VEDERE,LEGGERE,ASCOLTARE 67 na, il rifugio dal quale fa le sue ubique sortite: una caverna. Come quella dei pipistrelli di Cujo. Come quella dove si annida Bob, l'Entità Maligna che abita i dintorni delle Twin Peaks di David Lynch, la cittadina del Nordovest simmetrica, non solo geograficamente, alla Derry di King. La caverna è un altro dei luoghi che esercitano sui bambini un fascino di natura ambigua, fatto di attrazione e repulsione, proprio come il Male. Il superamento di questa ambiguità, mediante una scelta, dovrebbe segnare il passaggio all'età adulta, passaggio che avviene proprio nel corso di quegli anni dai dodici ai diciannove che gli americani definiscono teen years. lt è un romanzo di King particolarmente riuscito e completo perché è quello in cui, più che in ogni altro, lo scrittore tenta di esorcizzare i fantasmi residui di un 'infanzia difficile nel1'America rurale degli anni Cinquanta. Abbandonato dal padre nei primi anni di vita, Stephen King è stato allevato da una madre coraggiosa e forte, in circostanze poverissime. La Derry del romanzo è la Bangor della realtà, fin nei dettagli più insignificanti. Percorrendo la strada che dalle coste spettacolari del Maine, frequentate dal turismo internazionale, porta a Bangor, il lettore assiduo di King ha l'impressione progressiva di entrare in un "altro mondo", nonostante i motel e le fabbriche, l'aeroporto e la ferrovia, i cavalcavia e i quartieri residenziali con gli ipermercati e i centri commerciali. Alle spalle di questo moderno e rassicurante insediamento, si stendono le grandi foreste del Maine: serbatoi di legname per l'industria che ha cacciato dalla zona il fantasma della povertà, ma anche, per tradizione storica e letteraria, regno dell'ignoto, del selvaggio, del Male. Per raggiungere, da Bangor, un'altra zona turistica, quella del lago Moosehead, si è costretti a percorrere una strada segnata sulle mappe con il nome di Golden Road. La si imbocca pagando un pedaggio, ma non a un normale casello autostradale, bensì a un'azienda privata, la Great Northern Paper, proprietaria oltre che della strada, delle concessioni governative per il taglio dei boschi in un vastissimo territorio. Contro questa cartiera si mobilitano da un paio di decenni le organizzazioni degli ecologisti, spesso di stampo terroristico. Si può facilmente immaginare come quell'ottimistico, solare (e ironico) Golden Road, Strada d'oro, non faccia nulla per smorzare la rabbia di chi da anni assiste allo scempio di un enorme patrimonio naturale comune a beneficio di un capitale privato che, se ha migliorato le condizioni economiche degli abitanti della zona, ha lasciato tuttavia sacche di povertà addirittura abbietta, evidenti anche ali' occhio distratto del turista di passaggio. Un altro cartello sembra innalzato apposta per infiammare gli animi degli ecologisti, oltre che per rassicurare quelli degli ingenui. Dice: You are entering the Workingforest, State entrando nella foresta che lavora. Naturalmente, a lavorare sono le ruspe e le seghe, di cui si vedono le tracce aberranti per miglia e miglia, sul dorso delle colline completamente spoglie di vegetazione, che conferiscono al paesaggio un aspetto post bellico. Paesaggio peraltro già cupo di per sé, con le distese di alberi compatti e monotoni sotto il cielo grigio, interrotte da laghi tranquilli ma altrettanto piatti e grigi e addormentati nell'aria pesante, nel silenzio rotto soltanto dall'urlo lugubre del loon. Basterebbe il verso di questo uccello acquatico a convincere il viaggiatore a far marcia indietro e tornare sulle coste ridenti dello stato. Ma quando esce un raggio di sole, la foresta si trasforma, ride, gli specchi d'acqua hanno riflessi dorati, le abitazioni misere, scrostate, tornano a sembrare quelle delle favole. Si passa dall'incubo notturno al giorno splendente dei giochi felici. Come nell'infanzia. Impossibile immaginare in quel paesagio presenze se non benevole, impossibile temere che il verso del loon evochi i fantasmi degli indiani sepolti nel terreno sacro dei cimiteri, impossibile ricordare che questo è il teatro della lotta eterna tra Bene e Male raccontata da King nel lungo romanzo che va scrivendo da vent'anni a questa parte. Nei suoi libri migliori, lt prima di tutti, Stephen King raccont questa America di periferia, se non di frontiera, la stessa immortalata dai grandi scrittori dell'Ottocento alle prese con le vistose contraddizioni tra le idee fondatrici della nazione e la realtà via via più degradata del sogno americano. Contraddizione che la tradizione puritana identificava con la lotta tra Male e Bene - considerando il progresso come espressione della volontà di Dio, e il successo come il segno della sua benevolenza - e che King torna a porre al centro della sua narrativa "popolare" in tutti i sensi, continuando a sottolineare i connotati ambigui, i confini sfumati, a rappresentare i ribaltamenti preoccupanti delle due Entità in eterno conflitto. Con la stessa ambiguità, vittime del Male e paladini della crociata contro il medesimo sono i bambini, o chi dell'infanzia conserva il ricordo, chi, al momento della scelta, si rifiuta di rimuovere la lucida esperienza infantile per piegarsi alle esigenze di una società cinica ed edonistica. Com'era senza dubbio quella che negli anni ottanta ha tradito per l'ennesima volta, con maggior sfrontatezza che in ogni altro momento storico, gli ideali di uguaglianza per concentrarsi unicamente sul conseguimento del benessere materiale per pochi. Da allora, da Cujo in poi, Stephen King ha rappresentato nei suoi romanzi, con sempre maggiore decisione e chiarezza, l'America in lotta con se stessa. Scomodando sì il soprannaturale, il miracoloso, l'orrorifico, ma senza mai perdere di vista una realtà strettamente legata alla sua terra natale, a quel Maine adorato e odiato in cui la contraddizione tra bellezza e orrore, ricchezza naturale e povertà umana, tradizione e scempio della medesima in nome del progresso è più evidente che in altri luoghi meno segnati dalla bellezza e meglio trattati dallo sviluppo economico. E nel Maine, della Bangor-Derry teatro delle imprese malvage di It e luogo della sua sconfitta a opera di un gruppo di bambini che crescendo non hanno dimenticato e hanno scelto la via giusta, lo scrittore abita ancora. Invece di trasferire i capitali guadagnati e la famiglia adorata in una metropoli cosmopolita, continua a vivere nel luogo della sua infanzia difficile. E, somma ironia e contraddizione, è diventato, grazie alla sua crociata letteraria contro i mali della nazione, l'uomo più ricco di Bangor-Derry, e forse del l'intero stato del Maine (Great Northern Paper esclusa?) senza spogliare le foreste, senza inquinare i fiumi, senza prevaricare i deboli. Dalla sua casa lussuosa sulla collina, nel quartiere più esclusivo della città, senza chiudersi in edonistico isolamento, continua a gettare uno sguardo sempre più ampio, e acuto, sulla realtà circostante e sottostante, individuando di volta in volta il male sociale da combattere con l'aiuto del suo talento e della sua immaginazione. Senza mai tradire le aspettative dei milioni di fan di ogni fede politica ed estrazione sociale, e senza mai rinnegare le sue origini, la sua storia, e il paesaggio fisico e mentale della sua infanzia. Con un occhio, però, sempre attento, attentissimo, al conto in banca.
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