Linea d'ombra - anno XIV - n. 119 - ott./nov. 1996

SeamusHeaney.FataLehtikuvaOy/G. Neri. versa un cactus?/ Sei come un uomo ricco che entra in Paradiso/ attraverso il timpano di una goccia di pioggia. E adesso riascolta." (The Rain Stick) Come nelle raccolte precedenti, Heaney descrive nei dettagli mobili tramandati o di seconda mano che celano segreti, arnesi da lavoro nei campi spartiti, utensili consunti e arrugginiti, attraverso i quali si perviene a dei ritratti di persone di struggente umanità, perlopiù gente comune, parenti e compagni, vittime dei loro stessi ideali, e al recupero di un profondo senso di fratellanza, là dove ogni altro senso sembra irrimediabilmente leso e perduto. The Spirit leve!, se risponde alla sollecitazione sociale, dello schierarsi (non a quella dell'Ira dell'affiliarsi), lo fa proponendo una soluzione quasi educativa che sappia calibrare le passioni grazie alla progressiva laicizzazione delle patti in conflitto - o, se questo non fosse realizzabile, con lo spostamento della loro presunta religiosità su un sentimento del mondo che assorba in sé gli ottusi nazionalismi neutralizzandone il lesivo provincialismo - è lecito commentare che una tale proposta appare piuttosto utopica allo stato attuale, e vale per le generazioni future: "in modo che venga trovata la prossima estate sulla riva del fiume/ dove gli Sciti si attardavano tra gli ontani/ e i mietitori suonavaPOESIA/HEANEY 33 no scherzi sulle lame,/ le loro braccia come braccia di arpisti, uno che tira a sé/ l'altro che sfiora l'orlo luminoso dell'estremità. ("La pietra molatrice") Qualsiasi cosa si invochi - si dice in questa poesia - I' essenziale è procurare un'adesione che sappia con onestà votarsi all'autoanalisi: solo l'arte può esigere assensi rapiti, solo questa garantisce il più adeguato livello dello spirito. Il titolo, "the spirit leve!", mentre nomina l'utensile edile (che in italiano bisogna tradurre "livella a bolla d'aria", perdendo ogni alto riferimento) offre la possibilità di un senso ulteriore, vicino a quello latino, come soffio vitale, anima. È nel linguaggio, infatti, che Seamus Heaney ripone il segreto delle cose, innanzitutto di quelle "comuni - esse racchiudono un'essenza che si manifesta in modo esemplare nella forma delle parole, le quali hanno il potere di comporre nella coscienza del parlante figurazioni che pre-esistono all'esperienza stessa: "letto di sabbia, era detto. E letto di ghiaia. Prima/ di conoscere le secche di fiume e i suoi piaceri,/ già conoscevo la vena di struggimento in quelle parole./ I luoghi a cui ritorno non hanno ceduto/ ma non resisteranno. Immerso fino alla cintola nel trifoglio/ riprendo a nuotare, cavalcare o a domare/ le correnti di cui si compone la memoria,/ tutto quanto abbia mai accumulato/ prendendo le misure da sopra i ponti/ o le sponde del- ! 'Io, a sera./ Pizzico di paura. Vagheggino e tuffo./ Flusso increspato di salici intinti nel cielo e trascinati dentro." (Seeing Things, Squarings) È dallo Stato Libero d'Irlanda che oggi Heaney diffonde la sua poetica al mondo - essendo stato, in passato, tra coloro che presero politicamente e intellettualmente parte a una serie di eventi identici a quelli che oggi si ripropongono nel cuore di Belfast - avendo avuto a cuore la polemica, tuttora viva, su ciò che l'appartenenza a un dato suolo comporta, il rifiuto di una violenza che appare, a tratti, ancestrale, l'amore per ciò che egli ha chiamato "le vocali della terra", e, della terra, il suo sapersi raccontare attraverso i sensi. Per comprendere a fondo la portata lirica di questa straordinaria voce nordica, emersa dal gruppo di poeti della Queen's university nei sanguinosi anni settanta, è necessario riconsegnarsi a tali suoni e visioni, accogliere i suggerimenti dell'acqua, le impressioni del cielo, la sensualità del fango, i suoi imperativi tribali, la sua potenza mitica nel regno delle paludi. L'istanza della libertà espressiva- una libertà mai anarchica, ma mediata dal costante riferimento alle problematiche della questione irlandese - è da considerarsi forse la premessa essenziale di tutta l'opera di Seamus Heaney, nella misura in cui essa mira alla riesumazione del passato, allo scopo di reinterpretarlo e riutilizzarlo costruttivamente nel presente. Le poesie di Heaney, se pure indirettamente, indicano i criteri a cui la comunità cattolica dovrebbe ispirarsi - compie un rimodellamento e una messa in discussione del già dato e induce a trascendere con l'immaginazione i contorni delle cose, sfumando, rintracciando, estendendone i confini, aprendo le totalità che ci avviluppano, come nella poesia Un architetto, dove è il tempo, alla fine, a rimuovere gli ostacoli alla libertà, ad assicurare uno spazio incompiuto da cui procedere. Il ritratto del vecchio artista conosce due livelli: il primo muove dall'impulso vitale e mondano a tradursi in gesti concreti, il secondo - più vano e gratuito - si compie con l'uscita di scena lieve, quasi incorporea in cui si espande lo spirito, una tematica già preannunciata in Seeing Things come bisogno di astrazione rintracciata in percezioni fulminee e ripresa come fuga dai vivido ricordo degli assassini settari (Keeping Going) in The Spirit leve/.

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