DOLOREERAGIONE IN RICORDODIJOSIFBRODSKU a cura di Giovanni Pillonca Il 21 giugno, a cinque mesi dalla morte di Josif Brodskij, avvenuta il 28 gennaio di quest'anno, il Poetry International di Rotterdam ha invitato alcuni dei suoi amici e colleghi a ricordarne la figura straordinaria di poeta nella Kleine Zaal dell'auditorium De Doel, in quella stessa sala in cui egli aveva recitato in più occasioni i suoi versi. Egli era anzi stato il primo poeta russo a prendere parte negli anni settanta a una delle prime edizioni del Festival, ed era di recente entrato a far parte del1 'Advisory Board di cui sono membri, tra gli altri, Breyten Breytenbach, Lars Gustafsson, Miroslav Holub, Edoardo Sanguineti e Seamus Heaney. In tale funzione, egli segnalava al comitato direttivo le nuove voci e tendenze della poesia russa contemporanea. Alcuni di questi poeti - Marina Palei, Elena Nevzgljadova, Alexander Kysner - erano presenti in sala a rendergli omaggio. La serata in onore di Brodskij è stata aperta da Seamus Heaney il quale ha recitato alcune poesie tratte dalla sua ultima raccolta, The Spiri/ Leve!. Il poeta irlandese, che di Brodskij era amico, ha dato alla riunione il tono della veglia funebre che è tradizione del suo paese e che, com'è noto, è allo stesso tempo strumento efficace di elaborazione della perdita e quanto di più lontano si possa immaginare da ogni mestizia di lutto. Abbiamo così ascoltato oltre a quelli di Heaney i versi di Breytenbach e di Muldoon, trattenuti altrove da precedenti impegni, e dalla loro viva voce quelli di due poetesse formidabili come Elena Nevzgliadova e Marina Palei. Un video ha riproposto la lettura poetica di Brodskij, poesie recitate al ritmo stregonescamente evocatorio della tradizione russa. Era Brodskij programmaticamente fedele alla rima come ribadisce l'epigrafe- una citazione di Auden - premessa al suo ultimo libro di saggi On Grief and Reason, uscito l'anno scorso: "Siano benedette tutte le regole metriche che impediscono risposte automatiche, ci obbligano ai ripensamenti, ci liberano dalle pastoie del Sé"; lo abbiamo ascoltato rispondere con un misto di ironia e impazienza a un interlocutore chiaramente impreparato, ne abbiamo sentito materializzarsi la presenza in sala, vivo più dei vivi. Mentre le immagini si susseguivano sullo schermo, mi tornavano in mente altre immagini della sua poesia e saggistica soprattutto quelle così straordinariamente pregnanti di un suo componimento, letto alla fine del 1994 sul Times Literary Supplement, in cui mi pare trovino espressione compiuta la sua concezione dell'arte, la sua fede poetica non priva d'ironia, il presentimento della precarietà dell'esistenza, non soltanto la sua sempre così esposta: Freccia persiana È svanito il legno dell'asta; come pure il corpo che chiaramente mancasti nel lontano anno zero A.C. Ciò nonostante, ossidata e malamente scheggiata, m'hai raggiunto, cara fedele di Zenone. Gli orologi continuano a ticchettare. Eppure, a dirla in modo impertinente, sono, come un liquido imbottigliato stabilizzati e immobili. Tu sei al contrario severamente mobile, incurante d'ogni secondo. Avresti potuto davvero prevedere quel che t'aspettava dando addio alla corda? Su quale grandioso iato ti imbarcavi scoccando dall'arco e sferzando l'azzurro lì sull'altra riva dell'Eufrate? POESIA/PER JOSIF BRODSKIJ 37 Persino adesso, appoggiata sulle mie dita calde in un freddo pomeriggio, in una sala straniera, per il pigmento verdastro simile a una foglia d'alloro avanzata dalla zuppa, stai filando via, senza bersaglio, superba. Non c'è modo di raggiungerti in un deserto; neanche nella giungla del presente. Ché ogni tepore è limitato. Soprattutto quello della mano umana. Seamus Heaney Anni Quaranta: un divano Tutti noi in ginocchio allineati sul divano Dal più grande al più piccolo, i gomiti Pistoni in azione poiché questo era un treno E inestimabili velocità e distanza tra il montante Della parete e la porta della camera da letto. Prima lo smistamento quindi il fischio e poi Qualcuno che ritira gli invisibili biglietti E li fora con estrema serietà mentre I vagoni sotto di noi prendono Velocità, ciuf-ciuf, le gambe del divano in piena frenesia e quelle irraggiungibili, lontane Oscillanti sul pavimento della cucina. Treno fantasma? Gondola funebre? Gli intagli e le curve Delle estremità, la nera similpelle, l'elaborata Desolazione davano l'impressione che il divano Avesse preso a galleggiare. Le rotelle impazienti, La ribalta scorrevole coi nastrini gli davano Un'aria di sfarzo obsoleto: Quando gli ospiti lo sopportavano impettiti Quando si stagliava nel suo distacco, Quando vi comparivano insufficienti I giocattoli a Natale, resisteva come tale volto al cielo in potenza, alla temi in realtà Tra oggetti che potevano valere o deluderti. Entravamo nella storia e nell'ignoranza Sotto il ripiano della radio. Yppii ayè, Cantavano i "Riders of the Range". GIORNALE RADIO, Diceva dispotico l'annunciatore. Tra lui e noi Un abisso era stabilito in cui regnava tirannica La dizione. Il filo dell'antenna Precipitava dalla cima di un albero a un foro Nel telaio della finestra. Se mosso dal vento, Il dominio della lingua e le sue lusinghe
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