sono tornato da Roma, sentivo fra me e la Svizzera una tale distanza che dicevo a me stesso che ci sarei potuto tornare senza problemi, anche perché non andavo a Zurigo ma in Ticino, quindi di nuovo in una regione per metà straniera, anche linguisticamente per metà straniera. E anche allora c'era il problema dei lavoratori stranieri. A me gli italiani - anche se è stupido dire di un popolo che piace o non piace, in tutti e due i casi è stupido - eppure, a me gli italiani piacciono molto, e vedere come qui li trattavano da servi mi ha fatto veramente perdere le staffe, cosicché ho, come si suol dire, impugnato la penna, nella forma della mia macchina da scrivere, e ho dichiarato la mia protesta. E mi sono trovato di nuovo sul campo di battaglia. Io che avevo pensato di potermene stare come ai Parioli a guardare sopra i tetti senza interessarmi di niente ... E invece non ci riesce proprio. Non ci riesco, non ci voglio riuscire, eppure ci riprovo, anche adesso. In effetti la cosa pazzesca è che tutto quanto, questo intero paese, in realtà non mi interessa più. Non è neanche tanto importante in fondo, è importante solo quando se ne vuole ancora fare parte, invece a me non interessa e basta, e occuparmene non frutterebbe comunque più nulla, sarebbe inutile qualunque confronto, dunque a che serve insistere ancora. Mi fa male al fegato e non è di nessuna utilità al paese. E invece ci ricasco sempre. Se l'avessi saputo forse avrei veramente preferito non tornare, ma forse non sarei rimasto a New York, piuttosto sarei andato a Berlino... di nuovo un cambiamento, ancora un altro! Dio mio, è così faticoso, così stancante, cambiare sempre casa. Pensa di rimanere in Svizzera adesso? Sì, per il momento. Vivo con un'amica, anche questo è un argomento decisivo. Lei lavora qui, e io non posso dirle di punto in bianco, adesso sai che facciamo, ce ne andiamo di qui e andiamo a vivere là o là. Che è certo una cosa che in teoria si potrebbe fare, ma lei non vuole rinunciare al suo lavoro. Anche perché ha una professione che non può svolgere ovunque. Così sono in una situazione in cui si sono rovesciate le parti, io in quella in cui normalmente si trova una donna il cui marito lavora. Spesso anche in Italia si ha della Svizzera un'immagine preconcetta; quasi si direbbe che la Svizzera stessa si presti afornire di sé degli stereotipi, non le pare? Sì, anche gli italiani ... nell'Italia del Nord ho sentito spesso una canzoncina ironica con un refrain martellante che faceva così: "La Svizzera, la Svizzera, e la Svizzera", con un tono molto cattivo, sì molto cattivo. Totalmente giustificato. Forse si ha come l'impressione che in Svizzera sia tutto, per cosi dire, un concentrato. In effetti la piccolezza è un fattore importante. Ora mi viene anche in mente qualcosa che, a proposito di Stiller, mi è già capitato di dire allora. Ecco, quand'è che si scopre che Stiller è Stiller? Un motivo che è stato notato solo molto di rado, ma che avevo inserito consapevolmente: lui fa finta di essere un americano in viaggio per la Svizzera ... carina questa città, e così via ... La sua ossessione nei riguardi della Svizzera lo caratterizza come svizzero. Stiller tradisce la sua nazionalità proprio nel voler mostrare a tutti costi sufficienza verso la Svizzera, nel calcare sempre la mano con una certa cattiveria. Così possono parlare gli inglesi dell'Inghilterra, gli austriaci dell'Austria ... Eh, ma non mi si può venire a raccontare che questo qui è un americano di origini irlandesi. Ma per me è stato un gioco meraviglioso e bellisOMAGGIO A MAX FRISCH 25 Fotolmagine/G. Neri. simo: tutta l'irritazione, tutta la rabbia che mi sentivo dentro al mio ritorno dopo un anno di America, costretto di nuovo a ricominciare con uno studio di architettura quando ormai avevo deciso di fare lo scrittore e non l'architetto, ma non potevo fare lo scrittore in America, e quindi dovevo stare qui. E così avevo la possibilità di presentare il mio rancore personale in forma romanzata, con Stiller che, poiché nega di essere Stiller, può dire sulla Svizzera tutte le cattiverie che vuole, e io potevo consegnargli tutto il fiele che avevo dentro: fanne qualcosa, raccontalo! Tanto più che Stiller poteva anche esagerare, buttarne lì sempre una nuova, e poi ancora un'altra e un'altra ancora. Ah! era bellissimo, era così salutare, che si potesse semplicemente delegare tutto a questa figura inventata. Forse possiamo tornare al tema centrale di Stiller, quello del!' esperienza indicibile, del!' intuizione o, come l'ha definita lei stesso, della "rivelazione". Già nel suo primo Diario lei parla della chiaroveggenza: non si potrebbe trovare forse un nesso fra questa capacità di intuire un cambiamento senza sapere ancora ordinarlo e la situazione di chi è illuminato dal!' esperienza e deve trovare il modo di storicizzarla? Il chiaroveggente riconosce una possibilità, ma non sa localizzarla. A dire il vero, non è che abbia avuto grandi esperienze in fatto di chiaroveggenza, a parte un unico episodio. Non so se parlo già nel mio diario di un professore che avevo avuto, che insegnava psicologia forense, un uomo di valore, il quale, al1'improvviso, scomparve. Non si riusciva più a trovarlo, e per
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