80 NARRATIVAITALIANA/MAGAGNOLI Maria luisa Magagnali. FotoGiovanni Giovannetti/Effigie. dover chiedere, mi sembrava una brutta cosa. Delle conversazioni che ho avuto, delle confidenze che ho raccolto, non ho mai voluto registrare nulla. Preferivo addirittura non parlare, non fare domande. Mi bastava stare vicino alle persone e respirarne l'aria. Mi piaceva andare a pranzo, parlare del più e del meno, così. (Magagno/i accompagna con un morbido gesto della mano quel suo "così", che allude a una modalità empatica,fusionale, di relazione, esplorazione, ricerca.) Sembra un controsenso perché, per arrivare al romanzo, ho dovuto raccogliere una documentazione enorme. La mia sensazione è quella di essermi creata una montagna di informazioni che poi, per scrivere, ho dovuto distruggere, assimilare. Il progetto di scrittura di questo curioso romanzo storico, che a cose fatte sembra avere maggior familiarità con il realismo magico che scrupolo documentale, è andato evolvendosi lungo la strada? All'inizio pensavo essenzialmente a un romanzo storico. Il personaggio della ricercatrice che va in Argentina, per esempio, non doveva esserci. Avevo in mente un lavoro iperdocumentato, scrupoloso, rigorosamente attinente alla verità storica. A un certo punto, però, mi sono accorta che per me tutto ciò che avevo scritto era falso. Sono dunque ripartita da capo e ho riscritto la mia storia in forma di romanzo. Per una forma di onestà, per gusto di parità, ho messo tra i personaggi anche la narratrice. È faci le parlare solo degli altri. A volte Io è un po' troppo. E come è uscito dal cassetto, il dattiloscritto di Un caffè molto dolce? Al ritorno dall'Argentina, ho trovato lavoro presso la rivista femminile "Vera". Una mia collega ha letto il romanzo, lo ha trovato interessante e mi ha consigliato di mandarlo alla Bollati Boringhieri. Ho deciso di obbedire. Non bisogna fare eccessivo affidamento sulle proprie idee, essere troppo rigidi con le proprie convinzioni. Ogni tanto vale la pena di affidarsi alla sorte. Dopo due mesi, la casa editrice mi ha fatto sapere che la prima lettura del mio romanzo aveva avuto esito favorevole. Il resto è cronaca. Le reazioni della critica sono state buone e la risposta del pubblico commovente. Ricevo tante telefonate di lettori comuni, mi dicono che Un caffè molto dolce è tanto bello, qualcuno piange. C'è molto amore intorno a me. Mi cercano, mi vogliono conoscere. Quindi laformula storico più romanzesco funziona? Sì, è una mescolanza efficace. Ed è anche quello che volevo, perché il mistero di fondo di questa storia è: per quali ragioni Severino faccia ciò che fa. Le prime stesure, storicamernte fedelissime, erano così di cartone, così finte, proprio perchè il mistero era stato rimosso. Gli storici, spesso, sono spinti soltanto dalla curiosità intellettuale. La mia spinta era un'altra. Non mi sono presentata ai protagonisti attratta da una storia intellettuale che riguardava altri, ma perché me ne sentivo parte anch'io. L'enorme lavoro di ricerca che ho fatto - letture storiche, analisi dei
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