66 , VEDERE,LEGGERE,ASCOLTARE LACROCIATADEI BAMBINI BENEEMALESECONDOSTEPHENKING Marisa Caramella Il primo romanzo di Stephen King a raggiungere tirature d'eccezione non è stato Carrie (1974) o The Shining (1977), nonostante i film di grande successo girati rispettivamente da Brian De Palma e Stanley Kubrick, ma Cujo. Pubblicato nel 1981, all'inizio del decennio coU'"edonismo" americano, racconta una storia i cui connotati realistici superano quelli orrorifici e soprannaturali: un San Bernardo morso da un pipistrello malato di rabbia tiene in ostaggio per giorni una mamma e un bambino. Nel film di Louis Teague (1983), diversamente da quanto avviene nel romanzo, il bambino sopravvive. Potrebbe sembrare la solita forzatura hollywoodiana intesa a non deludere il grosso pubblico assuefatto al lieto fine, e probabilmente questo era nelle intenzioni della produzione - dato che sceneggiatura e regia sono invece fedelissime al testo - ma in realtà si tratta di molto di più. Nelle prime pagine, il piccolo protagonista è ossessionato da un "mostro" che si nasconde nell'armadio a muro della sua cameretta e si mostra soltanto in assenza degli adulti. E assente è il padre, occupato a mettere in piedi la campagna pubblicitaria di uno di quei cereali da prima colazione destinati ai bambini, e quindi resi appetibili da forme e colori speciali che proprio nei primi anni ottanta cominciavano a invadere il mercato americano. Mentre la mamma si occupa teneramente del piccolo - sottovalutando però, come tutte le mamme, i terrori notturni del figlio alle prese con "il mostro nascosto nell'armadio" - il padre deve vedersela con il problema di lanciare un prodotto che, appena messo sul mercato, ha creato una serie di incidenti domestici di notevole impatto psicologico: i bambini che lo assumono vomitano una sostanza color rosso sangue che spinge i genitori terrorizzati a correre ali' ospedale. Dove si scopre che causa del sintomo è un innocuo (?) colorante. Le preoccupazioni dei due genitori sembrano del tutto disgiunte, ma la sensazione che si ricava fin dall'inizio della lettura è quella di un mondo ostile, minaccioso, proprio nei confronti dei bambini "normali", cioè appartenenti a famiglie della media borghesia, coccolati e protetti da genitori responsabili e attenti. Il colorante e il mostro nell'armadio sono apparentemente "innocui": invece, nelle pagine seguenti, si riveleranno manifestazioni di quel Male che si annida sia nella società capitalista, la cui principale preoccupazione è quella di vendere i suoi prodotti con l 'inganno, sia nella caverna sotterranea ai margini dei quartieri residenziali di una cittadina del Maine dove hanno trovato rifugio quei pipistrelli che trasmetteranno la rabbia al povero San Bernardo, trasformandolo da cagnolone prediletto dai bambini in mina vaganti per i medesimi. Stephen King continuerà per tutta la narrazione a tenersi in bilico tra un registro realistico molto efficace e uno paranormale la cui plausibilità viene enfatizzata proprio dalla concretezza degli avvenimenti raccontati. Il finale drammatico - con la madre che tenterà in ogni modo di salvare il piccolo, morso dal cane rabbioso, e vedrà quindi con i propri occhi materializzarsi quel fantasma nell'armadio considerato frutto della fantasia del figlio - è la inevitabile conseguenza di una storia la cui terrorizzante ambiguità è pari al grande talento dell'autore. L'ansia trasmessa da King è tale che Hollywood non ha potuto fare a meno di allentarla con un finale diverso. Cujo, però, è memorabile, non tanto per l'ottima scritturache il lettore ritroverà in molti, anche se non tutti, i romanzi di King - quanto per l'interessante rielaborazione in chiave più o meno realistica di quello che fin dall'esordio (Carrie) è il tema dominante della narrativa del "re dell'h01rnr": sono i bambini a percepire tutto il male e l'orrore del mondo, da quelli, come Carrie, il cui padre è assente ingiustificato, a quelli, come il piccolo protagonista di Cujo, il cui genitore latita per provvedere alla famiglia, ma che è comunque complice involontario della congiura ordita dal Male ai danni dell'infanzia. A quelli, come il piccolo Danny di Shining, il cui genitore si identifica, suo malgrado, con le forze del Male. Per contro, in alcuni romanzi come Firestarter del 1980 o Pet Sematary, del 1983, la presenza paterna è qua~i ossessi~a, travalica i dettami del senso comune. Comunque, al di là dell'assenza o della presenza dei padri, nell'universo kinghiano le forze pervasive del Male trovano le loro vittime predilette nei bambini, gli unici in grado di smascherarle, gli unici capaci di vedere, al di là della forma apparente, magari benigna, la sostanza maligna. Praticamente il contrario di quanto succede nelle fiabe, nel folklore, nella tradizione orale, che vuole proprio i bambini, da Hansel e Gretel in poi, facili da ingannare. Rintracciare ogni personaggio infantile nei romanzi di King e analizzarlo alla luce di queste considerazioni richiederebbe uno spazio ben superiore a quello di un breve saggio, ma per dimostarre quanta importanza abbiano nelle opere dello scrittore i fantasmi dell'infanzia annidati nell'inconscio adulto, basta citare quello che viene da più parti considerato il suo capolavoro, lt (1986). Il romanzo ha richiesto cinque anni di lavoro (moltissimi, se si pensa che lo scrittore riesce a produrne anche due nello spazio di dodici mesi) ed è diventato il libro di culto di una generazione di adolescenti che viene pei:iodicamente quanto puntualmente accusata di "non leggere". E facile capire come mai i ragazzi dai tredici ai diciannove anni non si scoraggino di fronte alla mole del romanzo - quasi milleduecentocinquanta pagine nell'edizione tascabile italiana - e lo leggano e lo rileggano invece avidamente: alla base del racconto c'è una vicenda che li riguarda da vicino. Nella cittadina di Derry, Maine, avvengono strane, periodiche sparizioni di bambini e adolescenti. Il mondo adulto le spiega come fughe da casa, incidenti, eventi eccezionali che confermano una "normalità" rassicurante. I ragazzi invece sanno dell'esistenza di una presenza maligna, mostruosa, assassina, It, appunto, la Cosa, che si nasconde sotto le sembianze accattivanti di un clown e proprio nei luoghi canonici del terrore infantile: il canale scuro e melmoso che attraversa la città, la cisterna che la rifornisce d'acqua, un tratto di terreno incolto e denso di alberi, gli scariche dei lavandini, gli angoli bui, le soffitte, eccetera. Le orecchie degli adulti restano sorde ai racconti allarmanti dei piccoli, e i ragazzi lasceranno Derry e si spargeranno per il mondo, seguendo ognuno la propria carriera. Fino a quando l'unico rimasto, il nero Mike Hanlon, non informerà gli altri della ricomparsa di It, a ventisette anni di distanza dai terrorizzanti eventi infantili. La notizia spingerà uno di loro al suicidio, e gli altri a ingaggiare una lotta all'ultimo sangue con la Cosa Mostruosa, nel corso della quale scopriranno la sua ta-
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