Linea d'ombra - anno XIV - n. 119 - ott./nov. 1996

SO SU FARGO/CORONA Dormand, moglie del regista. Piccolotta, bruttina, infagottata - per forza - in quella tundra di ghiaccio, ma anche incinta di sette mesi, come lo era davvero la signora Coen. Con il suo limpido e si vorrebbe dire beota buonsenso provinciale, il suo linguaggio cantilenante ed elementare, il suo agire spedito e professionale, apparentemente privo di ogni interferenza sentimentale o emotiva, quasi che invece di morti ammazzati avesse sott'occhio dei pesci, di quelli che a suo marito piace tanto pescare, la donna procede nelle sue ricerche con tranquilla e inattaccabile determinazione. Il pancione le rallenta un po' i movimenti, e la sua condizione fisica sembra esigere pasti frequenti e sostanziosi, ma nulla la arresta o la fa esitare. Alla fine - e non mi pare un dato secondario - sarà proprio questa donna semplice e coscienziosa a rendere giustizia a un'altra donna, quella rapita e uccisa, ponendo così fine alle gesta sempre più orrende del Maschio Archetipico. Una tranquilla forza della natura? Ebbene sì, per rischiosa (nel senso del ridicolo) che a noi smagati europei sembri la valenza metaforica. In quel gelo, in quel buio, sotto quei cieli cupi che soffocano la terra col loro carico di neve, pare sopravvivere miracolosamente una brace, un calore, la vita insomma. La vita portata in grembo da una donna qualunque, senza grilli per la testa, che fa quello che deve fare incurante delle grane e addirittura dei pericoli, sposata all'uomo più medio che si possa immaginare: cicciottello e mangione, calvo, la pelle sudaticcia e untuosetta, forse un po' tonto o quanto meno catatonico, lv-dipendente, e proprio niente sexy né cool. Si chiama persino Norm. Ma quando la moglie incinta deve alzarsi nel mezzo della notte per e SCANDALI Perché lo lor non apre uno sportello anche in territorio italiano? ECUMENISMO Verso un concilio ecumenico nel 2000? La proposta del segretario del Cec ISLAM Brutti e cattivi. Niente Intesa MEDIO ORIENTE Shalom Shalom, addio alla pace? CATTOLICESIMO Perché ho firmato l'appello «Noi siamo chiesa». Intervista al teologo C. Molari Confronti: una copia lire 8.000; abbonamento annuo lire 65.000; (sostenitore lire 120.000 con libro in omaggio). Versamento sul ccp 61288007 intestato a coop. Com Nuovi Tempi, via Firenze 38, 00184 Roma. Per informazioni: telefono 06-4820503, fax 4827901, (indirizzo Internet: Http://hella.stm.it/market/sct/home.htm) gli imprevisti del suo mestiere, Norm si butta giù dal letto con gli occhi impastati e le dice"/' llfix you some eggs", ti faccio due uova. Questi provinciali, uomini e donne sepolti nelle nevi del nord, goffi, ineleganti, fanno certo un po' ridere, col loro modo di parlare, di vestire, di porsi. Tuttavia sembrano aver conservato, in quell'isolamento, in quella vita senza lussi e senza eventi, una bussola morale e affettiva che altri - i ricconi, i "cittadini", gli arrivati - hanno smarrito. Sul filo del rasoio, i Coen riescono a introdurre, nell'ultima parte del loro film così noir, un elemento etico positivo che forse solo i migliori fra i registi americani (con l'eccezione di Altman) hanno oggi il coraggio di formulare apertamente, quasi costretti a un impegno civile avvertito come ineludibile di fronte all'allarmante tasso di violenza endemicamente generato dalla loro società. Un impegno che recupera e ripropone l'elemento forse più basilare e autenticamente democratico della cultura americana: quello della responsabilità individuale. Pensiamo a Spike Lee, a Clockers, a Kids, ma pure a certi serials polizieschi e alla loro programmatica didatticità. Fin quasi alla fine di Fargo, l'orrore degli avvenimenti narrati ci aveva invaso - dapprima in modo quasi subliminale, e poi in un crescendo inarrestabile e irreparabile - per pura virtù narrativa, per la straordinaria evidenza dei volti, delle parole, dei gesti, delle azioni. Nelle ultime due scene, soprattutto nella penultima, i fratelli Coen decidono però di concludere la loro narrazione con una vera e propria "morale", attraverso le laconiche, dolenti, stupefatte riflessioni che la poliziotta Margie sussurra più che altro a se stessa, mentre, nel1'auto di servizio, porta in galera il criminale superstite. Allora, al termine di una vicenda segnata da ammazzamenti e violenze di ogni genere, quando Margie mormora: "And ali thisfora little bit of money" ("E tutto questo per una manciata di soldi"). E aggiunge, rivolta al criminale che ascolta e tace: "There's more to /ife than a little bit of money'' ("La vita è qualcosa di più di una manciata di soldi"). E guardando la tundra ghiacciata e nebbiosa che stanno attraversando, sospira: "And it's a beautiful day" ("E pensare che è una giornata bellissima"). Per concludere: "/ just don't understand it" ("Io proprio non capisco"). Allora siamo noi a capire: è l'incomprensibile orrore del Maschile Paradigmatico quello in cui la poliziotta Margie si è imbattuta, e che lei riverbera sullo spettatore come il tema profondo dell'opera, svolto dai fratelli Coen con una lucidità ben rara in film diretti da uomini: fra i pochi, Lanterne rosse e Addio mia concubina, entrambi, peraltro, legati a realtà arcaiche e lontane. Tornando alla loro terra d'origine, al cuore dell'America, i sofisticati fratelli Coen sembrano avervi ritrovato antiche virtù, che si pensavano smarrite per sempre: paradossalmente, le stesse che i candidati repubblicani Dole e Kemp stanno riproponendo, in maniera del tutto strumentale ai loro fini conservatori, nella campagna per le prossime elezioni presidenziali. A vicenda conclusa, Margie, nel letto coniugale, si stringe al marito, sul cui viso, rintontolito come sempre, si riflettono i barbagli del televisore. E gli dice: "We are doing pretty good", a noi non ci va neanche male. "Two more months ...", ancora due mesi, e sorride. Sotto, sentiamo il suono di un carillon. Scivolone sentimentale? Cartolina di Natale? Non credo. A me sembra piuttosto che la straordinarietà di un film come questo stia proprio nella felice frizione tra un "messaggio" così positivo e banale (e dunque apparentemente improponibile, secondo i canoni del gusto moderno e metropolitano) e un astuto, raffinato congegno narrativo, che in ogni momento contravviene alle attese dello spettatore. Forse solo gli scafatissimi fratellacci Coen potevano vincere così splendidamente una scommessa tanto arrischiata.

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