68 SPmACOLO Paolo Benvenuti "IO CANTO ILMAGGIO" STORIAECULTURAPOPOLARE Incontro con GoffredoFofi I tuoi film più compiuti, Il bacio di Giuda, Confortorio e ora Tiburzi, sono accomunati da un intento storico-didascalico, sono lezioni di storia: Confortorio sul 'Inquisizione contro gli Ebrei nello Stato della chiesa, Tiburzi sul brigantaggio dell' Ottocento in Maremma, come Il bacio di Giuda, interpretazione molto personale dei Vangeli. Mi interessa soprattutto cosa rimane della storia nella cultura popolare, nella cultura delle classi subalterne. Ma che rimane? Una cultura, appunto - fatta di ricordi, leggende, modi di dire e di fare, cose trasmesse di generazione in generazione e oggi anche sollecitate dai media e modi di vedere per immagini, per il tramite, per esempio, di un'iconografia ecclesiastica. La cultura popolare cambia ma continua a esistere, e quel che ancora nerimane è ciò che mi affascina di più. Ho cercato di capire cos'era questa cultura partendo da presupposti pittorici. Non sono un uomo colto, ho fatto studi approssimativi - un istituto d'arte a Firenze negli anni sessanta - e ho un apprendistato di pittore. Ho una formazione visiva,, da amante di Masaccio, di Piero della Francesca, di Caravaggio. Ho passato giorni a guardare i loro quadri. Attraverso questo, ho cercato un filo nel rapporto con le persone più semplici e autentiche che mi capitava di incontrare. li passaggio dall'interesse per la pittura a quello per la cultura popolare è stato casuale. Nel settanta l'Amministrazione provinciale di Pisa, comunista, mi commissionò un documentario sui monti pisani; dovevo raccontare quella realtà attraverso quanto avevano fatto le amministrazioni di sinistra per la salvaguardia del territorio. Era propaganda elettorale. Giravo con il 16 mm. per i monti, ma non trovavo immagini che mi convincessero, e mi perdevo. Un giorno vidi un vecchietto su un albero che cantava una strana melopea in una strana lingua, mentre lavorava. Mi fermai incuriosito, incantato. Il vecchio, intimidito più di me, scese dall'albero e mi chiese: "Giovane, e che ci fate sul monte?". Chiesi la stessa cosa a lui, gli chiesi cosa stesse cantando. "lo canto il Maggio", mi rispose. E mi ha parlato della tradizione dei Maggi, che non conoscevo: recite popolari su temi sacri o classici, una tradizione di cui erano ancora custodi dei vecchi come lui, che lui mi fece conoscere in un bar-osteria di Buti dove si raccoglievano. Lì una decina di questi vecchi cantarono un Maggio per me, recitando per me eroi e guerrieri, re e regine, paladini e buffoni. Ed è qui che è cominciata la mia avventura cinematografica. Che fine fece il documentario per l'amministrazione provinciale? Diventò un film sulla morte di una cultura, e con l'amministrazione provinciale ho chiuso, si arrabbiarono moltissimo! Con i vecchi di Buti diventai molto amico e li spinsi a mettere di nuovo in scena una Medea che scelsi tra i tanti copioni che mi fecero leggere, una Medea scritta da un pastore di pecore del Settecento. Allora c'era alla Tv un programma sperimentale diretto da Italo Moscati, a cui presentai il progetto di un film su questa rappresentazione, e Moscati, critico teatrale, si appassionò e mi procurò i soldi necessari all'interno di quel programma. I vecchi di Buti e le loro famiglie vi presero parte con grande entusiasmo, e furono le loro mogli o figlie a cucire tutti i costumi. Lavorare su una cosa del genere in termini cinematografici non è affatto facile. Mi rifeci alle mie competenze di pittore, ragionai sul "punto di vista". Come avrebbe rappresentato Piero della Francesca questa rappresentazione. Ed ecco che Medea si ispira a una pala di Piero, sembra una pala di Piero. A Roma lo fece circolare Adriano Aprà e lo videro gli Straub, che se ne entusiasmarono. I loro film successivi sono recitati nello stile dei Maggi, i cantori dei Maggi di Buti girarono il loro film successivo, Dalla nube alla Resistenza, e il cinema degli Straub ha da quel film in avanti un leggero cambiamento di tono, una teatralità appresa dai Butesi. La Medea dei Butesi fu invitata al festival teatrale di Nancy, che allora era diretto da Jack Lang, e fu un trionfo! Fu un'esperienza bellissima per i vecchi di Buti, la cosa più bella della loro vita. Il film sulla Medea andò invece al Forum di Berlino nel 1973 e lo vide il direttore del Berliner Ensemble, che mi invitò a presentarlo a Berlino Est agli studenti e attori del Berliner, alcuni dei quali mi chiesero come avessero mai fatto i contadini di Buti a conoscere il teatro epico di Brecht! Con gli Straub hai lavorato per molto? Li ho seguiti come aiuto sul Mosè e Aronne. Sono molto bravi, molto rigorosi, ma siamo anche molto diversi. lo credo di essere più mediterraneo ... Il tuo film più bello è secondo molti Confortorio, il più compiuto e conchiuso. Io preferisco Il bacio di Giuda, film nel quale ho cercato, se così si può dire, di filmare il pensiero. Confortorio mi è risultato più facile, con Confortorio giocavo in casa. È nato da un incontro casuale. Ho conosciuto una giovane studiosa ebrea, Simona Foà, che mi ha fatto capire che di ebrei ed ebraismo non sapevo e non capivo niente. Simona aveva ritrovato nel suo lavoro i documenti che sono serviti come base per il film, che il film non fa che illustrare fedelmente. Ho scoperto con essi una dimensione che mi ha impressionato, ho scoperto il senso civile e laico dell'ebraismo, una dimensione laica estranea alla storia del cristianesimo. Si è precisata la mia curiosità per il diverso, anche. Giuda ha la stessa radice di Giudeo ... Simona aveva scoperto in un archivio privato la cronaca della notte preparatoria all'esecuzione di due ebrei, nella Roma papalina tra Sei e Settecento. Lessi affascinato il diario del "provveditore", il prete che doveva "provvedere" a che si rispettassero tutte le norme previste per la preparazione dei due alla morte, la ritualità precisa dei passaggi, dei tentativi. Il suo testo aveva una struttura teatrale da tragedia greca, rispettava le tre unità, era già un copione: non ho dovuto faticare a sceneggiarlo! Parlava di identità, un tema a me caro, che già mi aveva coinvolto al tempo de Il bacio di Giuda. La storia di Giuda era per me la storia di un uomo alla ricerca di identità ... È un film più diffici-
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