Linea d'ombra - anno XIV - n. 119 - ott./nov. 1996

70 OMAGGIO AD ANTONIO NEIWILLER UOMINI NECESSARI PERANTONIONEIWILLER MarioMartone A Napoli, negli spazi dell'Istituto Suor Orsola Benincasa, nei giorni 9, 11 e 12 marzo 1996 è stata ricordata l'opera e la figura di Antonio Neiwiller, attore, regista e pittore con un evento organizzato da Mario Manone e Loredana Putignani (un percorso ali' interno dell'opera di Neiwiller punteggiato dagli interventi di Enzo Moscato, Leo De Berardinis, Steve Lacy, Tonino Taiuti, Alfonso Santagata ...). Accanto, i giorni 11e 12 marzo, si è svolto un incontro dal titolo La resistenza silenziosa degli uomini straordinari. Questo testo è stato scritto per quell'incontro. Negli anni scorsi, Loredana Putignani aveva allestito "avvenimenti" di memoria dedicati ali 'opera di Neiwiller ad Arcidosso (Il castello dei mutamenti, 1994) e all'inaugurazione del Teatro Laboratorio San Leonardo di Bologna, gestito da Leo De Berardinis (L'altro sguardo di Antonio Neiwiller, 29-31 marzo 1995). Napoli, marzo 1996 La scomparsa di Antonio Neiwiller è stata un trauma per il teatro di ricerca italiano. È apparso subito chiaro che si spegneva la voce di un maestro, ascoltato troppo spesso distrattamente e da ben pochi sostenuto fino in fondo nel suo rigorosissimo impegno. Passa il tempo e la sua opera diventa però sempre più preziosa. Quanti artisti sanno esprimere gesti, parole e visioni a cui aggrapparci in questi tempi di desolazione morale? L'opera di Neiwiller (nato e vissuto a Napoli) appartiene di diritto a un territorio artistico europeo. La sua coscienza inquieta glielo faceva istintivamente attraversare da nomade, anche se la spietata indifferenza del sistema culturale lo ha spesso costretto alla condizione di apolide. Il trauma della sua scomparsa non facilita il confronto con la sua eredità spirituale, ma tali considerazioni lo rendono necessario. Questo confronto ha preso molte fonne diverse, a Napoli e in altre città, tra persone che lo conoscevano bene e tra giovani che ne hanno solo sentito parlare, nel segreto dei cuori e in luoghi aperti e collettivi. Uno di questi percorsi nasce dal lavoro e dalla dedizione di una persona che è stata molto vicina ad Antonio, sua compagna nella vita e nel lavoro, Loredana Putignani. Loredana si è fatta promotrice insieme a Giorgio Zorcù della prima iniziativa pubblica di riflessione sull'opera di Neiwiller, ad Arcidosso, nell'agosto del 1994: Il castello dei mutamenti. Un'altra tappa di questo percorso si è poi svolta a Bologna nel marzo dell'anno successivo, promossa da Leo de Berardinis (che con quell'iniziativa apriva il Teatro San Leonardo) e con la collaborazione del Dams. Adesso, grazie al sostegno dell 'Istituto Suor Orsola Benincasa e all'impegno generoso di alcuni amici e compagni di Antonio, si arriva a Napoli. C'è un principio alla base di questo percorso: lavorare sulla documentazione e sulla trasmissione dell'opera di Antonio Neiwiller attraverso degli atti creativi. Queste iniziative non sono mostre né rassegne, sono esperienze vive. Ognuna rappresenta una parte del lungo viaggio possibile nel suo universo poetico. Universo che non deve essere facilmente sintetizzato: troppo complesso il suo lavoro, troppo ricca di relazioni umane la sua vita. Deve ancora valere, più di ogni altra cosa, l'incontro personale con lui, attraverso le tracce che di lui sono rimaste. Abbiamo voluto così, in occasione di queste giornate napoletane dal titolo "La resistenza silenziosa degli uomini straordinari", produrre dei materiali che contribuiscano concretamente al lavoro di documentazione e di studio dell'opera di Neiwiller: un video di Rossella Ragazzi sul suo ultimo laboratorio Il teatro come invenzione, la stampa degli archivi dei fotografi Cesare Accetta e Antonio Biasiucci relativi ai suoi spettacoli e ai suoi laboratori, la trasposizione in pellicola del monologo de l'altro sguardo, e questo volume dedicato allo spettacolo che Neiwiller ha preparato, provato e condotto fino alla prova generale: Canaglie, seconda parte della Trilogia della vita inquieta. Pochissime persone erano presenti a quella prova, nessuno ha visto lo spettacolo. Il manifestarsi della malattia di Antonio ne ha impedito l'andata in scena. Come nell'opera di Neiwiller tutti questi lavori non vogliono essere approdi, ma transiti. Lo stesso vale oggi per le installazioni e le azioni destinate agli spazi del Suor Orsola, o per le riflessioni della giornata di studi. Altri transiti verranno. Le radici del teatro di Antonio sono profonde e la memoria, in casi come questi, invita al viaggio. UN TEATROCLANDESTINO NEIWILLERELASTORIA FerdinandoTaviani Fra dieci o vent'anni che cosa si ricorderebbe di Antonio Neiwiller se alcune delle persone che egli seppe contagiare non avessero deciso di tramandarne la memoria, vincendo l'inerzia che in genere prende gli amici e i compagni quando la vita ricomincia normale? Antonio Neiwiller sarebbe ricordato come un caratterista minore ma di buona lega del cinema italiano, bravo in Morte di un matematico napoletano e anche - ma non altrettanto - in Caro diario. Qualche libro di cinema registrerebbe a piè di pagina poche altre notizie: scomparso prematuramente, era anche attore di teatro, artista poliedrico, attore grottesco fino al virtuosismo, polito fino alla sincerità in spettacoli di Leo De Berardinis, e autore, attore e regista di spettacoli estremi e d'avanguardia. Pittore e poeta. Nessun documento attesterebbe l'importanza che ha nella storia del teatro italiano. Molti che credono di conoscere la vita del teatro anche oggi neppure la sospettano, quell'importanza. Antonio Neiwiller è la vivente dimostrazione della forza del teatro sotterraneo. Dico "vivente" non per scherzo. Non per paradosso. Dico sotterraneo pensando ai semi, non alle catacombe. Davanti alla chiesa di San Lorenzo Maggiore, a Napoli, venerdì 12 dicembre 1993, eravamo in molti ad attendere il feretro dal Policlinico Umberto I di Roma, dove Antonio Neiwiller era morto. C'erano i suoi famigliari, cioè i suoi compagni di lavoro.

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