Linea d'ombra - anno XIV - n. 119 - ott./nov. 1996

MaxFrisch.FotoW Spille/G.Neri. vuto, oppure se Edipo si fosse messo prima a cercare funghi - tutto è possibile, non è vero? Tutto ciò vuol dire contrastare il bisogno di credere in un destino, per cui varrebbe la regola del "così doveva essere". Un ragazzo, di 22 o 23 anni, ha il cancro. È una cosa terribile, spaventosa, ma evidentemente era destino che così fosse. No, e poi no! È mostruoso e non è vero che doveva accadere. È accaduto, ma non doveva. È una remissività sbagliata a cui ci si piega. Un altro assurdo luogo comune è che l'individuo sia ciò che fa. Tutto quello di cui abbiamo paura, tutti i nostri desideri più folli, tutte le nostre angosce: queste cose insieme, che la nostra biografia non rispecchia, fanno la persona. Magari un certo individuo questo e quello non l'ha mai fatto, non ha mai osato tanto. Ma forse, anche se non ne ha mai avuto il coraggio, ciò che non ha fatto è importante esattamente quanto ciò che ha fatto. Voglio dire che la differenza fra le cose fatte e quelle non fatte non è che .le une sono vere e le altre no. Bisogna rendersene conto e prendere in considerazione i desideri repressi di una persona, scoprire quali forme di compensazione questa trovi nella propria immaginazione. Qualcuno sogna di essere Nerone e ridurre in cenere tutta Zurigo, qualcunaltro vorrebbe soltanto essere un campione di box, e anche questo fa parte di lui, ma né l'uno è Nerone che mette a fuoco Zurigo né l'altro vincerà mai un incontro di box, e tuttavia sia una cosa che l'altra fanno parte di loro, e così è necessario includere sempre anche il lato onirico, il lato notturno, per ottenere, in congiunzione con quello diurno, l'immagine completa di una OMAGGIO A MAX FRISCH 21 persona. In verità è una cosa semplicissima; non so come, avevo però la sensazione che si tendesse a una sopravvalutazione di ciò che avviene nei fatti a discapito di ciò che è soltanto oggetto di desideri e di paure. Pensa che Stiller aspiri anche a qualcosa del genere, quando dice di voler diventare identico a se stesso? Potrebbe essere. Forse è una buona idea: quando dico che sono identico a me stesso vuol dire che non prescindo dalla sfera del sogno, tanto da quella degli incubi quanto da quella delle fantasie orgiastiche. Nel momento in cui nego questa parte di me, la relego in un angolo, non sono più identico a me stesso, perché si tratta di una parte essenziale di me. Per esempio, potrei essere stato per tutta la vita uno sempre tanto bravo e buono e, contemporaneamente, aver nutrito folli fantasie sadiche, o aver sognato di avere un harem, o anche di ammazzare donne o violentarle. Se non metto in conto anche questo, solo per il fatto di non averlo tradotto in realtà, non posso diventare identico a me stesso. È il passato, in generale, parte del problema del 'identità? Il modo in cui gestirne il patrimonio? Per esempio che cosa è per Stiller questa vita zurighese a cui si riconsegna volontariamente? È una sostanza, e se lui se ne allontana non ha più alcuna sostanza in assoluto. Stiller tenta di inventarsi una biografia da da-

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