Linea d'ombra - anno XIV - n. 119 - ott./nov. 1996

84 DALGIAPPONE/ÒBA MINAKO emozionata, senza toccare cibo, non lo ripagava dell'aver speso un quarto del suo stipendio per accompagnarla in un locale di alta classe. Forse sognava una donna che, in tali circostanze, si comportasse come una principessa, raffinata e brillante. Tornava a pensare che a trattarla con durezza l'aveva spinto l'assoluta incapacità di lei di volare al di sopra dei propri limiti. Sapeva che, qualora non l'avesse avuta davanti agli occhi, le sue lacrime e la sua disperazione lo avrebbero tormentato, ma il ripetersi di queste situazioni lo esasperava e lo portava a deridere il suo stesso sentimentalismo. "È tutta presa di sé e non si preoccupa per niente di quello che mi passa per la testa, ne sono sicuro. E fino a un attimo fa mi avrà creduto uno sciocco, ansioso di sentirsi in torto. Mi sono sentito colpevole senza ragione. Non ce la faccio più a convivere con quel groviglio di ottusità e ipersensibilità che è in lei". Giunto a una tale conclusione, aveva deciso di lasciarla. Quando l'aveva di fronte, si spazientiva perchè lei non faceva nessuno sforzo per capirlo. Quel che è peggio, aveva l'aria di ridere delle sue preoccupazioni e ciò gli faceva perdere la testa. Gli veniva voglia di maltrattarla senza una ragione. In quei momenti, forse si sarebbe accontentato di scoprire in lei una reazione che conducesse il suo spirito pronto alla lite a una catarsi. A quel punto, invece, con un improvviso cambiamento d 'umore, la ragazza si faceva trascinare da un'emozione indefinibile, gettando anche lui in uno stato di confusione. Gli rimaneva di fronte con l'arma dei suoi singhiozzi impauriti. Quando una donna era spaventata dalla sua violenza, però, gli veniva voglia di trattarla ancor peggio: se piangeva, provava una sensazione di oppressione, quasi di tormento, e il fastidio che gliene derivava lo portava a giustificare il proprio odio nei suoi confronti. Da parte di Kikue, la soddisfazione che le davano i ristoranti eleganti era dovuta in massima parte al pensiero della generosità del suo uomo, mentre del cibo non le importava granché. "Che stupida. Kikue non sa immaginare i pensieri degli altri. Il fatto che non riesca a capire neanche il compagno, mi fa dubitare che lo ami davvero". La madre aveva sospirato. "Kikue è molto emotiva. Ha reazioni eccessive. Tanto che il suo stomaco smette perfino di produrre succhi gastrici", protestava Yurie nel tentativo di difendere la sorella. E la madre, irritata: "Figurati! Quando io o tuo padre la rimproveriamo, quella lì non solo si serve il riso senza complimenti, ma si lamenta addirittura che il resto della cena non basti". Perchè non riusciva ad avere quell'appetito con il suo uomo? Eppure la semplice cena di tutti i giorni, a base di pesce arrostito o di verdure lessate, era più che sufficiente ad attirarla, distogliendola dai rimproveri della madre. "Quella ragazza ha fantasia solo per ciò che le interessa". La madre scuoteva la testa. Era quasi certa che Kikue avesse sposato Kyosuke per ripicca nei confronti di quel fidanzato che l'aveva lasciata. Secondo lei, quello era un uomo che si sarebbe potuto definire affascinante e la figlia sembrava soffrire del fatto che Kyosuke non fosse come lui. In che senso, ne soffriva? "Il suo occhio sinistro e quello destro vedono cose diverse. Ecco perché non riesce a mettere a fuoco e le è venuto quel tic. Sento che succederà di nuovo qualcosa di brutto", si era lamentata la madre. "Eppure, credevo che quell'episodio si fosse concluso". 'Quell'episodio' era la relazione precedente. Presa la decisione definitiva, l'uomo aveva incontrato Kikue per l'ultima volta in una locanda vicino a un lago, in montagna. Chissà, forse aveva cercato uno scenario romantico. Gli sembrava di essere riuscito a concludere il discorso in modo soddisfacente, ma quando erano usciti in barca lei si era gettata in acqua. Erano vicini alla riva e l'uomo, abile nuotatore, l'aveva soccorsa riportandola a bordo. Una volta in salvo, pare che Kikue gli avesse detto: "Volevo vedere se mi avresti aiutata o no". Poi, aveva aggiunto ridendo: "Visto che mi hai aiutata, ti lascerò andare". L'uomo, ovviamente spaventato, aveva spedito un telegramma alla madre della ragazza pregandola di accorrere. Era rassegnato ad accettare tutto quello che gli avrebbe detto. "D'ora in poi, per quanto Kikue la chiami, mi faccia il favore di non rivederla. Capisco ciò che prova, ma badi: se dovesse accadere di nuovo, potrei trasformarmi in un demonio e farle succedere qualcosa di spaventoso per mezzo di mia figlia". La madre portò via la ragazza e da allora non parlò mai più con lei di quell'episodio. Yurie non sapeva esattamente come Kyosuke avesse conosciuto la sorella, ma le sembrava di rivederli mentre passeggiavano insieme. Lei, con un fare arrogante e al contempo triste, si muoveva come una principessa imbronciata che seguisse le istruzioni di un ciambellano sgradito. Dal suo piedistallo ignorava palesemente le affermazioni del compagno, oppure arrivava al punto di ostinarsi in discorsi artificiali, vistosamente affettati. Ora, però, Kikue non pensava che al figlio, con cui stava giocando: i suoi occhi, di un marrone scintillante, erano pieni di vivacità e dolcezza e avevano dimenticato il tuffo nel lago. Da parte di Yurie, dunque, non c'era nessuna ragione di giudicare negativamente quel matrimonio. Ad ogni modo, di lì a poco la ragazza lasciò il Giappone. Kikue aveva una bella pelle giovane, vellutata come una pesca, e occhi limpidi e infantili: forse, Kyosuke non chiedeva di più. La giovane mamma che allattava il bimbo era il ritratto della felicità. Tempo dopo, sembrava che ormai la ragazza si fosse stabilita definitivamente in America. Tuttavia, le sue lettere, che arrivavano di tanto in tanto, divennero più rare e il loro contenuto si fece scarso di descrizioni chiare: naturalmente, le storie sui computer sparirono. Le notizie riguardavano soprattutto le vicende dei figli. Scriveva: "Machiko è andata alla sua prima festa da ballo della scuola media. Mentre era fuori, non riuscivo a prender sonno dall'agitazione. Quando l'ho vista tornare così presto, però, ho cominciato a preoccuparmi per un motivo diverso: in America, se non sai trovarti un ragazzo senza l'aiuto dei genitori pensano che sei una buona a nulla". Oppure: "Joji è nella squadra di lotta libera, nella categoria dei pesi leggeri. Osserva una dieta a base di proteine. Teme che pesce e carne siano inquinati e si fa il tofu2 da solo, bollendo i fagioli di soia. D'altra parte, i fagioli crescono su terreni inquinati: forse ci sono problemi anche con quelli". Su Kyosuke non scriveva mai nulla e di se stessa diceva, tra l'altro, che era entrata a far parte di un coro. Anni prima, Kikue avrebbe voluto frequentare una scuola di musica. Aveva tentato due volte l'esame di ammissione senza superarlo, quindi aveva iniziato a studiare letteratura inglese in una università femminile. Anche in quel periodo era in un coro. La madre era preoccupata: era strano che non desse mai notizie del marito. Con l'arrivo degli anni settanta, spostarsi dal Giappone agli altri paesi era diventato più agevole: chi era stato fuori a lungo tornava in patria per le vacanze e molti giapponesi facevano viaggi all'estero. Nonostante ciò, Kikue non era tornata a casa neanche una volta.

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