Max Frisc'1 SPERAREERESISTERE DISCORSIALLE JOURNÉESLITTÉRAIRES DISOLEURE Traduzione di Paola A/barella Care colleghe, cari colleghi, un grazie per questa manifestazione. Le cose che avete appena letto mi innervosiscono naturalmente un po', mi ricordano cioè delle speranze vissute. E quel che mi rende nervoso è un interrogativo che ancora non vi tocca: come si pone uno scrittore che viva abbastanza a lungo di fronte alle proprie speranze pubblicate? Perché un conto è essere delusi dall'andazzo del mondo, ma ben altro sarebbe abbandonare una speranza, vederla rinnegare. E allora? Quando, il mattino a colazione, sfoglio la stampa borghese (altra non ce n'è nel mio caffè, né al chiosco subito dopo, né in quello che segue) o quando, la sera, salto da canale a canale, mi sembra senza dubbio possibile che il progetto dei Lumi, codesta avventura occidentale dei tempi moderni, sia fallito dappertutto. Ho l'impressione che non si voglia sapere, ma piuttosto credere. Contro ogni evidenza, poi. Oggidì la coscienza non è precisamente un articolo dei più ambiti dato che non rende niente. Nient'altro che responsabilità. E poi: non viviamo splendidamente, confessiamolo!, a spese del Terzo mondo e sotto la minaccia di un pericolo che Cassandra stessa non saprebbe scongiurare? Orsù, dunque! Se di politica si deve proprio parlare, siate ottimisti, liberali e dinamici. Un interlocutore fidato? La vostra banca. Quanto a Mosca, faremo la festa che le spetta. E poi: meno Stato e andrà tutto meglio e far domande in pubblico è già nuocere all'economia. Occorre magari del patriottismo, ma non del nostro, piuttosto di quello degli album, "Sui nostri monti ...", del patriottismo che va a rimestare nei fondali della xenofobia, "ci restano i figli", come negli anni trenta. Di nuovo, sulla terra dei nostri padri c'è la morte delle foreste, che le guardie forestali disgraziatamente non negano, anche se non si deve esagerare: il pessimismo non fa guadagnare voti alle elezioni. Ragionevole è ciò che è redditizio. Non si aspira al dubbio, bensì alla nostalgia, e la metempsicosi (indo-americana) è alla portata di ogni cittadino, e fa furore; la certezza nella trasmigrazione del.leanime disinnesca anche il più grande arsenale nucleare. Stiamo dunque nel mezzo: non c'è ragione di cedere al panico o alla rivolta, ma soltanto di potenziare gli arsenali. Cosa volete? Non è (va da sé) che ci si auguri l'apocalisse! Ed eccola qui l'allegria postmoderna! Per quanto attiene a questo vecchio signore ebbene, anche se non scrivo le mie memorie, ho dei ricordi. Della fine della Prima guerra mondiale, per esempio. Siamo a Zurigo, Hegibachplatz. Uno studente in divisa da tranviere e dietro di lui dei soldati che proteggono il crumiro, uomini con l'elmetto, la baionetta in resta. Come l'ho invidiato dall'alto dei miei sette anni questo studente che poteva guidare un vero tram zurighese! Noi non abitavamo nel quartiere in cui l'esercito, il nostro esercito, aveva sparato su operai, impiegati e funzionari in sciopero e ne aveva anche ammazzati. Io non ho visto niente di tutto questo, ma mi riOMAGGIO A MAX FRISCH/ 29 cordo benissimo i tre ufficiali a cavallo, anche loro con l'elmetto, ma a cavallo nella nostra Hegibachplatz semideserta, con la sciabola sguainata mentre gli scioperanti avevano lasciato a casa i loro moschetti di cittadini-soldati ... 1918 Mio padre, figlio di un sellaio, e architetto lui, e perciò alla mercé dei committenti era, allora, disoccupato e contro i rossi. Non perché me lo chiedesse ma pur sempre in omaggio alle sue idee scrivevo in giro col gesso ABBASSO I BOLSCEVICHI; sulla molassa per lo più: ABBASSO I BOLSCEVICHI o sull'asfalto: ABBASSO I BOLSCEVICHI! 1939 · In vista della futura Guerra mondiale ho prestato giuramento alla bandiera, cannoniere e candido, casco al petto e destra alzata, tre dita tese. E a lungo candido sono rimasto mentre al Gottardo facevamo la guardia ai nostri ponti e ai lunghi treni di merci tedesche che, per lo più di notte, correvano verso l'Italia. Io non volevo sapere, volevo credere. Secondo Immanuel Kant: "I Lumi sono l'uscita dell'uomo di minorità, minorità di cui è egli stesso responsabile. Minorità, cioè incapacità di servirsi della propria ragione senza l'altrui direzione, minorità di cui è egli stesso responsabile, poiché la causa non risiede in un difetto della ragione, bensì in una carenza di decisione e di coraggio di servirsene senza l'altrui direzione." A questo proposito Lichtenberg annota: "Si parla molto di Aufklarung si pretendono più Lumi ma, buon Dio, a che mai vale tutta sta luce se la gente non ha occhi o se chiude deliberatamente quelli che ha?" E altrettanto bene lo sapeva il Signor Voltaire: "La canaglia resta la canaglia." Più amabile, Gunter Eich: "Il mondo non si confà ai nostri amici". Nulla di più evidente! Una svolta, si dice ... In termini classici: restaurazione. Gli Stati Uniti d'America erano la nostra potenza protettrice; la vittoriosa insurrezione dei ricchi contro i poveri si propaga inesorabilmente anche in Europa, anche se noi non abbiamo il 25 per cento di analfabeti che vantano gli Stati Uniti d'America. Il paradosso è che l'insurrezione dei ricchi contro i poveri riesce più lentamente laddove ci sono meno poveri; in Svizzera per esempio non si arriva a quel 10 percento di popolazione che vive al di sotto della soglia di sussistenza che si registra invece negli Stati Uniti. I detentori del potere nostrani ne sono sollevati, chiaro, e sollevati sono anche i loro manutengoli; è del tutto evidente che se non sono illuminati, i cittadini sono assai più facili da dirigere, più facili da manipolare, più agevole è militarizzarli, eccetera, più facile governarli a loro spese. Perché è fallito il progetto dei Lumi? "L'era della Ragione è stata al contempo quella della ghigliottina e così la ragione, in quanto mezzo di ordinare le relazioni umane è stata screditata." Ecco quello che scrive Harmut von Hentig, un amico che si distacca dalla riprovazione C@munea tante persone di cultura e che ricusa l'asserzione secondo cui: "I Lumi si sono estinti a causa delle contraddizioni della Rivoluzione".
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