VEDEREL, EGGEREA,SCOLTARE 55 (1923) di Jean Toomer è tratto da un classico della letteratura americana del Novecento, Canne, già pubblicato da Marsilio nel 1993 a cura di Werner Sollors. Si tratta di un'opera molto interessante per il suo sperimentalismo formale, in cui l'autore tenta di unire vari generi letterari; inoltre è forse la prima opera che parla apertamente della sessualità della donna nera. Anche Sudore (1926) di Zora Neale Hurston - già comparso nella bella collana "Frecce" di Marsilio e incluso nel volume Tre quarti di dollaro dorati a cura di Chiara Spallino- ha al centro una figura di donna che saprà vendicarsi in modo assai singolare del marito adultero. Questo racconto, la cui struttura anticipa quella del capolavoro di Hurston, / loro occhi guardavano Dio, è altresì interessante per l'uso del dialetto, un mezzo assai efficace per esprimere gli elementi della cultura folk. Tra i racconti più vibranti vorrei ricordare Il linciaggio di Jube Benson di Paul Laurence Dunbar, uscito nel 1904, in cui si racconta la rabbia della comunità afroamericana e nel contempo la sua pacata dignità e il racconto di Ellison che dà il titolo alla raccolta. In Volo di ritorno, del 1944, Ellison offre una variante del tema del volo, ricorrente nella narrativa afroamericana. Al centro della narrazione è un pilota della seconda guerra mondiale, addestrato in unità segregate, che per un errore di manovra precipita e viene soccorso da un contadino nero. L'umiliazione per l'errore commesso e la paura delle sue conseguenze alimentano l'incubo del protagonista: il timore di dover tornare a quella subordinazione sociale a cui credeva di essersi sottratto realizzando il desiderio di volare coltivato sin dall'infanzia. Se in Schiavo ali' asta del 1934 Langston Hughes prende bonariamente in giro l'euforia che, negli anni Venti, certi intellettuali bianchi mostravano nei confronti dei neri, in La lucente stella del mattino (1938) Richard Wright dà grande respiro a una narrazione incentrata su una donna di una certa età che, dopo aver vissuto un drammatico travaglio interiore, approda alla militanza politica nel momento in cui offre la propria vita per salvare quella dei compagni. In Fuori dal deserto (1965), infine, James Baldwin racconta la fine di un rapporto interrazziale dal punto di vista di una donna, in cui emerge la memoria storica degli abusi a cui il corpo delle donne afroamericane veniva sottoposto durante la schiavitù. Grande spazio nella raccolta trovano le autrici, scoperte o recuperate grazie al paziente lavoro delle scrittrici e delle studiose afroamericane nel corso degli anni settanta. Oltre a quelle già citate ricordiamo in particolare Paule Marshall, autrice di un suggestivo romanzo di formazione del 1959, Brown Giri, Brownstones, che sarebbe auspicabile veder tradotto in italiano. Il suo racconto, Reena, è una conversazione tra due amiche d'infanzia in cui affiora l'ambiente degli immigrati caraibici degli anni quaranta e cinquanta. Pur denunciando le pratiche di discriminazione razziale e sessuale, il racconto è intriso di fiducia nel futuro, alimentata dal Movimento per i diritti civili e dalla decolonizzazione dei paesi africani. Scritto nel 1962 e incluso nel 1970 nell'eccellente raccolta curata da Toni Cade Bambara - un'autrice, come peraltro Gay] Jones, ancora purtroppo ignorata dalla nostra editoria -, il racconto di Paule Marshall era assai in anticipo sui tempi ed è diventato il racconto più antologizzato di questa scrittrice originaria di Barbados. La curatrice, che ha conseguito il dottorato in letterature etniche a Berkeley e ha collaborato all'Oxford Companion to African American Literature, di prossima pubblicazione negli Stati Uniti, ha corredato il volume di un'appendice biobibliografica assai utile e molto ben documentata, ricca di preziose informazioni sia per gli studiosi di cultura afroamericana sia per chi semplicemente la ama. GERMANIA PERNOME E COGNOME GLI"OGGETTI"DIHANSDEICHMANN Virgilio Galassi L'oggettistica di Hans Deichmann - da una patte per gli italiani, dall'altra (ruotandola verticalmente) per i tedeschi - è di natura particolare; poiché le storie di tali oggetti rappresentano un nuovo genere di revisionismo: non volto alla difesa dei miti o alla negazione degli errori e degli orrori nazisti, bensì a favore di realtà quotidiane, di fatti accaduti alle cose e alle persone, semplicemente. Dagli Oggetti I Gegenstiinde di Hans Deichmann (All'insegna del Pesce d'Oro di Vanni Scheiwiller, Milano 1995, Lire 38.000) esce fuori una Germania con i tedeschi al singolare: questo nazista, quel generale; quell'industriale, quella signora: roba che noi stranieri, italiani e non, abituati dai regimi, dai giornali, dalla cultura tradizionale all'encomio, ali' ammirazione, alla paura, al disprezzo, all'odio, alla diffidenza nei loro riguardi, non ci saremmo mai immaginati. Ecco quindi il servilismo, la paura anche dell'inferiore, la finzione "quale cronico vizio dei tedeschi", la viltà, il rincretinimento collettivo, l'obbligatoria partecipazione volontaria, la corruzione, il tornaconto personale, la disonestà spicciola, il furto nell'appartamento privato, la borsa nera, la fuga con la refurtiva; la "ben nota vigliaccheria dei generali tedeschi se rimbrottati a proposito"; lo smarrimento di fronte a un comportamento insolito, che "non trovava posto nelle categorie del terrore nazista". Un prezioso contributo, quindi, a sfatare il mito di una Germania monolitica, di un popolo dall'obbedienza assoluta, del compatto sacrificio d'ognuno come perfetta rotella della macchina statale; e si vedono i tedeschi come sono stati e come sono anche oggi - è bene dirlo, poiché il pregiudizio favorevole, lo stupore per la loro burocrazia, l'ammirazione per il prodotto, la precisione, la solidità germaniche perdurano ancora - cioè come tutti gli altri, italiani compresi. Tutto questo emerge dai racconti di un rampollo di una famiglia dell'alta borghesia di Colonia, nato nel 1907: mai stato nazista, mai militare nell'esercito di Hitler, sempre in borghese, sempre civile; da libero, volontario, anarchico occasionale, anomalo, inventivo oppositore. Assegnato a un lavoro d'importanza bellica in Italia, finalmente giudicato inidoneo allo stesso, dovette difendersi dalla patria per dodici anni, dal 1933 al 1945; collaborando con gli alleati, con i partigiani di Giustizia e Libertà, con normali, pacifici, egoisti dissidenti. Lo stile è geometrico, spigoloso, meticoloso al millimetro, densamente oggettivo; l'italiano, pur inappuntabile, sente il ri-
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