Linea d'ombra - anno XIV - n. 119 - ott./nov. 1996

88 DALGIAPPONE/ÒBA MINAKO "Quando hai sposato Shéìzéì,ho pensato: "Le sta proprio bene!". Mi ero tranquillizzata. Ero convinta che con lui non saresti mai potuta diventare una scrittrice". Il semaforo era rosso: Kikue l'aveva detto ridendo, voltandosi verso Yurie. "Quando Shéìzéìsi è trasferito dall'impiego statale alla compagnia, la pensavo ancora così, perchè è impossibile che un uomo pratico, dalla vita regolare, riesca a stare con un'artista". "Davvero? Ma se, come dici tu, io sono un'artista, allora anche Shéìzéìè un uomo particolare, no?". "Mah, forse". Kikue rise in modo ambiguo. "Era così anche quando sei entrata all'università". "In che senso?", Yurie non sapeva cosa dire. "Non hai forse frequentato una scuola pratica? Priva di fantasia, la tua università ha sempre perseguito come unico scopo quello di educare persone utili a qualcosa". "Credo si dica così". "Ho ripetuto più volte l'esame per entrare alla scuola di musica ed era proprio per competere con te". "Che stupida sono!". Rispetto alle sue parole, l'espressione di Kikue non era scontenta: al contrario, sembrava molto serena. "A proposito, ho incontrato quell'uomo". Yurie cambiò discorso. "Quale uomo?". "Il diplomatico. L'ho incontrato a un party dell'ambasciata inglese. Mi ha chiesto di te". "Ah sì?". La risposta di Kikue era priva di emozione. Non era la persona per cui, ai tempi dell'università, diceva di poter vivere o morire? "Per me era così importante, allora, che avesse superato l'esame per entrare nella carriera diplomatica, vero?". "Sembra che ai diplomatici piacciano le buone forchette". Yurie rise: in passato, Kikue parlava spesso di quel famoso episodio e finiva sempre per piangere. Il discorso le ricordava l'ipersensibilità della sorella minore a quei tempi, quando sosteneva che più lui le diceva quelle cose, più le piaceva. Forse perchè erano completamente diversi. Anche se si fossero sposati, sarebbero sempre rimasti diversi. Ancora oggi, se avesse incontrato un uomo che preferiva le donne che mangiano come uccellini, Kikue avrebbe mostrato un robusto appetito. "Era veramente un brutto tipo. Non gli farei mai avvicinare mia figlia per nessun motivo". Dal tono della voce, Yurie ebbe la sensazione che Kikue ne fosse ancora un poco innamorata. Sericordava bene, una volta sua sorella le aveva confidato di essere incredibilmente attratta proprio dalla crudeltà di quell'uomo. Quando lo aveva incontrato ali' ambasciata, le era parso incline ad assumere gli atteggiamenti sussiegosi propri della diplomazia: aveva avuto l'impressione che quella tendenza trasparisse di tanto in tanto al fondo dei suoi discorsi estremamente cauti. Kikue cambiò argomento senza difficoltà. Se fosse stato tanto tempo prima, si sarebbe dilungata a non finire su quella storia. Finalmente, pronunciò il nome di Kyéìsuke. "Kyéìsuke era una di quelle persone che non sanno neanche ballare. Quando ballavamo insieme, sembrava che facessimo judo". L'immagine di Kyéìsuke, impegnato a ballare a quel modo con Kikue, attenuò l'antipatia che Yurie provava nei suoi confronti. "Adesso vado a ballare ogni settimana. Donald sa ballare come i cosacchi". "Che bello!". Yurie temette che Kikue potesse leggerle dentro quanto poco la colpisse quel tipo di abilità. "Donald non ha alcun titolo di studio. Perciò, quando io lavoravo all'università il mio stipendio era più alto del suo. Nonostante lui lavorasse molto. Al mondo succedono strane cose. Adesso fa il carpentiere specializzato in una fabbrica. Credo che si occupi delle riparazioni, quando si rompe qualcosa qua o là. Anche io, alla fine mi sono stancata di insegnare giapponese. Dopo tutto, non era un lavoro che mi piacesse. Lo facevo per guadagnare. Adesso lavoro in un negozio di strumenti musicali. Dico così ma, siccome è in una piccola città, non si capisce se venda strumenti musicali o souvenir: ci sono dischi, spartiti, cassette, cioccolato e perfino bigiotteria, esposti alla rinfusa ... Sembra che stiamo bene, insieme". "Donald è divorziato?". "Non si è mai sposato. Quando eravamo a New York, la donna con cui stava prima è venuta a trovarlo una volta, però mi sembrava contenta di vederlo con me. Io gli ho chiesto se voleva tornare a vivere con lei. Chissà, forse non lo ha fatto per non darle fastidio". Kikue sembrava un po' preoccupata. "In che senso?". "Ho avuto l'impressione che lei non avesse voglia di riaverlo in casa. Forse perchè aveva pensato di essersene sbarazzata definitivamente. Per una qualche ragione, i suoi quadri hanno cominciato ad essere richiesti. Pensa: al Greenwich Village! Ha del talento. Non è cosa da poco riuscire a mantenersi con i quadri. Bei quadri di mele, di fiori". Raccontava cantilenando e fissava la sorella, che vide balenare la burla nel fondo dei suoi occhi. "Come vanno le vendite dei tuoi romanzi?". "Mah, diciamo che mi danno da vivere ...". "Che brava". Kikue l'aveva detto con un'aria distratta, solo perché le era sembrato doveroso. "Non tornerai in Giappone?". "Mah, forse tra poco me ne verrà voglia ... quando nessuno parlerà più di me". "E a casa di Kyéìsuke?". "Ci siamo separati. Ciascuno pensa per sé". "E allora, perchè non divorziate?". "Perché, c'eravamo sposati?". Kikue rideva. "Avevo dimenticato che esistesse il matrimonio. Se me lo proponesse, divorzierei in qualsiasi momento". "Se sia tu che lui rimarrete soli, non è detto che non vi venga voglia di tornare insieme. Lasciate tutto così com'è". "La donna con cui vive ammirava scrittori giapponesi che tu disprezzeresti. Credo sapesse anche che noi due siamo sorelle. Una volta mi ha fatto perdere le staffe e le ho detto: "Ma non sarebbe meglio che la smettessi di occuparti di letteratura?". Allora, cosa credi che abbia detto Kyéìsuke? Ha detto: "Da bambine, la sorella maggiore che ora è una scrittrice la maltrattava: eèco perché ha dei pregiudizi". Quei due stanno proprio bene insieme! Ti ricordi? Mi pare che mamma dicesse che io ero il cancro della famiglia. Lo disse anche a me. Quella volta, mi chiesi se questo cancro non fosse ereditario". Yurie sgranò gli occhi senza volere, mentre il cancro che le stringeva in un cerchio fluttuava davanti a lei come un gigantesco albero di corallo sul fondo del mare, in balìa delle onde. Gli occhi di Kikue erano presi dal tic in modo quasi impercettibile. Come Katiusha, quando si copriva il viso con la neve di primavera. 8 In passato, quando sentiva che la sorella stava per eccedere nel mettere a nudo una verità, Yurie prendeva a maltrattarla nel tentativo di farla tacere. Se non riusciva a fermarla in tempo, ricordava tenacemente quelle cose e gliele rinfacciava nei momenti più inaspettati.

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