62 VEDERE,LEGGERE,ASCOLTARE Cilindrone, 1985. CollaborazioneAndyWorhol, Jean-MichelBasquiat,FrancescoClemente.Lamostra"Collaborazioni.Worhol, Bosquiot,Clemente è presentatoal Costellodi Rivolidal 18 ottobre 1996 al 19 gennaio 1997, o curodi TilmanOsterwold(catalogoContz) In conferenza stampa, a Venezia, quella specie di bulldozer che è Julian Schnabel, spalleggiato da un Dennis Hopper (tra i protagonisti del film) nervoso e sulla difensiva, ha a modo suo spiegato il perché, tentando di promuovere a volontaria scelta espressiva quella che pare piuttosto una défaillance del gusto e un'ingenua riproposizione di stile e profondità da rotocalco. Il nero Jean-Michel Basquiat (nato nel 1961 e morto di overdose nel 1988) - ci ha comunicato il regista - elemento di punta di quel gruppo di giovanissimi newyorkesi che agli inizi degli anni ottanta hanno ridisegnato la scena pittorica mondiale e fatto esplodere il mercato dell'arte contemporanea, conteso dai massimi collezionisti e musei del mondo, protetto di Andy Warhol, "andava restituito al pubblico medio, all'uomo della strada" che negli Stati uniti si chiama Midwest, come dire la provincia contro la metropoli. (Il perché di questa "doverosa", se pur improbabile, restituzione non lo sapremo mai e certo il film non ce lo fa capire. A ciascuno, dunque, le proprie ipotesi.) Perché tale restituzione potesse aver luogo - ecco la discutibile trovata falso-nai've o schietto-opportunistica di Schnabel & Co. - bisognava agire in due direzioni. Da un lato, fare un film facile, lineare e soprattutto fictional: niente sperimentalismi, osticità stilistiche e invenzioni di linguaggio; assoluta rinuncia a indagare su modi e forme della relazione tra cinema e pittura e sulle loro irriducibili specificità. Dall'altro, strappare "l'aitista maledetto", "l'outcast visionario e irredimibile", alla sua marginalità e alterità, trasformandolo in un possibile oggetto di identificazione, costruendolo come tipo umano virato al patetico, potenzialmente melodrammatico. Come? Riducendo il suo percorso d'artista a biografia romanzata e romanticizzata e la sua ricerca intellettuale ed estetica a cliché e rassicurante gioco mondano. Soprattutto facendo uscire di scena l'opera di Jean-Michel Basquiat e rinunciando a sollevare la questione del come guardarla, mostrarla sullo schermo, commentarla, farla parlare di e per sé. Puntando dritto al cuore e al portafoglio del Midwest, del pubblico di massa che schiva i luoghi della ricerca e dell'invenzione e in gallerie e musei mette piede solo se trascinato dall'irresistibile richiamo dell'evento massmediologico (si veda, a titolo d'esempio, il recente Yermeer-business olandese - marzo-giugno 1996 - e, anche se su scala minore, la joint venture Leonardo Mondadori/Armani/Comune di Milano da cui è scaturita la raffazzonata eppure gettonatissima mostra degli Impressionisti - Palazzo Reale, febbraio/maggio 1996), Sch-
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