38 POESIA/PER JOSIF BRODSKIJ Si distendevano oscillando in noi come reti nell'acqua O come l'astratta curva solitaria di treni lontani Mentre entravamo nella storia e nell'ignoranza. Ai nostri posti con tutta la nostra forza, Pronti ad affrontare il disagio. La costanza era già una ricompensa. In testa sul gran bracciolo imbottito Qualcuno si sporgeva di lato, macchinista O fochista, tergendosi la fronte asciutta con l'aria Di chi ha superato un mare d'ostacoli. Sembravamo L'ultimo dei suoi pensieri; intuivamo l'approssimarsi di una galleria in cui ci saremmo gettati Come vagoni oscurati la notte attraverso campi, nostro Unico compito stare seduti, lo sguardo fisso in avanti, Ed essere trasportati rifacendo il rumore del treno. Paul Muldoon L'abbraccio (in memoria di J. Brodskij) (da The Spirit Leve/, Faber, 1996) "Certo, certo, certo," ti sentii intonare nella tua gran voce tenorile diesel e velluto mentre parcheggiavo all'aeroporto di Colonia, "c'è un Auden in ogni Adenauer anche se poeti e politici si abbracciano, sai, solo prima di una mascherata o dopo un massacro." Seduti con le nostre figlie sulle ginocchia. "Poeti e politici sono prossimi ... prossimità senza cicogne." Levavi il filtro ad una Carnei - "Sono infinitamente meglio "circoncise" - versando un altro Absolut, du lieber Himmel, assolutamente rifuggendo il gusto di limone. Avevi un tale slancio, Joseph: per una gita il pomeriggio alla terra consacrata di Middagh Street; fioca conclusione a Soho, tutti quei morsi e bocconi di trippa e ventrigli e zampe di pollo e gnocchi ripieni di cartilagine che ti ricordavano un campo di lavoro presso Archangelsk. Uscendo dalla chiesa di S. Ursula ieri pomeriggio, ero già del tutto sopraffatto dalle pareti della Goldene Kammer ricoperte d'ossa, già del tutto sconcertato dal suo abbecedario, la sua grammatica latina, di fibule e di femori, la rastrelliera di tibie e di clavicole, quando una folata, immagino dal Caucaso, m'ha abbracciato sull 'Ursulaplatz con quel che di certo era il tuo "Baci, baci, baci." Elena Nevzgljadova Per J. Brodskij Gli esuli in Egitto conoscono una nostalgia più grande - aspra, testarda, tenace, disperata - della Sua, Josif, o Poeta, tu, non so più come meglio dire. Gli inglesi sono parsimoniosi accoppiano plurale e singolare, questo tu che abbraccia suona come un cuculo monodico tenero intenso prossimo ... siamo fortunati non è vero? e il solido lei è una rassicurante stretta di mano. Ma come narrarle, lontano proprietario, dell'oro dell'ombra sulla Kirocnaja (Scedrina) sulla Pestelja quando vi passo in dicembre, e rivedo la luce dei fanali, "miele del fuoco serotino" sul campo di Marte, la Fontanka - eccola, d'oro bordata. Ci accompagna sempre una novella tristezza iridescente, un felice, caldo singhiozzo, innocente mattinale flusso di poesie leningradesi sotto un rabesco di ghiaccio - tardo strato geologico. Quanta anima serve ad abituarsi a una nuova lingua, domare, addomesticare, padroneggiare, far propria, viverci, sentirsi a casa, così da penetrare nei nervi, straniera, con fili di raggi d'acquazzone O genitivo, dativo, locativo - della casa, alla casa, verso casa. O ablativo! - con il focolare domestico, con la casa paterna, natìa; strascico, scura ala che si estende al di sopra dell'oceano dietro di te (di lei), una porzione di parola che si distende spinta in avanti. Non ho ancora detto tutto, non tutto ... esitante così tanto non ha ancora sfiorato la mia lingua! Né molto né pocoA Morton street il padrone diceva ridendo: "Il potere è ripugnante come le mani d'un apprendista barbiere" E tu replicasti: "La gazzella correva sotto arcate violette". Io, io non ero con Lei. Cosa avrei ricordato, interpolato? del cucchiaio di legno ("ahi") o del dolce aroma del kerosene bianco? Come, con quali parole avrei esaltato il beneamato e cosa avrei osservato di soppiatto in quella casa e in quel cortile? Ah, di' quel che vuoi, ma non si può vivere con la rendita di un altro no, né bene né male, la natura di ciascuno po1ta verso il proprio strumento, gli presta ascolto, per amor di Dio! Mentre entriamo in un giardino bruno immenso, parlo tra me, m'affretto, con un suono esitante ... non senza imbeccate, con circospezione ..., se il maestro ha i capelli rossi oppure neri - ne discuta pure dopo, chi vuole.
RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==