Foto T. Wogner/Saba/Rea/Contrasto. Giappone, era difficile per una donna trovare un lavoro simile: sembrava soddisfatta, anche se per il momento non era che la lettrice di un noioso corso per principianti. Nell'insieme, tic e strabismo assunsero nella memoria di Yurie un certo fascino erotico e seducente. Tempo prima, vide con la madre il film di Fellini La Strada. La donna aveva commentato che Kik:ue somigliava a Gelsomina, la protagonista idiota, e si era detta in ansia per il futuro della ragazza. Aveva l'abitudine di preoccuparsi in continuazione, creando dal nulla con una sbrigliata fantasia storie tragiche. "Alla fine, Gelsomina muore come un cane, in riva al mare, suonando la tromba, dopo che lui l'ha abbandonata. Lo fa piangere, quell'uomo, ma tardi!". Negli occhi della madre si era affacciato addirittura un sottile velo di lacrime. "Smettila con queste assurdità". Yurie tentò di confortarla, ma non seppe trovare le parole giuste. Se Kikue avesse fatto quella fine, pensò, lo si sarebbe dovuto a un talento innato. Per qualche tempo la madre aveva continuato a vedere film interpretati dalla stessa attrice. Del resto, andava al cinema una volta alla settimana. Erano sempre storie di donne che, per la loro ingenuità, subivano esperienze terribili a causa di un uomo. Ne aveva parlato con il marito: "Senti, io non riesco a darmi pace per la situazione di Kikue". Poi si era lamentata con Momoe, la più piccola delle tre sorelle. "Un cancro, ecco cos'è quella ragazza per la nostra famiglia", disse a Yurie, "un cancro che si sta espandendo a poco a poco e DALGIAPPONE/ÒBA MINAKO 83 che nessun intervento chirurgico potrebbe asportare". Negli occhi della donna era balenata l'immagine spaventosa delle cellule cancerogene che si moltiplicavano. Ma di cosa stava parlando? In quel periodo Kikue aveva perso la testa per un tale, che la trattava in modo orribile. Superficiale com 'era, di tanto in tanto veniva colto da rimorsi e la invitava in ristoranti di lusso. Nonostante apprezzasse gli ambienti eleganti, la ragazza non prendeva mai l'iniziativa di andare da sola in quel tipo di locali. Le piaceva, però, che qualcuno ve l'accompagnasse. Quando si vantava di aver mangiato con lui nel tal posto o nel tal altro, Yurie se la ricordava bambina, felice di far parte del seguito di qualche compagno di scuola di carattere forte, che sembrasse avere un ascendente sugli altri. Oppure, ripensava a quando lei stessa l'aveva trattata male, stanca di averla sempre intorno. Poteva capire, quindi, lo stato d'animo che spingeva il suo accompagnatore a comportarsi con lei in modo poco gentile. Kikue parlava di lui dalla mattina alla sera. Tra sé e sé lo paragonava, soddisfatta, ai giovani corteggiatori di Yurie. Quando, però, la invitava in quei ristoranti eleganti, pur essendone commossa non poteva non ripensare al comportamento crudele che le aveva usato: avvertiva un senso di disagio e non riusciva a mandar giù niente. Lui perdeva di nuovo le staffe: "A me piacciono le buone forchette!". Si rendeva conto che la ragazza non era sulla sua stessa lunghezza d'onda. Tuttavia, una tale, ostinata introversione lo esasperava fino a fargli alzare la voce. L'immagine di lei che sedeva
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