Linea d'ombra - anno XIV - n. 119 - ott./nov. 1996

Però a volte ci vanno anche loro due col papà all'estero, fa Aurelio. Giocando con gli altri la piccola energumena ha difatti raccontato, più di una volta, di essere stata in Cina, in Israele, e quando era piccola in America eccetera, e poi che a casa hanno Internet e due computer superpotenti, e tanti videogiochi e videofiabe ... Beati loro che si possono muovere, sospira la Biason, noi siamo inchiodati. Io pendolo Vicenza-Verona, Verona-Vicenza, e mio marito sta in banca. Le maestre della mattina. Tutte superattive, tutte iscritte a qualche corso di aggiornamento, non hanno mai un minuto di tempo, eppure è come se fossero ferme, imbalsamate, in bacheca. Se occorre qualcosa, niente da dire, sono pronte, però fra loro è tutto l'inverno che lo vedono e continuano a chiamarlo "il nuovo". È soltanto il direttore, il piccoletto pugliese, che gli dice Aurelio e mio caro, forse perché è più vecchio, sui cinquanta; e senza che ne abbiano mai parlato lui sente di avere in lui come un familiare. Allora, Ada, fa' vedere cos'hai fatto. Sotto di lui niente si muove. L'energumena è come se non avesse sentito. Aurelio si curva su di lei, fino a sfiorarle la guancia e a bere il suo odore, e nel piacere di quell'odore buono, sano, caldo, la circonda col braccio destro e con la destra le prende la manina che con un pennarello azzurro sta scarabocchiando qualcosa d'informe, una specie di uovo, perché a disegnare si sa che è negata. Cosa volevi raffigurare? La tartaruga, dice Ada, e l'uovo si allunga, con un segno incerto, in una specie di coda, di proboscide. Ma questa proboscide ... azzarda Aurelio. È un piede. Aurelio ride, e tanta incapacità in quell'energumena dalla manina di flanella lo riempie di tenerezza. Ma a te chi ti mette mai in crisi? sussurra. Nessuna risposta. Si difende? Mai vista tanta fermezza. Allora lui le mette la bocca umida sull'orecchio e le bisbiglia: Ada, sei così bella che vorrei sposarti. La manina sguscia fuori dalla sua per cambiare pennarello, da rosso a blu, e disegnare una seconda proboscide. Ma da un paio di tavolini più in là li stanno guardando: un paio d'occhi come animali selvatici, di un castano ordinario, in bilico su un apprensivo "che fate?". Sono un poema questi occhi di Michela. Michela che a mensa si sporca tutta e che quando s'inventano le storie non le viene nulla, e sua madre a scuola non si vede mai, perché - dice la Biason - fa le pulizie negli uffici, e il marito niente, non si sa. Il poema di una sorte che va di padre in figlio, grigia e uguale. Con lei c'è stato subito, dal primo giorno, come un riconoscersi, ma con una come lei non si fanno belle parole: delle parole lei non capisce granché. Mentre con questa, la piccola energumena, quando ha detto "sposarti" il cuore gli ha schiumato per la voglia: sposarla è solo la confezione natalizia di stuprarla, mutilarla, bruciare il suo corpicino fiorente. Tu sangue di gente per bene, di razza che l'ha sempre vinta, con quella tua aria di essere nel giusto, con quello sguardo fermo, mai uno sgomento, perché tutto ti è dato, tu con tuo padre in giro per gli aeroporti, con quella madre che è della specie di donne che più odio, divorate dal prevedere e arrivare a tutto, chissà cosa farebbe se ti toccassero, andrebbe dritto dal presidente della repubblica. NARRATIVA ITALIANA/CARPI 75 Tu odore di dolci e di festa, tu odore di felicità senza fine. Tu odore di principessa. È sera e Ada cena con sua madre in cucina. È una grande cucina americana, con due frigoriferi a torre. A intervalli regolari nel thermo a gas si accendono tutte le fiamme e per un po' si sente il soffio antico del fuoco, come un tempo dalle stufe o dai camini. Papà è in Svezia. Dopo la minestra squilla il telefono, e Ada si precipita giù dalla sedia: hallò, mie care ... quassù c'è mezzo metro di neve e le notti bianche ... sai cosa sono, Ada, le notti bianche? Sì, papà, la mamma, me l'ha spiegato. Ottimo, ma pensa che domani sera sono di nuovo da voi, e sai cosa ti porto? Delle pantofole di pelliccia ... ti piacciono? Ada passa il ricevitore alla madre, e torna al suo posto, assesta con due spinte il suo sodo didietro sulla sedia e infilza un pezzo di carne. Ada, papà chiede se hai una preferenza per il colore ... Ada scuote la testa. La mamma, in pullover rosso, le gira di nuovo le spalle e scambia ancora qualche frase con papà, sul lavoro - c'è in ballo un nuovo megaprogetto. Scadenza?! fa la mamma, portando il telefono ali' altro orecchio, oddio, e quando ...ma quand'è che potrai ... Lui a quanto pare, la tranquillizza. Be', ne parliamo con calma. Poi passano ad altre cose. Okay, caro. Buona notte. La mamma torna a sedersi: sai che papà ha per te anche un libro sulle renne? Ma Ada allontana violentemente il piatto e scoppia in lacrime. La mamma soffoca un grido. Ada! Ada, che ti succede? Ada alza le spalle. La mamma vola a stringersela al petto. Ci vuole del bello e del buono per riuscire a stabilire, fra i singhiozzi e le mezze frasi, che non le succede proprio niente, che sta benone. Ma che è successo qualcosa. E quando? Di pomeriggio. Quale pomeriggio? Quello. A scuola? Sì. Con questo tirar fuori le cose una alla volta Ada la farà impazzire. Poi, da una storia di settimane bianche e di giocattoli in cerca di casa, salta fuori una tartaruga, e che le tartarughe non hanno la proboscide - come se io non lo sapessi! - singhiozza Ada. Estorcere a un bambino una sola parola che non voglia può avere effetti negativi incalcolabili. Ma tu, azzarda la mamma dopo un po', avevi fatto qualcosa? qualcosa che non dovevi? Ada nega, fra i singhiozzi. E chi c'era in classe? Aurelio. Il maestro del pomeriggio? Sì. Evidentemente c'è stato qualcosa che non è ancora razionalizzabile. Una sgridata? un'offesa all'amor proprio? Adesso ci beviamo una bella camomilla, decide la mamma. Ed ecco che mentre è di spaJle, ai fornelli, Ada si decide a buttar fuori l'ultima cosa, la frase, sussurratale all'orecchio. Alla mamma cade un macigno sul cuore. Ed è ... scusa se chiedo, è la prima volta? Ada fa di sì con la testa. E oltre che dirti quella cosa, ha per caso ...? - ma la domanda le muore in bocca. Equivarrebbe a dichiarare ciò che in quella casa ci si è sempre rifiutati di pensare, che il sesso sia sporco o peccato, e a provocarle quelle inibizioni che si è sempre fatto di tutto per combattere, girando nudi, guardano con lei i telegiornali, parlando liberamente di aids, aborto, pornografia, prostituzione. Ada guada pensierosa nel piatto, con gli occhi improvvisamente asciutti. Poi chiede se c'è ancora un pezzo di torta. Ma questa improvvisa calma e chiudere il discorso e volere la torta non è peggio di tutto?

RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==