le, li bacio di Giuda, mentre Confortorio è una sorta di documentario sui comportamenti dell'epoca e sulla pittura del!' epoca, barocca, post-caravaggesca, non ancora toccata dai Lumi. È un documentario, anche, nel senso che mostra soltanto cose precisamente documentate. Vuoi dire che Il bacio di Giuda,film certamente più difficile e più ambizioso, è costruito invece su tue illazioni? Giuda è un mistero che io ho cercato a mio modo di chiarire. Chi era Giuda? Era probabilmente un intellettuale, uno che studiava da chierico, in mezzo agli altri apostoli che erano dei proletari, artigiani, pescatori ... I temi che gli vengono suggeriti dalla predicazione e dalla figura di Gesù lo catturano perché sono più intriganti di quelli che gli propone lo studio della Legge. Ho letto e riletto i Vangeli, e la prima cosa che ho capito è che non sono un testo di risposte ma di domande, un testo aperto, che ti mette in crisi e ti costringe a porti delle domande. È anche questo l'approccio di Giuda, la fascinazione che subisce di Gesù. Certamente Giuda ha amato Gesù, lo ha seguito per amore, di cuore e non di testa. Aveva capito che il programma di Gesù aveva tappe precise. Nei colloqui tra gli apostoli c'è Gerusalemme, la rivoluzione! Ma Giuda è più colto degli altri e capisce che anche in rapporto al potere c'è dell'altro. L'elemento ideologico degli apostoli stava nel! 'idea della presa del potere, mentre Giuda leggeva le parole del Cristo un po' più in là, Giuda andava oltre. E quando pensa di aver compreso i percorsi di Gesù - che il regno è quello interiore della filosofia e non quello della politica, che bisogna cambiare mentalità, che bisogna diventare come i bambini, che bisogna rinunciare ali 'ideologia - ritiene di avere ormai delle sicurezze e non capisce ancora che questo programma implica il passaggio attraverso la morte, che, per attuarlo e chiarirlo, Gesù deve morire. La chiave di volta del discorso cristologico è la morte. Quando Gesù enuncia questo, Giuda è l'unico a capirlo, l'unico a poterlo accettare. E decide di seguire Gesù comunque. Entra in crisi quando il progetto del Cristo rischia di non realizzarsi. Gesù vuole andare a Gerusalemme, là dove è ricercato, e pensa che certamente lo arresteranno. Nel periodo della Pasqua, secondo un preciso legarne morte-pasqua a cui lui tiene molto. Ma ecco l'inatteso trionfo della domenica delle palme che fa cambiare idea ai sacerdoti: arrestarlo durante la Pasqua non conviene, la popolazione si ribellerebbe. Però Gesù ha annunciato che morirà in quei giorni, il suo progetto salta. Dice Giuda: "Hanno deciso che non ti toccano", e mentre lo dice arriva la Maddalena a ungere i piedi del Cristo. Giuda si arrabbia. Gesù capisce tutto e gli dice: "se il grano non muore non dà frutto", e "dove sarò io sarà pure colui che mi serve". Insomma: "qualcuno si sporchi le mani e rimetta a posto le cose". E chi può essere costui? Qualcuno che capisce, che è già istruito per questo, quello a cui è stata data la borsa dei denari, quello che sa di doversi sporcare le mani ... È il punto più alto della crisi esistenziale di Giuda. Si chiede: "perché un messia deve morire?". Cerca la risposta nelle Scritture (Gesù dice sempre: "come sta scritto") e trova Isaia sullo schiavo di Dio, la chiave di tutto. Capisce che Gesù gli ha chiesto di aiutarlo a far sì che le Scritture si compiano, rimette in moto la macchina. Vende Gesù per un niente, trenta denari - trecento ne valeva l'unguento della Maddalena! - e si uccide prima della morte del Cristo. È questo percorso che mi interessava: l'arrivo alla gnosi attraverso SPETTACOLO/BENVENUTI 69 un percorso esistenziale di crisi. Tutto quello che c'è nel film c'è nei Vangeli canonici e negli apocrifi, ma come rivissuto formalmente nelle sedimentazioni della cultura popolare, nella tradizione iconografica, come in una sacra rappresentazione. Io ho voluto fare una sacra rappresentazione popolare. Il Vangelo l'hanno portato in film Rossellini, Pasolini ... Tu con Rossellini hai lavorato, ci hai discusso. A Pisa nel 1969, Aprà e Menon organizzarono un seminario con Rossellini. Scoprii la sua grandezza, vidi Europa 51; e varicordato che, a sinistra, Rossellini era ancora bistrattato e denigrato. Contro la tradizione aristarchiana locale, ci innamorammo di Rossellini, noi extraparlamentari fummo accusati dai comunisti di neospiritualisrno! Quando divenni suo assistente per il Cosimo, mi accorsi che non gli importava molto di ciò che il suo cinema poteva "dire" e molto più gli importavano ormai i movimenti, i carrelli, il controllo del set, lo stile, il linguaggio ... Quando però ho visto gli Atti degli Apostoli e il Messia mi sono incazzato, pensavo che avrebbe dovuto spingersi un po' oltre! Per me la vicenda storica di Gesù non esiste. Si tratta di metastoria e non di storia! Non si tratta di Giulio Cesare, ma di Gesù! li Vangelo è prima memoria orale e poi scritta, è metastoria e non storia, e lui lo trattava allo stesso modo di tutti i suoi film didattici come il Cartesio, o il Cosimo, o il Marx che non è riuscito a realizzare. Su questo litigai con lui, alle mie obiezioni si mise a ridere! Il mio Bacio di Giuda è una risposta a Rossellini, che ho potuto purtroppo girare solo dopo che Rossellini era morto. Ma avrei dovuto girarlo nel 1977 e non nel 1986, solo che con i burocrati della tv... Potei farlo solo dieci anni dopo grazie ali 'articolo 28. Avrebbe dovuto essere una spiegazione del mio disaccordo, data da me a Rossellini. Dove si colloca Tiburzi, film invece storico, tra questi due film a tema religioso? I tre film costituiscono un trittico di cui Tiburzi è la pala centrale, anzi non Tiburzi, la Maremma! Ho fatto il film per poter filmare il paesaggio. Mi arrabbio molto quando nei film vedo il paesaggio sempre depredato del suono e soffocato dalla musica dei musicisti corrotti che lavorano per il cinema. Qui invece c'è la voce del paesaggio, c'è una Maremma inedita, perlustrata eriscoperta con amore. L'idea di Tiburzi viene dal centenario della sua morte. Sono i paesi maremmani in cui lui si è mosso che hanno voluto ricordarlo. Con Confortorio mi ero stancato degli interni, delle luci caravaggesche. Volevo confrontarmi con la natura, e così come negli altri film ho cercato facce antiche, facce italiche non svilite dal benessere e dalle mode, così ho cercato luoghi antichi, che raccontassero l'Italia di ieri, il legarne che c'era tra paesaggio e storia. Volevo la pioggia e per questo ho girato d'inverno, invece non è mai piovuto, e così la pioggia delle ultime scene è vistosamente finta, dichiara la teatralità, l'antinaturalisrno del film! Si diceva che tu dovessi andare in concorso a Venezia, mentre torni a Locarno. Tu lavori fuori dal!' ambiente del cinema e fuori dal!' ambiente dei festival. A che pubblico pensi di rivolgerti? Per Tiburzi è chiarissimo! Il pubblico di Tiburzi sono i maremmani che vanno al bar e giocano a tressette. Dei festival non mi importa quasi niente.
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