20 OMAGGIOA MAX FRISCH L'IO RIFIUTATO L"'ILLUMINISMO"DIMAXFRISCH a cura di Paola A/barella Max Frisch ATTENZIONE, LA SVIZZERA Incontro con Paola A/barella Paola Albarella è nata a Napoli nel 1959. Germanista e traduttrice, lavora alla Freie Universitat di Berlino, dove vive dal 1988. Zurigo, casa di Max Frisch, 12.6.1985 Innanzitutto vorrei porle qualche domanda sul tema dell' esperienza interiore che non solo in Stiller, ma in molte,forse in tutte le sue opere, sembra gestire l'attività della scrittura, efunzionare come motore della narrazione. Che cos'è questa esperienza, di cui lei parla anche nel suo primo Diario? È il bisogno di rendere quest'esperienza in qualche modo riconoscibile o leggibile che spinge per esempio Stiller a scrivere? Sì, così da renderla leggibile innanzitutto a se stesso, e per la prima volta. Stiller, infatti, in principio non ne è consapevole, sente soltanto dentro di sé un 'urgenza o intuisce qualcosa al fondo di se stesso, sente anche che gli sta accadendo qualcosa, qualcosa che non sa definire, e che lo sta cambiando. E nel momento in cui decide di inventarsi delle storie non nasconde che si tratta appunto di storie inventate, con le quali non pretende di certificare una verità, ma dichiara piuttosto la sua voglia di raccontare, di fantasticare. È come se dicesse: qui c'è tutto di me, proprio tutto ... le mie paure, le mie speranze o anche i miei desideri. Stiller è tormentato dal fatto di non sapere chi è, di non conoscersi. Tuttavia non vuole accettare un'identità imposta da altri. Ma lui stesso non sa chi è. E in effetti è come se cercasse di inventarsi un'altra biografia, o un'altra vita, per riuscire a raggiungere se stesso. Questo è il motore che lo spinge al suo viaggio, al ritorno, e alle tante menzogne. È possibile che un'esperienza di questo tipo si esprima altrimenti che nell'attività fabulatrice? Certamente ci sono delle altre strade. Una possibile espressione sarebbe la modifica del comportamento, del modo di fare. Se per esempio una persona, nel corso di una relazione, compie certe esperienze che non riesce ad articolare, può però, con un nuovo partner, comportarsi diversamente, e in questo modo l'esperienza precedente arriverà in un certo senso a esprimersi. Supponiamo che uno abbia scoperto di avere la tendenza a sottomettersi al partner, una tendenza che si rivela negativa per entrambi: potrebbe darsi che in un'altra relazione cerchi di non sottomettersi tanto facilmente, non crede? Nella speranza, magari, di fare un'esperienza diversa. E dunque non è nella sola dimensione fantastica che l'esperienza si esprime. Ma ho riflettuto meglio su questo punto in seguito, parecchio tempo dopo, quando ho scritto il Gantenbein. E anche allora non si trattava che di un'ipotesi di lavoro: l'esperienza non è un prodotto della storia, proviamo invece a rovesciare il ragionamento e diciamo che l'esperienza è quasi un 'illuminazione, qualcosa di cui non si conosce l'origine. Potremmo parlare addirittura di una rivelazione, di qualcosa che arriva fino a me e per cui trovo delle concretizzazioni. In quegli anni mi è capitato più volte di dire - e adesso, per comodità, ripropongo lo stesso esempio - che se lei mi racconta la sua biografia, in assoluta completa sincerità, dove è nata, cosa ha fatto, dove ha vissuto, e io ascolto tutto quel che mi racconta come se fosse una confessione: sì, andrà anche benissimo, ma a me non interessa per niente. Invece le propongo un'altra cosa: la invito in una villa in Toscana da cui non potrà uscire, dove le verrà messo a disposizione tutto il necessario, da mangiare eccetera, ma da cui non potrà uscire prima di aver scritto 77 storie inventate da lei. Storie che potranno essere brevi o lunghe, non importa, il patto è che lei me ne porti 77. E queste storie potranno piacermi o meno, ma saranno in ogni modo molto diverse tra loro, alcune divertenti, altre malinconiche. Sono pronto adesso a scommettere che, dopo queste 77 storie, saprò di lei molto di più di quanto lei stessa mi ha raccontato con la sua biografia, e se le illustrerò queste sue storie anche lei ne saprà di più. Potrebbe venire alla luce, tanto per fare un esempio pedestre, un complesso edipico di decisiva importanza, che sarebbe poi il motivo per cui scrive certe battute di spirito, per cui racconta questo o quello. Dov'è il punto, dove sono nascoste le cristallizzazioni o i complessi, anche questa è una motivazione alla scrittura, che cosa c'è veramente, dove sono i miei complessi, forse non me ne voglio nemmeno liberare, questo è però un altro discorso, resta il problema di capire dove si trovano ... In effetti già anni fa, mentre scrivevo mi rendevo conto della piattezza della biografia, che la biografia insomma è sempre solo una piccola selezione delle possibilità che ci sono date. E noi siamo educati, anche attraverso la letteratura - in realtà non so bene attraverso che cosa di preciso - ma siamo educati a considerare questa biografia come l'unica possibile. Così e così doveva essere, vedi Edipo. Eh, sì, ma se per esempio, là all'incrocio dove incontrò Laio, se poniamo avesse pio-
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