48 SU FARGO/NADOTTI sa c'è di tanto bello, intorno, da vedere? Che la donna - altro che simbolo di vita, amorosità e cura, della cosiddetta "differenza" femminile! - usi il buon senso e l'ottimismo come paraocchi per non vedere, per non ammettere che la giornata non è affatto bella e che sarebbe il caso di sforzarsi di•capire un po' di più o di smetterla di portarsi stampata in faccia tanta stolida speranza? Interno, notte, camera da letto: Norm, il marito casalingo, già sotto le coperte, guarda la televisione (l'essere più parlante del film). Entra la nostra eroina, Marge, ventre luminoso e camicione tipo mi-hanno-amata-una-sola-notte. Sappiamo che è andata all'inferno, da sola che è tornata viva e che ha, almeno temporaneamente, spezzato la catena dei delitti. Immaginiamo che debba avere il cuore pieno di orrore e il corpo bruciante di stanchezza. E invece eccola lì, la nostra donna del domani, l 'alimentatrice del principio di vita, a produrre, pur senza spargimento di sangue, l'ultima e terminale nefandezza: l'infantilizzazione del maschio adulto, la sua bonsaizzazione cerebrale, la sua riduzione o mantenimento in stato di radicale bisogno e illusione. "L'hanno annunciato", piagnucola lui, come il bambino che corre dalla madre a farsi bendare un graffio immaginario, "Un francobollo da tre centesimi". "Il tuo germano reale?", fa lei raggiante e intenerita, scrollandosi d'un tratto di dosso il mondo sporco e cattivo che si è appena lasciata alle spalle e immergendosi beata e affranta nel narcisismo piccolo piccolo e petulante del marito. "Norm, ma è fantastico!". "È solo un francobollo da tre centesimi", bamboleggia lui, già un po' consolato, ma non del tutto rassicurato, "l'anatra blu di Hautman si è preso quello da ventinove. I francobolli da tre centesimi non li usa nessuno". "Cosa dici, certo che li usano! Tutte le volte che aumenta il prezzo dei francobolli, i tagli piccoli vanno a ruba. È fantastico. Sono così fiera di te, Norm". Poi, mano nella mano, sguardo fisso all'implacabile e chiassoso schermo televisivo, quasi parlando a se stessa: "Ce la caviamo piuttosto bene, vero, noi due, Norm". Borbottio di lui. Ti amo. Mi ami." ... ancora due mesi", fa lui. "Ancora due mesi", conferma lei. Una bomba a orologeria: il film dell'orrore comincia qui. Joele EthanCoencon il direttoredellafotografiaRogerDeakins.FotoFarabola IL SILENZIO DELMASCHIO ASSASSINO Mario Corona Mario .Corona insegna letteratura anglo-americana all'Università di Bergamo. Ha curato la versione italiana di Foglie d'erba 1855, di Walt Whitman (Marsilio 1996). Di Fargo, prima ancora di vederlo, mi aveva incuriosito il titolo: poteva davvero riferirsi, e per quale mai bizzarra ragione, a una sperduta e anonima cittadina del North Dakota, nota solo per essere uno dei luoghi più freddi degli Stati Uniti? Adesso che il film l'ho visto e rivisto, sempre nella versione originale, su quella ragione qualche idea me la sono fatta. Tutti d'accordo, immagino, che Fargo sia uno splendido film d'azione, nella miglior vena della pur illustrissima tradizione americana; visualmente perfetto; sostenuto da una di quelle sceneggiature di ferro (firmata da Joel e Ethan Coen) cui il cinema statunitense ci ha ormai abituati; un film recitato da tutti e daciascuno, fino alle comparse, nel modo magistrale cui il cinema statunitense eccetera, dai visi alle voci all'uso totale del corpo. Non starebbe comunque a me, che mi occupo di letteratura, discutere dei pregi di un'opera cinematografica in quanto tale. Se mi sono indotto a parlarne, è perché la considero singolarmente interessante in una più ampia prospettiva culturale, come raro campione di un discorso sul maschile condotto, alleluia, da due uomini, anziché dalle "solite femministe", notoriamente partigiane. Discorso pressoché assente nel nostro paese, e ancora in fase di incerto decollo negli stessi Stati Uniti. Il film si apre dunque su un quartetto di personaggi maschili, i cui comportamenti appaiono allineati lungo l'asse soldi-potere / violenza / parola-silenzio. La dinamica dei rapporti interni al gruppo, e quella che coinvolge chi al gruppo non appartiene, pongono gli spettatori (e speriamo innanzitutto gli uomini) di fronte a una fenomenologia dell'orrore maschile complessivamente agghiacciante, e però disegnata con tale sapienza e con graduazioni interne di tale finezza da renderla assai istruttiva oltre che del tutto credibile. Fra l'altro, il film prende spunto da avvenimenti reali, occorsi nell'inverno 1987. L'azione si svolge nel cuore dell'America contemporanea, quella "vera" e "sana", l'America delle piccole città, delle isolate fattorie e degli immensi spazi del Midwest settentrionale, fra North Dakota e Minnesota; un'America provinciale, paesanotta, abitata da brava gente laboriosa che più bianca non si può, data la prevalente origine scandinava; la "Middle America" in cui sono cresciuti gli stessi fratelli Coen e della quale i sofisticati spettatori metropolitani delle due coste, ovvi destinatari dei loro film-culto, si fanno normalmente beffe. Genius loci di quelle distese sconfinate è Paul Bunyan, mitico e gigantesco taglialegna, eroe folk dei boschi del nord, la cui statua, ascia in spalla, troneggia all'ingresso di Brainerd, la cittadina del Minnesota in cui ha luogo parte dell'azione. Per una filologia del simbolico toponomastico, si tenga conto, fra l'altro, che "brain" significa cervello, e "nerd" scemo. Chiarito dove ci troviamo, passiamo ai fatti.
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