82 DALGIAPPONE COLORE QUOTIDIANO LAPROSADIOBAMINAKO a cura di Maria Gioia Vienna Oba Minako LASTRADA La produzione della scrittrice Oba Minako, nata a Tokyo nel 1930, comprende opere in prosa e poesia, saggi e pièces teatrali. Con un bagaglio di esperienze di forte peso emotivo - dalla partecipazione, appena quindicenne, alle squadre di soccorso alle vittime del bombardamento atomico di Hiroshima,fino al lungo soggiorno negli Stati Uniti (1959-1970) ali' epoca della contestazione studentesca e dei grandi movimenti pacifisti e ecologisti - affronta nelle sue opere una sorprendente varietà di tematiche. Tra queste, acquista un peso centrale l'analisi della difficoltà di una comunicazione autentica tra individui. Ambientazioni non giapponesi e personaggi stranieri propongono spesso il tema del conji"Olitointerculturale, inteso come espediente per ribadire l'assoluta necessità di un dialogo scevro di preconcetti. Con toni via via meno polemici, le sue protagoniste si muovono alla ricerca di una realizzazione personale che ha come principale termine di conji-onto il proprio partner: il tema della vita di coppia, infatti, è sempre presente, anche quando quest'ultima viene ritratta in situazioni molto al di là dei limiti imposti dagli stereotipi tradizionali. Dopo aver inseguito il mito del!' individualismo occidentale, negli ultimi anni la scrittrice sembra aver trovato il suo modello ideale di donna - un essere volitivo e passionale, che allo stesso tempo conservi i tratti tipici di una spiccata femminilità - nelle protagoniste della letteratura classica giapponese del periodo Heian (794-1185 sec. d.C.). Inoltre, pur essendo spinta verso una cultura che superi i limiti geografici di "nazione", Oba attinge originali spunti dal folklore e dalla mitologia giapponese, dando vita a lavori il cui stile ricco di metafore è caratterizzato da una prosa poetica che ha raggiunto la sua piena maturazione a partire dagli anni ottanta. Molto conosciuta ali' estero,finora non è mai stata tradotta in italiano. In Giappone ha ottenuto numerosi riconoscimenti, tra i quali il Premio Akutagawa 1968 con Sanbiki no kani (I tre granchi, 1968), il Premio Tanizaki 1982 con Katachi mo naku (Informe e silenzioso, 1982), il Premio Noma 1986 con Naku tori no (Cantano, gli uccelli, 1985), il Premio Letterario Kawabata 1989 con Umi ni yuragu ito (Un filo ondeggiante sul mare, 1989), e infine il Premio Letterario Yomiuri 1991 con la biografia Tsuda Umeko (1990). Tra i racconti degli ultimi anni, presentiamo qui Michi (La strada, 1983), particolarmente interessante per la sua peculiarità di raccogliere in poche pagine molti dei temi cari ali' autrice. Notevole, inoltre, appare la ricchezza di riferimenti alla letteratura, al cinema e al teatro internazionali: i ben dosati rimandi a una cultura di respiro mondiale suggeriscono come quest'ultima sia ormai completamente assimilata dagli intellettuali giapponesi. Yurie aveva rivisto dopo dieci anni la più grande delle due sorelle minori: Kikue aiutava suo figlio, assicurato al seggiolino con una cinghia, a tenere fra le mani il biberon e intanto parlava senza interruzione del marito, Kyosuke. A suo dire, all'istituto di ricerca della ditta dove lavorava era molto stimato. Era un genio, questo voleva lasciar intendere Kikue. Un'occasione in più per ribadire che, paragonato a Kyosuke, il cognato Shozo era un uomo assolutamente ordinario. Kikue e il marito si erano sposati nel periodo in cui Yurie si trovava all'estero. "Nel tuo ruolo di sorella maggiore mi hai sempre creato dei complessi. Non ho mai fatto niente meglio di te. Avrai pensato anche tu la stessa cosa".' Gli occhi di Kikue si contrassero, strabici. Yurie ricordò quanto la madre si desse pensiero per questo disturbo che di tanto in tanto affliggeva la ragazza: lo considerava un barometro dello stato emotivo della figlia. "Nei dieci anni che hai trascorso all'estero, sono riuscita finalmente a trovare un equilibrio". Kikue era trionfante. Anche quel problema agli occhi era forse il segno di una straordinaria eccitazione. "E così, pare che ce ne andremo in America proprio adesso che tu non ci sei più. Ha avuto un buon impiego. E poi, da quelle parti è più facile tirar su i figli, no?". Yurie rispondeva distrattamente. Si sentiva quanto meno in dovere di fingere invidia verso quella sorella, alla quale tutto sembrava andare a gonfie vele. Tuttavia, era disorientata: fin da bambine, l'altra l'aveva considerata una rivale senza che ce ne fosse motivo. Kikue raccontava senza interrompersi, e con un'incredibile facondia, del lavoro del marito, che aveva a che fare con i computer. "L'era dell'informazione è appena iniziata e proprio il computer ne sarà il grande protagonista, perchè è assolutamente impossibile che il cervello umano possa controllarla nella sua globalità". Riempiva le frasi di termini tecnici come hardware e software, che forse la sorella non aveva mai sentito prima, quasi si divertisse a gettarle fumo negli occhi. In quel periodo, verso la metà degli anni sessanta, un dollaro valeva trecentosessanta yen. Un neolaureato guadagnava poco più di diecimila yen. Il marito di Kikue, invece, avrebbe ricevuto uno stipendio annuo di quindicimila dollari. Molto apprezzato per le sue competenze, lo avevano destinato al centro di ricerca di una compagnia conosciuta in tutto il mondo, con sede alla periferia di New York. Il suo stipendio si era praticamente moltiplicato di quasi trenta volte in un sol colpo. Poi, di tanto in tanto arrivarono brevi lettere. Dicevano che Kikue insegnava giapponese all'università. A quei tempi, in
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