui simboleggiata dalla bomba atomica, è un problema da affrontare globalmente, senza limitazioni geografiche. Hiroshima, concepito negli anni della guerra fredda e della deterrenza nucleare, mostra l'annientamento fisico di tutta l'umanità come evento possibile e la minaccia atomica come un filo collegante i paesi del mondo, benché l'attenzione di Oda non sia rivolta solo ai pericoli derivanti dalla produzione e dall'uso di armi atomiche, ma anche a ogni forma di guerra e di contrapposizione, dal livello personale alle relazioni tra gli stati. Ogni personaggio ha la sua piccola guerra da combattere prima ancora del conflitto armato vero e proprio: pregiudizi e discriminazioni, diffidenze reciproche, conflitti razziali e di interesse. Sono queste tante piccole guerre che sembrano portare ali' orrore ultimo della bomba atomica. Il romanzo si popola di numerosi protagonisti, persone comuni di diversa nazionalità, dislocati in un'ampia scenografia che va dal deserto del Nevada alle isole del Pacifico, dai campi di detenzione per giapponesi negli Stati Uniti a Hiroshima. L'effetto dato è quello di una serie di quadri indipendenti e simultanei mancanti di una trama organica generale, ma che danno maggiore forza all'emergere, durante la narrazione, di un filo conduttore unico, rappresentato dalla bomba e dalla sua potenza

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