Mio dio, mio dio, addormentarsi e svegliarsi, trovare nomi, non dare spiegazioni, con onesti zigzag sfiorare la carta docile, con le rime proteggersi dai traumi. Marina Palei La strada Tra il punto A e il punto B Procede la vita entro vagoni, Esce il fumo dal tubo. E dalla tromba di Gabriele Stonano i bassi di un mezzo tono, Corrugando la proiezione del destino. Rigido dopo la sbornia il conduttore Cauto col bicchiere esaedro Batte il Morse col freno d'emergenza E nulla ci è noto: Né l'ora dell'arrivo a destinazione, Né l'orario della catastrofe. Venezia Con un leggero sorriso camminare senza fretta tra l'intrico dei vicoli medievali, tra muri muti, ricoperti di muschio nel tepore della delizia pomeridiana. Con un tenero sorriso incedere adagio In compagnia dell'amoroso aprile, Nella veste serica di venti cerulei, Nell'intreccio dei fili dorati, Nella neve compatta dei fiori di mandorlo - E pensare, pensare, ricordare la neve. O biancore, come fasce d'ospedale. Neve. Dal cieco cielo straniero cadeva la neve. Nera la mia afflizione. Di certo, l'ineluttabilità è questa.- Komarovo Finestre inchiodate. Sporgono le valigie sull'ingresso. All'addio ci gettano ai piedi un pallone sgonfio. Assaporare fino alla morte questi amari narcotici, volato via verso il cielo, come anime da una dacia abbandonata. Ecco la quiete. Soltanto una mosca si strugge nella ragnatela, Come se nella ressa delle funi s'irretisse un campanaro epilettico. Una molletta da bucato. Una panca. Un canestro vuoto. Un'ultima mela - piccolo giallo fanale. POESIA/PER JOSIF BRODSKIJ 39 Breyten Breytenbach Il rito della bocca aperta e poi arriva la morte devi essere pronto leggere ad alta voce dal libro isolare il tuo borboglio per fingere di credere che una preghiera sincera raggiunga lo scopo nella notte del morente che sempre più rauco si getta nelle esequie e poi: quando il respiro si fa tremito diaccio quando il rantolo prende l'abbrivo piègati in avanti e con gesto saggio scuci col dito la lingua e salta raggomìtolati cùrvati sospira ché allora la vita se ne andrà: come uno storno in volo dal grido al bosco per divorare cantando tutto il frutteto dei ricordi Miroslav Holub Poeta di pietra Un eretico, che in petto porta il fuoco dell'autocombustione, un cervo che nottetempo cerca le sue coma tra i trofei nella rocca. Tempo fa mi diceva - a Rotterdam - Dio t'accompagni, Miroslav, mentre partivo -perPragasotto le grinze dei fetidi stivali russi. E sembrava che dio davvero esistesse per disposizione del poeta. E sembrava che la Russia davvero esistesse per disposizione del poeta. Era un eretico. Se l'avessero arso sul rogo, avremmo avuto prelati in prima fila un paio di epilettici a destra contorcentisi in terra e dietro in estasi alcune coppie in copula. Ma prendere fuoco, oh no! Egli era infatti di pietra. Si sarebbe soltanto sbriciolato.
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